Soli e abbandonati a loro stessi. È la triste condizione dei candidati del M5S nelle regioni in cui si vota a settembre e in cui il centrodestra ha buone probabilità di fare il ribaltone. La mente torna sempre lì, alla Puglia e alle Marche considerate le due regioni chiave che potranno essere l’ago della bilancia delle prossime elezioni. Nella prima, la sfida tra il governatore Michele Emiliano e Raffaele Fitto è apertissima (secondo Tecné il candidato di Giorgia Meloni è dato al 39-43% contro il 36-40% del governatore Pd) e qui il voto degli elettori M5S sarà decisivo: alla candidata Antonella Laricchia è attribuito un sontuoso 14-18%. Quanto basta per far pendere la vittoria da una parte o dall’altra. Per questo negli ultimi due mesi i maggiorenti di Pd e M5S (e anche il premier Giuseppe Conte) le hanno provate tutte per farla ritirare ma lei si è sempre rifiutata. Fallita l’alleanza, allora il Pd sta tentando l’extrema ratio per evitare la vittoria di Fitto: chiedere agli elettori grillini il voto disgiunto.
Il governatore ci ha riprovato lunedì con un’intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno (“Gli elettori del M5S sanno che possono votare me come presidente e il M5S come partito”), ma Laricchia ha risposto picche: “È l’ultimo canto di un cigno disperato”. Ma più delle parole contano i fatti: la candidata del M5S sta girando in lungo e in largo la Puglia da sola e nessun big nazionale è arrivato a sostenerla. E nel fine settimana sbarcherà in regione Luigi Di Maio. Per appoggiarla? Per niente: l’ex capo politico del M5S, da venerdì a domenica, farà 9 eventi (da Bari a Maglie, da Martina Franca a Brindisi) per chiedere ai pugliesi di dire “sì” al referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari. In una di queste tappe potrebbe esserci anche Laricchia ma al momento non c’è alcun evento in agenda e Di Maio ha annunciato il suo tour senza mai citare le regionali: “Siamo molto determinati, le differenze abissali tra politici e cittadini vanno eliminate” ha scritto su Facebook. Era stato lo stesso Di Maio a chiedere alla candidata del M5S di fare un passo indietro e, nonostante Laricchia dica il contrario, i rapporti tra i due sono ormai logori. “Perché metterci la faccia su una partita già persa in partenza? – dice un big del M5S – Di Maio farà campagna solo per il Sì al referendum perché il M5S potrà metterci il cappello”.
Stesso discorso delle Marche dove, se possibile, va pure peggio: qui il candidato del centrodestra Francesco Acquaroli, secondo l’ultimo sondaggio Ipsos, è in vantaggio di 13 punti sul concorrente di centrosinistra Maurizio Mangialardi (49 a 36%) mentre Gian Mario Mercorelli(M5S) è dato intorno al 10%. Qui il disimpegno dei vertici grillini è ancora più evidente: nei prossimi giorni non sono previsti eventi con i big e Mercorelli deve accontentarsi di eletti e attivisti locali. “È vero, siamo in ritardo…”, ammette chi nel M5S sta seguendo la campagna elettorale. Di Maio alla fine arriverà anche qui ma sempre per focalizzarsi sul referendum. Un po’ poco in una regione in cui il M5S cinque anni fa era arrivato secondo con il 22%. Qui gli appelli dei dem per il voto disgiunto non ci sono: è l’unica regione dove non è previsto.
Infine è evidente il paradosso in Liguria, unica regione dove i giallorosa, dopo una trattativa estenuante, hanno trovato un accordo. Peccato che proprio qui, per paura di perdere, Zingaretti e Di Maio stiano lasciando solo Ferruccio Sansa. Dopo Conte, nei prossimi giorni arriveranno i ministri Patuanelli e Provenzano, ma i leader di partito non si impegneranno in prima persona. La partita ligure è già data per persa.