In Argentina, dove l’anno scolastico inizia a marzo e finisce a dicembre, non è previsto alcun programma nazionale per il rientro in classe prima della fine dell’anno, a dicembre dunque. Sempre più insegnanti e associazioni si preoccupano delle gravi conseguenze che potrebbe causare questa prolungata parentesi educativa a distanza. Sempre di più chiedono che si torni a scuola, denunciando “l’irrazionalità” della politica attuale del governo in province dove non si registrano contagi al Covid-19 da sei mesi o dove il lockdown è stato allentato.
Il ministro dell’Educazione del governo di Alberto Fernández ha più volte sottolineato che “le aule saranno più eterogenee” al rientro. Sentito più volte sull’argomento, il ministro non ha precisato il numero esatto di studenti che nel frattempo in alcune province, ad agosto, hanno lasciato gli schermi per tornare in aula. Da due settimane la problematica della scuola “virtuale”, a distanza, alimenta il braccio di ferro tra la città di Buenos Aires (a destra) e il governo nazionale (di centrosinistra), che rifiuta di aprire un modulo scolastico destinato ai 6.500 bambini che hanno difficoltà ad accedere alla rete Internet.
La priorità viene data al controllo della situazione sanitaria. L’epidemia di coronavirus continua del resto ad avanzare, con oltre 380.000 casi e 8.000 decessi registrati giovedì 27 agosto. “La scuola a distanza continuerà ad aggravare le disuguaglianze già esistenti – sostiene Nicolás Welschinger, sociologo specializzato nella questione dell’istruzione e delle tecnologie – tanto più che, dagli anni 90, il sistema educativo si è frammentato, tra scuole dei poveri, scuole delle classe media e scuole delle élite, che siano pubbliche o private, con una grande disparità di risorse”. In un paese dove il 60% dei minori vive in povertà, la scuola “virtuale” fa dell’accesso a Internet un ulteriore fattore discriminante. La connessione a Internet, instabile, di scarsa qualità, a volte crea problemi anche nei quartieri privilegiati delle grandi città. In totale, il 17% dei bambini di 15 anni non ha accesso a una connessione Internet a casa. C’è poi un altro problema che alimenta la frattura digitale: l’accesso ai dispositivi elettronici.
Secondo l’Ong Argentinos por la educación, non avendo un computer in casa, più della metà dei bambini della scuola primaria dipende dai telefoni cellulari dei genitori per inviare i compiti e seguire le lezioni online. Tutto ciò è un freno alla continuità pedagogica. Secondo i dati del ministero dell’Educazione, il 10% degli studenti non ha attualmente alcun contatto o ha contatti sporadici con la scuola. Una percentuale stimata a più del 40% dal sindacato degli insegnanti Uda. “Il principio della scuola è di omogeneizzare, combattere le disuguaglianze. Ma spostando lo spazio scolastico dagli istituti alle case, tutto dipende dalla situazione familiare dei bambini: alcuni sono seguiti dai genitori che hanno un bagaglio culturale, altri soffrono ancora di più di non potere andare a scuola”, osserva Nicolás Welschinger. E intanto le disuguaglianze continuano ad accentuarsi. “L’importante è che mio figlio non debba ripetere l’anno”, dice Yenny. A 34 anni, Yenny, dipendente di una cooperativa, vive al di sotto della soglia di povertà nella Villa 31, la principale bidonville di Buenos Aires. Come i tanti lavoratori precari, la donna sbarca il lunario con gli aiuti dello Stato. È grazie al sussidio speciale che può acquistare le schede Internet che, in assenza di una rete wi-fi, permettono al figlio Lucas di 9 anni di inviare i compiti. “Ci ho messo tutto l’impegno possibile per aiutarlo, ma è difficile. Ho imparato da capo le cose con metodi diversi, come per esempio le divisioni. Per fortuna ho finito il liceo”, dice Yenny.
Ma le lezioni in videoconferenza sono state annullate perché non c’erano abbastanza studenti all’appello. “Noi ci connettevamo, facevamo tutto quello che si doveva fare”, insiste. “Con la maestra risolvo gli esercizi più velocemente, invece a casa sono più lento”, spiega suo figlio, un bambino delle elementari appassionato di matematica e sport. Con il lockdown in vigore da più di cinque mesi a Buenos Aires e nella sua regione, Lucas ci confida: “Mi mancano la mia maestra e i miei compagni, giocare, discutere. Mi annoio”. Yenny ammette che, per timore del virus, esiterà comunque a rimandare il figlio in aula nel caso dovessero decidere di riaprire le scuole. In altri istituti l’attività scolastica procede invece senza intoppi. Mercedes Alarcón insegna in una scuola privata per allievi dell’alta borghesia, a Villa Elisa, a 45 km a sud di Buenos Aires. “Le lezioni a distanza hanno i loro limiti. Ma tra i corsi in videoconferenza e lo scambio dei compiti tramite una piattaforma online, constato con sorpresa che a questo stadio dell’anno il tasso di alfabetizzazione degli allievi che imparano a leggere e scrivere è al livello di un anno normale”. In mancanza “di un legame, di un contatto emotivo essenziale per l’apprendimento”, il suo istituto ha deciso di mantenere un contatto personalizzato con i bambini, instaurando una chiamata ogni 15 giorni per un momento di scambio e di gioco.
“Tutti hanno accesso a Internet e tutte le famiglie sono presenti”, sottolinea l’insegnante. In questo paese, grande cinque volte la Francia, i bambini delle regioni rurali, dove la connessione a Internet è scarsa o inesistente, vivono l’educazione a distanza con più difficoltà. “Sarà difficile evitare gli abbandoni scolastici e riavvicinare gli allievi alla scuola – ritiene Patricia Juan Ramón, direttrice dell’associazione Minkai, che aiuta gli studenti delle scuole rurali di Tucumán (Nord) –. Ci siamo resi conto che sempre più genitori chiedono ai bambini di andare a lavorare nei campi”. La frattura tra le città e la campagna era già importante prima della pandemia. “Nelle zone rurali, il 30% degli allievi di scuola primaria non si iscrive alla scuola secondaria. E tra chi lo fa, solo un quinto termina il liceo”, dice Patricia Juan Ramón. L’aumento della povertà potrebbe spingere i bambini delle famiglie più svantaggiate a lasciare la scuola per lavorare. Allora, nelle zone rurali di Tucumán, gli insegnanti fanno prova di ingegnosità per conservare un legame con le famiglie. “Inviamo messaggi audio WhatsApp, facendo attenzione che non siano troppo lunghi perché arrivino a destinazione. Lasciamo dei tempi di consegna dei compiti piuttosto lunghi. Gli insegnanti distribuiscono dei quaderni, che poi recuperano per le correzioni”. Per rimediare ai limiti della rete Internet, il governo ha distribuito 18 milioni di libri di esercizi agli studenti di tutto il paese e ha organizzato delle lezioni trasmesse alla radio e alla tv pubblica. Internet e gli abbonamenti telefonici e televisivi sono stati di recente dichiarati “servizi pubblici”, congelando di fatto le tariffe fino alla fine dell’anno. Il ministero dell’Educazione sostiene inoltre che si sta sviluppando un piano contro l’abbandono scolastico. La scuola a distanza minaccia anche di aggravare le disuguaglianze di genere, hanno avvertito la Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi (Eclac) e l’Unesco nel loro ultimo rapporto. I lavori domestici e la cura dei familiari ricadono soprattutto sulle bambine, allontanandole ancora di più dalla scuola. Gli studi dimostrano che le bambine sono anche meno a loro agio con la tecnologia rispetto ai bambini. “Sulla scuola in Argentina riposano molte esigenze. È un luogo di apprendimento, di alfabetizzazione digitale, ma anche di sostegno sociale, di aiuto alimentare e un freno alla violenza di genere. Molte denunce vengono effettuate proprio nelle istituzioni scolastiche”, osserva il sociologo Nicolás Welschinger. Con un crollo del Pil del 9% in America Latina quest’anno, l’Eclac si preoccupa per il probabile calo degli investimenti nell’istruzione pubblica, “un diritto fondamentale”, necessario “non solo per costruire sistemi resilienti, ma anche per contribuire all’emancipazione sociale”.
Traduzione di Luana De Micco