Oggi imperversano dubbi, ripensamenti, distinguo, “paletti”. Chi ha votato Sì, come la sinistra, oggi vota No oppure lascia “libertà di voto”, come fanno Matteo Renzi e Silvio Berlusconi.
L’8 ottobre 2019 i distinguo c’erano, ma non hanno impedito uno dei voti più compatti del Parlamento. Lo stenografico della Camera parla chiaro: “Presenti 569, votanti 567, astenuti 2, maggioranza 316, favorevoli 553, contrari 14”. Tra i pochi contrari si possono ricordare il super-centrista Bruno Tabacci, il radicale (si può dire?) oggi +Europa (forse) Riccardo Magi, l’ex Forza Italia (ma sempre Cl) Maurizio Lupi, il 5Stelle “inconsapevole” Andrea Colletti e pochi altri. Tutti i gruppi votano a favore. Di seguito, una rassegna tratta dalle dichiarazioni di voto di quel giorno.
Federico Fornaro (LeU): “Noi oggi compiamo questo atto, lo compiamo dopo aver votato No nelle precedenti occasioni, per le motivazioni che ho descritto, per le garanzie che ci saranno, di pesi e contrappesi, rispetto alle sfide che abbiamo di fronte. E, guardate, questa, a nostro giudizio, è la grande sfida: quella del funzionamento della democrazia parlamentare, dell’efficienza della democrazia parlamentare, non certo il risparmio”.
Marco Di Maio (Italia Viva): “In conclusione, non consideriamo sbagliato ridurre il numero dei parlamentari, ma considereremmo sbagliato, come era fino a oggi, fermarsi qui, o se venisse presentato questo intervento come una sola, mera riduzione dei costi. Il nostro voto favorevole a questa legge è un investimento; un investimento sulla fiducia, nella volontà di questa maggioranza di provare a riorganizzare insieme il sistema istituzionale del nostro Paese”.
Igor Giancarlo Iezzi (Lega): “Noi non abbiamo paura della riduzione del numero dei parlamentari. Per questo, a testa alta, siamo pronti alle barricate se vorrete restaurare la Prima Repubblica, e votiamo a favore, come sempre abbiamo fatto, del taglio dei parlamentari”.
Graziano Delrio (Pd): “E, allora, non c’è alcuna cambiale in bianco, ma c’è un patto tra persone serie, c’è un patto di fiducia, non ci sono ricatti, non ci sono cambiamenti repentini, non ci sono svendite per la nascita del governo. È vero, lo diciamo qui pubblicamente: il Movimento 5 Stelle, nel momento in cui abbiamo negoziato la nascita del governo, ha detto che senza questa riforma il governo non sarebbe nato, senza questo voto della maggioranza al taglio dei parlamentari, ma il Partito democratico – mi permetto di dirlo, perché ero presente anch’io a quel tavolo – ha detto anche che non avremmo mai votato questa riforma senza le garanzie che oggi abbiamo ottenuto, insieme al lavoro di tutti quanti”.
Emanuele Prisco (FdI): “Di questa riforma a noi non piace una cosa: non piace che manchi il taglio dei senatori a vita. L’abbiamo detto più volte: per noi era imprescindibile anche apportare il taglio dei senatori a vita. Esistono solo in Italia: è una previsione da Ancien Régime”.
Mario Occhiuto (Forza Italia): “Noi oggi la votiamo in coerenza con quanto abbiamo sempre sostenuto, perché, da un lato, avvertiamo la necessità della coerenza rispetto alle nostre idee di sempre e avvertiamo anche la necessità di sintonizzare le istituzioni sul sentimento della gente: non è un modo per lisciare il pelo all’antipolitica, è che, se ci rendiamo conto che c’è una distanza tra le istituzioni e i cittadini, allora, forse, noi dobbiamo dare l’esempio, dobbiamo dire che non siamo quelli della casta che, in modo corporativo, difendono la propria corporazione, ma anzi, che ci rendiamo conto della necessità di ridurre il numero dei parlamentari”.
Roberto Giachetti (Italia Viva): “Ecco, le dico, presidente, che io lo voterò e sarei poco credibile se dovessi dire che lo voterò convintamente. Non lo voto convintamente; lo voto perché sta dentro a un accordo di programma di questo governo”.
Piero Fassino (Pd): “Siccome nel corso del dibattito questo tema delle altre riforme non è stato frequentemente richiamato – è stato richiamato solo dal nostro capogruppo –, vorrei dire ai colleghi della maggioranza che quella lealtà che porta me a votare oggi per questo provvedimento comporta che con la stessa lealtà si metta mano alle altre riforme che sono previste dal patto che abbiamo sottoscritto”.