Ritorno a scuola. “Non era meglio il plexiglas?”. Tutti contro i prof: “Fannulloni da licenziare”

 

“Il mio trailer per il cinema, cura per la depressione, ora è in sala”

Buongiorno Selvaggia, mi ero persa i suoi servizi sui social sui geni dell’estate in Sardegna, ragazzi e adulti che affollano discoteche senza mascherine e poi trasformano la malattia in uno show su Instagram. Che gran tristezza, nel vedere persone dalla salute precaria fare marchette per promuovere prodotti commerciali. Davvero una gran tristezza. Ed è molto scoraggiante perché stiamo toccando un fondo di povertà umana, intellettuale, da far vacillare ogni speranza per il futuro dei nostri giovani. Personalmente, il lockdown di marzo e aprile non mi ha pesato moltissimo perché venivo da un isolamento volontario, che durava da quasi un anno. Dalla morte di mio padre, per il dolore, la mia vita si era come paralizzata. Una vita in simbiosi, quella tra me e mio padre. Ad acuire la sofferenza, è arrivata una disavventura umana e professionale: mentre papà stava morendo il mio datore di lavoro (da più di 20 anni e al quale mio padre aveva costruito un impero) mi ha licenziata: papà non poteva difendermi e lui se n’è approfittato. I vigliacchi agiscono così. Mio padre se n’è andato senza sospettare nulla del mio licenziamento. Riuscivo a fingere solo un po’ davanti a mia madre, ma la mia vita era ferma. Mesi di insonnia, attacchi di panico, poi ho cominciato a fare amicizia col silenzio, con l’ansia. Ho smesso di combattere una guerra impossibile da vincere, così ho cercato solo di attraversarla, senza farmi uccidere. L’amore per il cinema e per mio padre mi ha salvata. Ho realizzato un trailer per la ripartenza dei cinema dopo il lockdown, in suo onore. Alcune persone a cui era piaciuto (ma solo in teoria) hanno bloccato il progetto per quasi tre mesi, poi mi hanno liquidata dicendomi che non si poteva realizzare. Non mi sono persa d’animo e in un paio di giorni, letteralmente, è successo l’impensabile. Il trailer ora è nei cinema ed ho ricevuto decine e decine di messaggi dagli esercenti di tutta Italia, pieni di stima e affetto. Persone che avevano anche conosciuto mio padre. E sono felice.

Carla

 

Viva il cinema e viva chi non combatte contro il dolore ma si lascia attraversare.

 

“Io, docente, ho paura del virus e rivendico il diritto di critica”

Questa pandemia ha reso precario ogni lavoro e tutti i lavoratori, sia chi ha continuato a lavorare di presenza (utilizzando sistemi di protezione sempre più complessi), sia quelli che hanno affrontato mesi di smart working, una routine del tutto nuova. Prima delle riaperture con le nuove regole, diverse categorie di lavoratori hanno espresso dubbi e perplessità e nessuno ha avuto da ridire (anzi, le critiche erano legittime). Ora gli alunni torneranno in classe (e i docenti al lavoro per garantire il rientro), ma se un insegnante si permette di esprimere un ragionevole dubbio (o un timore) sulle modalità di riapertura delle aule ecco che arrivano gli haters, i leoni da tastiera. Le frasi più gettonate: siete in ferie da marzo e con stipendio, andate a lavorare; avete scaricato i vostri doveri sulle famiglie e voi a casa a fare niente; avete 3 mesi di ferie e vi lamentate; lavorate solo 4 ore al giorno; vi dovrebbero licenziare; dovevate stare a casa senza stipendio… e altre amenità che è meglio tacere. La Didattica a distanza non è semplice per nessuno, docenti e alunni! Insegnare non è solo trasmettere nozioni ma guardarsi negli occhi e calibrare la voce: insegnare è essere empatici e comprendere ciò che le parole non dicono. Ecco perché la Dad non è insegnamento, ma mera trasmissione di dati e tecniche. Ecco perché temo il mio ritorno al lavoro: avrei preferito la barriera di plexiglas dietro cui si proteggono alcune categorie di lavoratori, almeno così avrei visto il limite. Invece no! Il mio sarà un limite invisibile e invalicabile, dovrò eliminare abbracci e carezze: potrò ancora passeggiare tra i banchi? Chiedo solo comprensione e la possibilità di esprimere i miei dubbi, legittimi credo, di insegnante. Noi lavoriamo con esseri umani: alcuni di noi sono a contatto stretto con oltre 60-70 alunni in ambienti piccoli e chiusi. Ci avete paragonato alle cassiere: immaginate di essere un bambino, di entrare in classe e trovare davanti a voi qualcuno con mascherina, visiera e guanti; non sareste a disagio? Chiedo comprensione per i miei timori. Ho paura, ma il 24 sarò al lavoro e accoglierò i vostri figli con occhi sorridenti (il resto sarà coperto dalla mascherina).

Annalisa Gallo

 

È un problema di difficile soluzione per tutti e nessuno può indicare la strada migliore. Si naviga a vista, sperando che il buonsenso sia il faro di tutti. Di sicuro, tutti sacrificheremo qualcosa: gli insegnanti la possibilità di insegnare con serenità, gli alunni quella di imparare come abbiamo fatto noi che non siamo andati a scuola nel mezzo di un’epidemia, i genitori quella di poter affidare con tranquillità i figli dopo la scuola ai nonni e così via. Speriamo di poter tornare presto alla normalità, con i figli che non bivaccano davanti a uno schermo, le cuffie messe male e il telefonino con cui whatsappano durante la lezione sulle ginocchia…

 

 

Francesco. Né conservatore, né progressista: il discernimento “aperto” del papa gesuita

È un testo di indubbio fascino intellettuale il lungo saggio che La Civiltà Cattolica nel suo ultimo quaderno quindicinale (il numero 4085) ha dedicato ai primi sette anni di governo di papa Francesco nella Chiesa. A scriverlo il direttore padre Antonio Spadaro (nella foto) che può vantare una solida consuetudine di fede e di pensiero con il suo confratello gesuita eletto al soglio pontificio nel 2013.

Epperò un testo che rischia di far notizia solo per l’uso sorprendente di una famosa metafora berlingueriana nell’incipit: “Dopo sette anni, qual è la spinta propulsiva di questo pontificato?”. Allusione esplicita, in ogni caso, a una rivoluzione in corso. Oppure ancora, che può venire risucchiato, il saggio di padre Spadaro, in modo scontato nel giochino destra/sinistra sull’interpretazione dei messaggi mandati dalla rivista internazionale dei gesuiti, dalla questione del celibato sacerdotale alla temperie progressista nella Chiesa tedesca.

In realtà, padre Spadaro compie proprio l’operazione opposta rispetto alle contrapposizioni ideologiche o politiche nella Chiesa e spiega il senso del magistero di Francesco. La sua visione ignaziana, dal fondatore della Compagnia di Gesù. E il metodo decisivo del discernimento, reso celebre dagli esercizi spirituali di Ignazio di Loyola. Insomma, papa Bergoglio è un papa gesuita nel vero senso della parola, da accostare però alla corrente mistica della Compagnia, quella di san Pietro Favre, il “prete riformato”. E il punto di partenza è di un’intensa bellezza teologica, tipica del discernimento. Cioè, lo “svuotamento” di se stessi, avendo come esempio massimo “il cuore di Cristo” che “è il cuore di un Dio che, per amore, si è svuotato” (Bergoglio, 2014). Questo processo interiore immerso nella realtà (“la realtà è sempre superiore all’idea”), e quindi nel popolo e nelle sue sofferenze, non conduce a un programma predefinito, a una road map da attuare con scadenze precise.

Al contrario, e qui c’è un’altra espressione molto bella, “il cammino si apre camminando”. Ossia “una strada aperta” in cui la spiritualità ignaziana non impone ma è legata alla dinamica della storia: “Essa, anzi, fa lievitare la storia e organizza, struttura una istituzione”. E ancora: “Il Papa vive una costante dinamica di discernimento, che lo apre al futuro, anche a quello della Riforma della Chiesa, che non è un progetto, ma un esercizio dello spirito che non vede solamente bianchi e neri, come vedono coloro che vogliono sempre fare ‘battaglie’”.

Evidente la stoccata agli aridi farisei della destra clericale, ma anche agli stessi sostenitori di Bergoglio (l’ha osservato lo storico Alberto Melloni) che pretendono tempi certi soprattutto in materia di potere curiale. La tempistica del processo riformatore è inserita in questa dinamica di discernimento spirituale: “A volte un problema si risolve senza volerlo affrontare subito”. Il riformismo di Francesco è dunque flessibile e senza precise forme, e in cui la conversione è “un atto di governo radicale”. Non “l’ennesima ideologia del cambiamento”. Avversari e amici impazienti del papa farebbero bene a capirlo, cominciando a svuotare se stessi.

 

La sai l’ultima?

 

Taiwan, una bambina sale nel cielo sospinta da un aquilone al vento (e sbanca i social)

Mary Poppins, in salsa horror. Nella cittadina di Hsinchu, a 30 km da Taipei, una bambina di tre anni è stata sollevata e poi sbalzata in aria da un enorme aquilone, durante un festival a tema che si teneva nel weekend. Trenta secondi di panico, immortalati da più angolazioni dagli smartphone degli spettatori sottostanti. Il video, ovviamente, è finito sui social e ha fatto il giro del mondo finendo perfino sul New York Times. Per fortuna la storia è a lieto fine: la bimba non ha riportato più di qualche graffio a viso e collo, secondo i media taiwanesi, probabilmente grazie alla prontezza di alcune persone che (invece di riprendere) hanno manovrato l’aquilone per riportarla a terra e poi l’hanno afferrata mentre cadeva. Il sindaco della città si è scusato, ma non è bastato lo zuccherino per mandar giù la pillola e il festival è stato sospeso. Di certo l’accaduto accrescerà il blasone di Hsinchu, soprannominata “città ventosa”.

 

Palermo, una coppia di terrapiattisti veneti cerca la fine del mondo ma naufraga a Ustica (e viene rispedita a casa)

Viaggio al termine della Terra. Solo che la loro ultima Thule era Lampedusa. Non è la storia drammatica di un esodo di migranti, ma la vicenda, tragicamente comica, di due seguaci della Terra piatta, raccontata martedì scorso dalla Stampa. Una coppia di terrapiattisti di mezza età era partita dal Veneto tre mesi fa, in pieno lockdown, per arrivare in Sicilia con l’obiettivo di raggiungere in barca l’isoletta all’estremo sud del Mediterraneo. Soltanto che hanno sbagliato rotta e sono finiti a Ustica, a nord di Palermo, rischiando un naufragio. Poi, presi in custodia dalle autorità, sono fuggiti per ben due volte in modo rocambolesco, finché non hanno ripreso la via di casa rinunciando a coronare il loro desiderio ultimativo. Da notare che si orientavano con una bussola, strumento che si basa sul principio del magnetismo terrestre, che i terrapiattisti per l’appunto negano.

 

Bangkok, usa una tintura a base di curcuma sul gatto per curargli un fungo, e il felino “diventa” Pikachu

Dopo i sorci verdi, ecco il micio giallo. Una signora della Thailandia ha dipinto di questo colore il suo gatto a pelo bianco spalmandogli sul corpo una tintura a base di curcuma. Sembra che il risultato sia nient’altro che l’effetto collaterale di un gesto maldestro ispirato alla medicina tradizionale per combattere una micosi del suo animale, che partiva dalla zampa e gli stava provocando la perdita del pelo. La proprietaria ha raccontato di aver tentato molti rimedi tradizionali, invano, ed essersi poi risolta a usare un metodo della medicina thailandese. Solo che non aveva calcolato che la curcuma macchia, e ora il suo gatto è diventato una specie di Pikachu (personaggio dei Pokemon). Ka-Pwong, il gatto giallo, è ormai una star su Facebook, dove “gestisce” una pagina a suo nome con foto, fotomontaggi e commenti entusiastici. Dagli ultimi aggiornamenti social sembra anche che la sua micosi stia rientrando.

 

Atene, il più grande studio sui mancini mai realizzato rivela quante persone al mondo prediligono l’uso della mano sinistra

Il popolo chiede, la scienza risponde. Un team di ricercatori di due università di Atene ha provato a contare quanti sono i mancini nel mondo, realizzando la più grande indagine sul tema, con 2,3 milioni di casi analizzati. Il risultato è stato pubblicato di recente sulla rivista Psychological Journal: usa la sinistra una persona su dieci. Si stima, infatti, che a marzo 2020 la popolazione mondiale di mancini sfiori gli 827 milioni di individui, il 10,6% degli abitanti del pianeta (circa 7,8 miliardi). Studi precedenti avevano ipotizzato un tasso oscillante tra il 9 e il 18%. Capire perché alcune persone usano di preferenza la mano sinistra, spiegano gli scienziati, è importante per molti campi della psicologia e delle scienze umane, aiutando a chiarire aspetti dell’evoluzione della nostra specie. Soprattutto se si considera che è stata dimostrata una stretta correlazione tra l’uso delle mani e lo sviluppo del linguaggio. Territorio sconfinato e in gran parte da indagare.

 

Regno Unito, il matrimonio low cost coi sussidi per il Covid. I soldi li spende il governo inglese, con i fondi per i ristoranti

Le vere nozze coi fichi secchi. O almeno con le lasagne riscaldate. È la trovata di una coppia di Glastonbury, cittadina a sud di Bristol famosa per l’omonimo festival musicale in scena ogni estate (virtuale, quest’anno). Chelsea-Marie e Hayden Davies avevano inizialmente previsto delle nozze alquanto classiche, con invitati, dj e book fotografico. Poi è arrivato il Covid e la cerimonia si è dovuta annullare, anche a causa dell’inevitabile contraccolpo economico del lockdown. Come hanno raccontato al Mirror, però, la pandemia non ha tolto alla coppia la voglia di sposarsi e così, un po’ per gioco un po’ per amore, si sono inventati un matrimonio low cost. Vestito cinese da 20 sterline comprato su ebay, scarpe non più costose, niente fiori né fotografo. Invitati solo due: la sorella di lei e il compagno. Il tutto che si conclude in una tavola calda, dove i due hanno addirittura sfruttato lo sconto del 50% voluto dal governo britannico per risollevare la ristorazione d’oltremanica.

 

Stati Uniti, una nonna conserva hamburger e patatine di McDonald in una scatola: dopo 24 anni li ritrova intatti

Quando il panino dura più della plastica. Cosa succede a un alimento deperibile, dopo che è stato conservato per quasi cinque lustri in una scatola? Se la risposta è “quasi niente” c’è qualcosa che non va. Su TikTok un utente di nome Aly Sherb ha condiviso un video di sua nonna che tira fuori da una scatola un hamburger e un sacchetto di patatine fritte della più popolare catena di fast food del mondo, che lei sostiene di conservare da 24 anni, ossia dal 1996. La notizia è che i bastoncini di patate, il pane e la carne dell’hamburgher sono ancora intatti, senza muffa o vermi. Non hanno certo un’aria appetitosa, sono raggrinziti e ingialliti, ma neanche assomigliano a prodotti organici lasciati a decomporre per più di due decenni. Il video è stato visto più di tre milioni di volte, tra lo stupore generale dei commenti degli utenti. La domanda da farsi potrebbe essere: cosa succede quando quella cosa entra nel nostro stomaco? Quando si dice un marchio indelebile.

 

Singapore, cade soffitto di un cinema durante la visione di Tenet. Il pubblico in salvo: “Credevamo fosse il film”

Vedi Christopher Nolan e poi… crolla tutto. Durante la proiezione dell’ultima pellicola firmata dal regista statunitense di Batman Begins, accolto dalla critica come l’ultima frontiera del genere d’azione, un pezzo del soffitto è caduto in testa agli spettatori di un cinema di Singapore, sembra proprio nel bel mezzo di una scena ad altissima tensione. Lo riferisce la nota rivista cinematografica americana Variety. L’incidente, diciamolo subito è senza conseguenze gravi: due feriti lievi. Tutto è avvenuto una settimana fa in un multisala di un centro commerciale della città. Le prime indagini parlano di un condotto di ventilazione che avrebbe ceduto portando con sé un pezzo di controsoffitto. Il cinema adesso è chiuso fino a nuovo ordine. Uno degli spettatori ha raccontato il suo vissuto a Must Share News: “Sono stato colpito in testa da un pezzo di soffitto. Era tutto molto confuso perché pensavamo che i suoni del crollo provenissero dagli altoparlanti”.

Calci e pugni per aver difeso un amico: ucciso 21enne

Massacrato a calci e pugni dopo aver tentato di sedare una rissa in cui era coinvolto un amico. È morto così, nella notte tra sabato e domenica a Colleferro, alle porte di Roma, Willy Monteiro Duarte, di 21 anni, italo-capoverdiano e residente a Paliano (Frosinone). Per l’aggressione nelle prime ore di ieri sono stati fermati quattro ragazzi tra i 22 e i 26 anni di Arterna. Due di loro sono già noti agli inquirenti e avrebbero precedenti per lesioni: l’accusa è di omicidio preterintenzionale in concorso. Secondo una prima ricostruzione, un amico di Duarte, che si trovava con lui in un locale della zona, sarebbe rimasto coinvolto in una rissa. Il 21enne sarebbe intervenuto per tentare di sedare gli animi: in quattro a quel punto si sarebbero accaniti su di lui, fino ad ucciderlo. Willy, figlio di una coppia di capoverdiani trasferitasi molti anni fa a Paliano, frequentava l’istituto alberghiero di Fiuggi e lavorava come aiuto cuoco in un hotel di Artena. Era anche un grande amante del calcio, tifoso della Roma e calciatore nella squadra locale di Paliano. “Quel povero ragazzo è morto perché si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato” racconta il padre dell’amico sfuggito all’aggressione. “Mio figlio era molto amico di Willy ed è sotto shock – ha spiegato – Erano appena usciti da un locale e stavano tornando alla macchina quando si sono accorti di una rissa in corso. Hanno deciso quindi di avvicinati per calmare gli animi ma quelle persone, delle bestie perché solo così si possono definire, hanno iniziato ad aggredire anche loro”. “Mio figlio ed altri sono riusciti a scappare, il povero Willy invece – ha concluso – è rimasto a terra e hanno continuato a pestarlo a sangue fino a ucciderlo”.

Dolce&Gabbana prendono Firenze. E la cultura chiude

La tre giorni di sfilate, cene, fuochi d’artificio con cui Dolce e Gabbana si sono presi Firenze non sarebbe “moda” (e business per chi la vende), ma “cultura”.

La migliore risposta a questa sfacciata affermazione dei due stilisti e del sindaco Dario Nardella arriva dall’alto, e da lontano: “Firenze è una città che si spaccia per il mondo con una falsa immagine. Finché Firenze non cambierà questo volto sommerso, non sarà una città trasparente e rimarrà una banconota falsa. Tu arrivi a Chicago o a Toronto e quando dici che vieni da Firenze tutti credono che tu provenga da una vera città di cultura, dove la cultura è intesa in senso ampio, umanistico. Non sanno che questa è solo la sua immagine da cartolina edulcorata e di plastica. In realtà questa è una piccola città di provincia un po’ idiota, molto arrogante, che di culturale non produce niente e che anzi spende il denaro in una maniera del tutto sciocca… Quello che mi indigna di più in questo modello culturale è che queste persone, i nostri amministratori, stiano facendo politica. Nessuno li ha obbligati a ricoprire i ruoli che ricoprono, se li sono scelti, non glielo ha ordinato il medico. Stanno amministrando del denaro pubblico e manifestano nei riguardi della cultura un atteggiamento molto volgare. Questo perché la cultura che producono… rivela una volgarità quasi insopportabile, una pacchianeria.

Al di là di questo giudizio culturale estetico c’è anche una forte indignazione nei confronti di quelle persone che possono amministrare il denaro pubblico per queste sciocchezze. È probabile che ciò fortifichi la loro immagine, perché nel sistema del mondo moderno, quello dei mass media, il fatto che queste manifestazioni riscuotano attenzione in qualche modo li promuove”.

Parole di un’intervista ad Antonio Tabucchi del ’99: mai così attuale. Allora la lucrosa pacchianeria spacciata per cultura era “quella della Biennale moda, con gli occhiali di Elton John in mostra ed altre amenità”, oggi è quella di un Salone dei Cinquecento percorso da modelli grottescamente carichi di tutti i simboli fiorentini, dalla corona granducale alla maglia della Viola. Una buffonata che ha comportato la chiusura ai cittadini e ai turisti del Museo di Palazzo Vecchio dal 24 agosto al 5 settembre: alla faccia della cultura!

Solo una petizione popolare ha evitato l’annunciata cena di gala privata in Piazza della Signoria: dopo la famigerata cena Ferrari organizzata da Renzi sindaco a Ponte Vecchio, infatti, i fiorentini sono stufi di veder vendere la propria città per un piatto di lenticchie. Mezzo piatto, anzi: la tassa per l’occupazione del suolo pubblico di Piazza Signoria (dove è stato allestito un cafonissimo red carpet a forma di giglio) è stata scontata del 50% a un gruppo che fatturava 1,3 miliardi di euro l’anno. E, clamorosamente, il Comune non ha applicato le tariffe per la concessione degli spazi monumentali di Palazzo Vecchio: tutto gratis!

E la domanda è la solita: davvero Dolce e Gabbana sono al servizio di Firenze, o non è piuttosto vero che l’incomparabile ‘brand’ della città (per usare il linguaggio di lorsignori) è messo al servizio dell’interesse privato? E, dunque, al servizio di chi sono gli amministratori della città? La risposta di Tabucchi, profetica, continua a perforare orecchi e stomaco dei fiorentini che conservano qualche senso di se stessi.

Il titolo della kermesse, del resto, basta a spiegare tutto: “Il Rinascimento e la Rinascita”. Brillando per fantasia e originalità, il sindaco e i due stilisti hanno dissotterato per la miliardesima volta la perenta retorica del Rinascimento. Una parola, questa, che andrebbe vietata ai politici fiorentini, che da decenni la usano per coprire l’infinito “Rimortimento” della loro (e mia) povera città. Stavolta la parola magica è coniugata alla vagheggiata rinascita post-Covid in vista della quale Nardella aveva giurato che tutto sarebbe cambiato: e viene da ridere. Ma, si difende il sindaco, per la kermesse Dolce e Gabbana hanno fatto lavorare 38 artigiani fiorentini. Ora, a parte il fatto che (come si legge nei comunicati ufficiali) gli eventi sono stati “realizzati grazie ai contributi straordinari di Agenzia Ice, Fondazione Cr Firenze, Camera di Commercio di Firenze e Regione Toscana (attraverso Toscana Promozione), con Fondazione Pitti Discovery e il prezioso sostegno di Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron e di Consorzio Cuoio di Toscana” (cioè: con soldi pubblici spesi per fare pubblicità a miliardari privati), si tratta comunque di un evento spot, che non semina e non lascia nulla, se non l’amaro in bocca ad una città ancora una volta usata e gettata via. Mentre (con un voto che unisce Pd, Italia Viva e Lega) passa al Senato l’emendamento che consentirà di distruggere lo Stadio della Fiorentina, vero capolavoro architettonico; e mentre le periferie della città, tanto amate da Tabucchi, sono sempre più derelitte e sole, i fiorentini sono per l’ennesima volta presi in giro. Dolcemente gabbati.

Codogno e la paura di ripartire: “Qui la sanità è ancora indietro”

Provare a ripartire lì, dove tutto è iniziato il 21 febbraio col ricovero di Mattia Maestri. È la sfida degli abitanti della prima Zona rossa d’Italia, 10 Comuni tra Codogno, Casalpusterlengo e Castiglione d’Adda. Una ripartenza tra lutti, choc post traumatici, negozi sbarrati e la paura che a ottobre torni l’incubo. Tra malati, guariti e deceduti, Codogno al 29 agosto contava 424 casi, 289 Casalpusterlengo, 250 Castiglione d’Adda.

“La gente vuole tornare a fare ciò che si faceva prima – racconta un medico – ma non si può. E così ci dibattiamo tra mascherine e divieti, cercando di renderli ‘normali’”. Una normalità anormale: “I cronici ci sommergono, perché gli ospedali sono latitanti e i servizi assenti, soprattutto per i non covid. Sette mesi per una visita diabetologica, un controllo per la sordità rimandato a fine 2022, che normalità può essere? Tanti hanno sviluppato forme patologiche di paura, si isolano”.

Anche la dottoressa vive il suo demone personale: “Sono terrorizzata, qui tra un mese rischiamo di tornare a febbraio. Se un paziente viene in studio col raffreddore, il protocollo prevede che lo mandi al pronto soccorso per gli esami. Così torniamo al punto di partenza”. Un diabolico gioco dell’oca che non ha insegnato nulla su medicina territoriale e cure domiciliari. “Le Usca (Unità Speciali di Continuità Assistenziale, ndr) non si sono mai viste. Si è fatto molto per la prevenzione, ma su cura e servizi abbiamo ritardi giganteschi”.

La sala d’aspetto del dottor Michele Polini – uno dei sette medici di famiglia rimasti a Casalpusterlengo degli 11 del pre-covid (uno è morto, altri tre sono in pensione) – è vuota. Ma solo perché sono vietati gli assembramenti. I pazienti si accalcano in giardino. Molti giovani. “Da giugno registriamo un’epidemia di mal di schiena e sciatalgie. Scuse per rimanere a casa. La gente ha paura di andare a lavorare. Quasi il 50% dei miei assistiti soffre di stress post-traumatico. Lamentano sintomi ridicoli: ‘Mi sembra di avere un prurito al tallone…’. Ventenni che fanno ore di coda per tre morsi di zanzara! Tutte richieste d’attenzione. E a fronte di ciò, non c’è stato un aumento dei servizi psicologici o dei consultori”.

Altro tasto dolente i post-covid, che hanno avuto la polmonite e oggi lottano con pericarditi e lesioni polmonari. Per loro “l’Ats non ha creato protocolli di gestione, non c’è una presa in carico diretta. Sono demandati a noi medici di base”. Polini di politica non vuole parlare: “Non mi faccia dire nulla dell’assessore Gallera”. Si sente “un privilegiato. Qui – dice – ci sono stati gli sfortunati, che sono morti; i fortunati, che sono guariti; gli unti dal Signore, che si sono salvati. Per ora”.

E dove i servizi latitano, prova a metterci una pezza il volontariato. Come la onlus Il Samaritano di Codogno col programma “Da qui in poi: ritrovarsi dopo l’emergenza Covid-19”, gruppi di sostegno per l’elaborazione del lutto. Un servizio necessario in una terra dove le persone sono morte soffocate senza nessuno accanto. “Non sapevamo come sarebbe stato accolto il progetto – racconta la psicologa Annalisa Burgazzi – ma abbiamo avuto oltre 20 richieste e il telefono continua a squillare”. Sono soprattutto donne, mogli, figlie e madri di deceduti. “Storie tutte simili e tutte diverse: c’è rabbia per il come se ne sono andati, per non averli potuti accompagnare”. E poi c’è la sofferenza per una ritualità della morte rimasta incompiuta. Centinaia di funerali mai celebrati per divieto, che impediscono alla ferita di rimarginarsi. Le messe per i defunti aiutano ma non risolvono. Un palliativo. Ognuno, però, ha una tomba: “Niente fosse comuni, qui – spiega il guardiano del cimitero di Codogno –, tra aprile e marzo abbiamo avuto oltre 150 salme contro una media di 120 l’anno, ma tutte hanno un posto. Un giornalista coreano non ci poteva credere”.

Chi non ha tempo per il rimpianto è Cecilia Cugini, preside dell’Istituto Omnicomprensivo Statale di Codogno, 11 plessi per 1.600 studenti. Dalla primaria (al via oggi) alle medie. Dietro la mascherina i grandi occhi azzurri della dirigente seguono i movimenti di una scuola appena riaperta. Si devono organizzare spazi, calcolare distanze, organizzare le classi con i nuovi banchi appena arrivati (“non sono male, e permettono anche ai mancini di scrivere”, dice). E calmare le famiglie: “I bambini non sono preoccupati, sono le famiglie che trasmettono loro ansia. Il nostro compito è infondere serenità”. E sottolinea con orgoglio: “A oggi nessuno dei miei docenti ha mandato un certificato di fragilità. Hanno tutti voglia di ripartire e aiutare”.

Per Costantino Pesatori, sindaco di Castiglione D’Adda, il paese con la più alta percentuale di colpiti dal virus, la situazione è preoccupante: “C’è paura per il lavoro, la scuola. Nonostante i contagi si siano fermati, temo la seconda ondata”. In paese, dice, c’è chi vive ancora seguendo rigidamente le restrizioni e chi, soprattutto i giovani, “non sembra aver capito. E molti sono anche andati in vacanza all’estero”.

A turbare Pesatori – unico sindaco della Zona rossa ad aver avviato uno screening sierologico ad aprile con l’ospedale Sacco di Milano – la convinzione che le disfunzioni del sistema sanitario non siano state sanate. Voce isolata tra i primi cittadini leghisti della zona, punta il dito contro il Pirellone: “Allora siamo stati lasciati soli. Ci sono stati ritardi, la dignità umana non è stata rispettata. A Codogno hanno iniziato ora a fare lo screening, ora! E poi con un solo tampone per famiglia, quando nella Zona Rossa, per me, dovrebbero tamponare tutti”.

Chi ritiene che Fontana e Gallera le abbiano “azzeccate tutte” è il sindaco di Codogno, Francesco Passerini, giovane astro nascente del Carroccio. “La Regione – sostiene – ha affrontato cose che nessuno ha dovuto fronteggiare prima, l’imponderabile”. Inutile chiedergli una critica, anche sulle attuali carenze denunciate dai medici: “Ci stiamo lavorando, ma il nostro ospedale non è più quello di febbraio. Siamo a zero contagi e l’ospedale è covid free. Il sistema funziona, certo, tutto è migliorabile. Del resto solo chi non lavora, non sbaglia”.

“Propongo, indago, poi sondo gli italiani. Sono il grillo parlante”

Siamo sondati, anche profilati, spesso e impropriamente “marchettizzati” in una incessante attività di analisi cognitiva.

Alessandra Ghisleri è un po’ la regina dei sondaggisti. Con il suo sguardo affilato è medico impietoso dei vari pazienti che accorrono al suo capezzale per farsi curare.

“Io sono il grillo parlante”.

Chissà quanto dolore darà.

Ho incontrato personalità che avevano in animo un cambio a volte anche radicale di linea politica.

Erano così stressati e perdenti che volevano capovolgere tattica e strategia?

Avevano bisogno di capire quanto avrebbero guadagnato e quanto invece perduto da un nuovo posizionamento.

Lei ha auscultato il paziente in debito d’ossigeno, ha riposto lo stetoscopio in tasca e poi ha fatto diagnosi e terapia.

Ho spiegato i rischi, quando valutavo – alla luce delle nostre ricerche – che il cambio potesse nuocere. In altri casi ho illustrato modalità espressive, riposizionamenti tattici e tematici che avrebbero potuto agevolare il proposito.

Ha indicato la strada.

Capire cosa comunicare e come farlo è essenziale. Conoscere il tuo universo di riferimento è la precondizione.

Cosa dire, come parlare, anche come vestirsi.

Anche il look produce senso comune. Vedo per esempio che Raffaele Fitto, il candidato del centrodestra in Puglia, si è affidato al team che ha condotto la campagna elettorale per Stefano Bonaccini in Emilia. In questo caso la proposta è stata simile: ringiovanire, dare vigoria fisica.

Fashion.

Diciamo così.

Lei fu arruolata da Silvio Berlusconi, con lui ha fatto carriera.

È stato un incontro molto formativo per la sua capacità di leadership, il suo bisogno di conoscere a fondo gli italiani. Un committente esigente ma con una grande capacità di ascolto.

Ghisleri la berlusconiana.

In un primo tempo si è pensato che il mio ruolo fosse in qualche modo emotivamente collegato a quel personaggio e a quel partito. Il tempo, e se permette il mio lavoro, mi hanno reso giustizia. Ho molti committenti, e per quanto riguarda il mondo politico, alcuni di essi con posizionamenti opposti.

Un committente di cui si è intenerita per la sua estraneità a questo mondo di lupi?

Un signore molto noto, con un cursus honorum formidabile ma una struttura, anche culturale, estranea alle dinamiche della politica. Faceva una fatica bestiale a capirla, completamente fuori dalle logiche, dal corpo a corpo quotidiano.

Gli ha detto che era meglio cambiare mestiere?

Gli ho spiegato con rispetto e dovizia di particolari quale fosse il problema.

Voi sondaggisti a volte esagerate con le predizioni. Uno dice “a”, l’altro nega “a”.

Da me non esce una cifra che non sia validata da una ricerca.

Con i sondaggi si diviene ricchi?

Ma che dice?

In effetti, dottoressa Ghisleri, perché bussare alla sua porta se ho Facebook che può offrirmi ogni utile dettaglio di ogni singolo elettore, fino alla misura delle scarpe di ciascuno?

Noi siamo scriccioli di fronte alla potenza di Facebook. Una università americana si è affidata proprio al social network per studiare il Covid e analizzare i comportamenti della popolazione. È chiaro che la capacità di profilazione di Facebook è dieci volte la nostra.

Dunque è chiaro che anche il lavoro del sondaggista si estinguerà.

Se i governi non si impegnano a definire le regole di questi nuovi diritti, la cornice dalla nuova privacy, i confini di queste multinazionali monopoliste, ciascuno rischia di vedere compromesse le proprie competenze.

Il Covid cambia la partita elettorale? Se si innalzano i contagi rischia più l’opposizione o la maggioranza?

Il Covid non cambia niente. Siamo in una fase di riacutizzazione dell’ansia collettiva. Berlusconi in ospedale per coronavirus è un accadimento che avrà molto peso nella vita degli italiani.

Chi vince e chi perde non lo diciamo.

Non lo diciamo anche perché non lo sappiamo. Il sondaggio fotografa l’istante.

Mancano quindici giorni.

Gli esiti dell’apertura della scuola condizioneranno molto.

Si salvi chi può.

Alcuni governatori hanno rinviato a dopo il venti settembre. Posso dire che è stata una mossa azzeccata.

“Io e l’anima nera delle persone”

E neanche lo ha mai intervistato. “Pure perché se le premesse erano queste…” Si ride, si sorride, si impara. Poco prima, il racconto del momento in cui la Leosini ha temuto per la sua incolumità. “Durante l’intervista al collezionista di anoressiche Mario Mariolini mi sono sentita minacciata. Gli ho rivolto una domanda che probabilmente lo ha innervosito, ondeggiava in modo minaccioso. Ho pensato mi avrebbe messo le mani al collo”. Sola, nella stanza, ha avuto un solo appiglio: “Il regista ha capito e ha dato lo stop”. Lucarelli e Leosini entrano anche nella profondità del buon giornalismo. “Chiedo sempre che non ci siano agenti di sicurezza in stanza con me e i detenuti. Anche se sanno che milioni di persone seguiranno la trasmissione, non sopportano il giudizio di prossimità”. Le interviste a chi è stato condannato per un delitto sono il frutto di un delicato equilibrio tra preparazione, convinzione e sensibilità: “Storie maledette è un programma difficile ed è il motivo per cui le puntate hanno un numero limitato – ammette la Leosini -. Studio gli atti del processo dall’ inizio alla fine, anche diecimila pagine dalle quali traggo la struttura narrativa”. Il procedimento ha una scansione etica stringente: nessuna intervista se il movente è il denaro (“Cerco l’anima delle persone, anche quando è diventata nera”), nessun racconto se c’è qualcosa di irrisolto o poco chiaro e neanche quando c’è un interesse ‘fuori luogo’: “Una volta mi sono accorta che una persona voleva servirsi di me o della trasmissione per raccontare la sua versione della storia, una versione alterata degli atti. Non mi convincevano neanche certi gesti di confidenza”. Infine, la cura che continua dopo la trasmissione: “Non permetto che vengano mandate repliche perché le storie delle persone cambiano, anche in carcere. Riproporre quella storia, a distanza di anni, magari può influenzare la vita di quelle persone. Si sono fidate di me e hanno scelto di portarmi nel loro inferno: devo rispettarle”. Un’oasi in quello che Lucarelli definisce come un “imbarbarimento” del modo di trattare la cronaca: “Imbarbarimento è un giudizio severo – replica Leosini – . Certo c’è lo sfruttamento della morbosità” che risponde a domanda e offerta e quindi “a pubblicità e denaro”.

Infine, il caso su cui le restano più dubbi, ferma restando per Leosini la sicurezza che i magistrati italiani abbiano – come si richiede loro – “una capacità di giudizio che vada oltre qualsiasi parola o suggestione”: la risposta è Avetrana, per l’omicidio di Sarah Scazzi. Spiega che a Sabrina e Cosima viene dato l’ergastolo ma senza che ci fosse premeditazione mentre a Parolisi, che ha accoltellato la moglie con 29 colpi, sono stati dati 20 anni: “So che nessuna pena risarcisce una vita distrutta” dice. Ma resta, di fronte a queste discrepanze, il mistero del criterio con cui a volte si applica il codice penale. Un mistero che sarebbe meglio non ci fosse.

Fraccaro: “Non è populista tagliare. Poi, le preferenze”

“Il taglio dei parlamentari non è una riforma populista e serve per snellire e rendere più efficiente il Parlamento”. Alla vigilia della direzione del Pd di oggi che dovrà decidere come posizionarsi sul referendum del 20-21 settembre (“La vittoria del No può essere la pietra tombale sul cambiamento” ha detto ieri Goffredo Bettini), dal governo la voce grossa la fa Riccardo Fraccaro, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che all’epoca della riforma costituzionale che taglia 345 parlamentari era ministro dei Rapporti con il Parlamento: “Il risparmio è una buona ragione a prescindere e credo che mezzo miliardo sia una cifra sottostimata, ma i cittadini devono votare Sì perché la riforma darà una maggiore autorevolezza ai parlamentari” ha detto alla festa del Fatto Quotidiano in un dibattito che lo ha visto contrapposto ad Alfiero Grandi, storico parlamentare Ds e oggi vicepresidente del comitato per il No.

Intervistati da Fabrizio d’Esposito e Martina Castigliani, tra i due non sono mancate le schermaglie: “Questa è una riforma populista perché taglia con l’accetta non i parlamentari ma il Parlamento – ha attaccato Grandi – e rischia di portare verso il presidenzialismo che vuole tutto il centrodestra. Per questo bisogna dire No a un colpo al potere legislativo: questa riforma è come quella di Matteo Renzi”. A questo proposito se i due nel 2016 si trovavano sulle stesse posizioni per contrastare la riforma Renzi-Boschi, oggi sembrano acerrimi nemici: “È una riforma nata con l’unico scopo di tagliare i costi della democrazia ma ridurrà la rappresentanza” è l’accusa di Grandi. “Non è così – ha replicato Fraccaro – dopo il 2016 abbiamo deciso di ascoltare molti costituzionalisti e seguire un approccio di riforme costituzionali più puntuali della Carta. Questa norma non produrrà alcuna riduzione della rappresentanza perché taglierà il numero dei seggi proporzionalmente alla grandezza delle regioni”.

Buona parte del dibattito tra Fraccaro e Grandi si è concentrato sulle possibili conseguenze del Sì: “Questa riforma renderà ancora più elevata la fedeltà dei parlamentari rispetto ai capi partito: per cambiare la qualità del Parlamento si doveva modificare la legge elettorale” ha spiegato Grandi. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ha replicato che sulla legge elettorale “c’è un patto di maggioranza per cambiarla” e, se possibile, “con le preferenze”. “Il taglio – ha continuato Fraccaro – permetterà di dare maggiore autorevolezza a ogni singolo parlamentare” rendendo più efficienti le due Camere: “Ad ogni modo se vincesse il Sì andranno modificati i regolamenti parlamentari e le regole delle commissioni ”. Non convinto Grandi che ha definito i promotori della riforma “degli apprendisti stregoni”: “Dire No al taglio significa difendere la Costituzione e in questo caso si potrà ragionare di nuove modifiche della Carta”. Fraccaro, uno dei big del M5S, ha risposto anche sulle elezioni regionali senza escludere un rimpasto di governo in caso di sconfitta: “Non so che scelte faranno gli altri partiti ma è sbagliato associare le regionali alle dinamiche del governo”.

Di Maio avvisa: “Niente mine sui rapporti con i dem”

Di questi tempi i giallorosa ballano sovente sopra equivoci e paradossi. Così dalla Puglia dove è andato a sostenere la candidata del M5S in Puglia Antonella Laricchia (anche) contro il dem Michele Emiliano, Luigi Di Maio avverte: “Chi prova a minare il rapporto a livello di governo tra noi, il Pd e le altre forze politiche ha sbagliato governo”. E le Regionali da divisi ovunque, tranne che in Liguria? “In alcuni casi ascoltando i territori abbiamo potuto fare accordi, in altri non è stato possibile”. Dice il vero, l’ex capo del M5S, che alza la voce per parlare ai suoi ma soprattutto per cautelarsi. Perché Di Maio ha notato, eccome, i virgolettati su La Stampa concui Goffredo Bettini, mentore e primo consigliere del segretario dem Nicola Zingaretti, lo ha punto: “Di Maio annuncia che fa una tre giorni e uno si aspetta che vada a sostenere il candidato comune con i dem in Liguria: invece va in Puglia”. Stilettata non gradita dal M5S, da dove soffiano: “Il Pd non può scaricare le sue tensioni congressuali su di noi”. Il sospetto è che i dem siano pronti a incolpare di un tonfo nelle urne i grillini, rei di non aver chiuso accordi sui territori. Così per prevenire le accuse Di Maio rilancia sul rapporto a medio termine con il Pd. Anche se in Liguria non andrà per la campagna elettorale.

Il candidato dei giallorosa Ferruccio Sansa non era il nome che avrebbe voluto, lo sanno tutti. E lo schierarsi di Sansa per il no al referendum ha dato al ministro il motivo (o pretesto) definitivo per evitare un viaggio che non aveva comunque voglia di fare. Del resto Di Maio punta forte sul Sì, per ostentare una vittoria dopo il 21 settembre. Così il M5S prepara una manifestazione nazionale per il 18 settembre, preceduta il 12 da banchetti nelle città.