I propagandisti usano gli errori di ragionamento per fuorviarci. Altre fallacie induttive: il contagio (se un mafioso elogia un giudice, non significa che il giudice sia mafioso; se la Meloni vota sì, non significa che il sì sia sbagliato); il fantoccio (deformare l’argomento contrario per renderlo più facilmente confutabile); il tu quoque (rispondere a un’accusa dicendo che anche l’avversario è colpevole della stessa cosa; oppure attaccare l’opinione dell’avversario dicendo che l’avversario predica bene e razzola male; oppure attaccarla mostrando che in passato anche l’avversario aveva un’opinione opposta); la contraddizione forzata (attribuire una contraddizione paragonando due affermazioni fatte a distanza di anni, come se uno non potesse imparare dall’esperienza); il genetismo (sostenere che si può comprendere il presente solo in base al suo passato, come se i cambiamenti non avessero significato); la non causa (presumere che A abbia causato B per motivi implausibili, come nelle superstizioni); due pesi e due misure (non applicare la stessa condizione a casi che sono simili); l’applicazione estesa (sostenere che quello che vale per l’insieme vale sempre anche per le sue parti; o viceversa); il consenso (sostenere che una cosa è vera perché la maggioranza lo crede); l’aringa rossa (spostare l’attenzione su un tema non rilevante); l’errore dello scommettitore (sostenere che quando una cosa non succede da tempo, aumenta la probabilità che succeda; o viceversa. Invece, la probabilità che esca testa o croce è sempre 1 su 2, indipendentemente dal numero dei lanci.); l’argomentum e silentio (sostenere che una cosa è ovvia, infatti non se n’è parlato).
Fallacie emotive. Ricorrere alle emozioni quando il tema richiederebbe un ragionamento logico è una fallacia emotiva. Le più comuni sono: l’argomento ad baculum, o del bastone (minacciare una violenza, impaurire); l’argomento ad hominem (attaccare la persona invece che le sue opinioni; l’argomento ad misericordiam (difendersi suscitando la pietà); l’argomento ad personam (considerare solo l’interesse di un singolo); l’argomento ad populum (considerare solo l’interesse di un gruppo); l’argomento d’autorità (giustificare un’opinione solo perché l’ha detta una persona famosa, o perché segue la tradizione); l’argomento temporale (esaltare il buon tempo antico, o la nuova tendenza); l’argomento d’urgenza (proporre qualcosa sostenendo che l’urgenza non permette alternative, quando invece ce ne sono); lo sfottò (il ridicolo è una fallacia se usato al posto di un ragionamento, o di una prova). Lo sfottò non depone a favore di chi se ne serve, perché non contesta nel merito; e nella sua forma estrema (il coro “sceeee-mo sceee-mo”) è tutt’altro che non-violento. Prendono una frase pronunciata da chi gli sta sul cazzo, ci aggiungono la piccola spezia, et voilà. Alcune spezie da sfottò: perbacco, apperò, e ho detto tutto, con scappellamento a destra, e non so se mi spiego. Oppure squalificano aggiungendo all’antonomasia il toponimo di provenienza del bersaglio: la volpe di Barletta, il Pindaro di Gallarate. Oppure detronizzano con un’apposizione domestica: lo statista di ricotta, il virologo alle vongole, l’epidemiologo da tavola calda. Per esempio: “Mattarella, la mummia sicula, ha detto: ‘L’omofobia e la transfobia violano la dignità umana, ledono il principio di eguaglianza e comprimono la libertà e gli affetti delle persone’. Con scappellamento a destra” (Visto com’è facile? Farà ridere, ma è reazionario).
(4. Continua)