Il Billionaire e la mia storia d’amore con la Sardegna
Ciao Selvaggia, vorrei raccontarti una bella storia, la mia storia d’Amore con la Sardegna, Regione in quest’ultimo periodo in bocca a persone che stanno tentando di masticarla e di sputarla come una cicca senza più sapore. La Sardegna è una terra che mi ha salvato la vita tanti anni fa, durante un’estate che sarebbe potuta essere per me l’ultima.
Arrivo in questa Terra con in tasca una diagnosi nefasta, di quelle che muori solo a leggerla, ma avevo chiesto al dottore che mi seguiva un ultimo desiderio: voglio fare un’ultima vacanza.
Quando scesi dalla nave fui subito abbagliata dai colori e dalla gente. Wow che popolo. Nessuno di loro sapeva cosa io avessi dentro, eppure ricevevo solo dolcezza. Da milanese, reduce dalla Milano da bere, dagli anni degli yuppies, donna in carriera, avevo respirato tutti i pregiudizi del cazzo che giravano sui sardi. Tutto questo per dire cosa? Che la Sardegna è una Terra straordinaria e va rispettata! E pensa: io intanto abbattetti il mostro e quasi sicuramente per l’overdose di bene che mi feci quell’estate. Per riconoscenza mi trasferii a vivere in Sardegna.
A Briatore, al Barman, a tutti i malati di Covid e non solo, auguro di guarire, ma da sarda acquisita, esigo il rispetto. E c’è una regola universale: se ti accade qualcosa non è sempre colpa di qualcun altro o “del vento” o del destino … a volte è perché̀ sei tu cretino .
V.
O perché pensi che anche se ti ammalerai, ti curerà il migliore medico e magari si chiamerà prostatite.
Selvaggia Lucarelli
Quel sapore dolce del Molise, le mie “cronache di Narnia”
Signora, ho letto il suo articolo del 23 agosto sul Molise. Il suo acume e la sua sensibilità nel leggere gli spazi, le pietre , il paesaggio e la meravigliosa gente, mi ha commossa.
Sono molisana di nascita ; Montefalcone nel Sannio (poco distante da Trivento, visto che lo ha citato). Sono andata via all’età di 8 anni, vi sono tornata per tre i anni della scuola media dai nonni, poi definitivamente trasferita. Era il 1964! Mentre leggevo le sue parole , nella mia mente si è srotolato il film della mia infanzia: ho sentito il fresco dell’aria, il profumo delle ginestre e dei tanti fiori colmi di insetti, lo scorrere delle acque delle fontane, il gorgoglio del mio adorato fiume che vedevo scorrere ma non sapevo dove finisse ne’ perché facesse sempre la stessa strada e lo ammiravo per ore, il profumo dei dolci fatti in casa, delle marmellate, i canti delle lavandaie e dei contadini sparsi ovunque con i loro somari calcitranti e canterini con ragli lunghi e profondi. La mia scuola, la mia maestra , i miei compagni che ho poi ritrovato alle medie…
Oggi, ultra settantenne , ho provato un’emozione inusitata che lei mi ha provocata col suo attento e profondo dire: ho rivisto la mia terra ancora arcaica, che ha salvato la sua integrità di freschezza e bellezza, quasi incontaminata (…..Narnia…) con persone che hanno saputo resistere e difendere cultura, spazi, cibi, colture, abitudini, ma più di tutto ospitalità e sentimenti saldi che lei ha ben scoperto , evidenziato e raccontato . Grazie
E. Bonifacio
Il Molise esiste ed esistono molisani così. Che meraviglia.
Selvaggia Lucarelli
Quegli anziani nell’albergo sospeso nel tempo in Toscana
Chianciano terme, il 25 di un agosto al tempo di Covid. Un albergo qualsiasi, in un posto qualsiasi, immerso nel verde. Gestione famigliare, arredi tardo anni ’70 con le piastrelle verde salvia nel bagno e i copriletto bordeaux. Alla reception un signore distinto, elegante nei modi, gli occhiali appesi con la catenella, di quelli che ti chiamano preoccupati per chiederti se ce la fai ad arrivare in tempo perché la cena è alle otto. In sala la moglie, presumibilmente. Di quelle signore calde nei toni, materne nei modi, che chiama il bambino tesoro, mentre si ricorda del suo di bimbo, al tempo che fu. E la cena, che parla schiettamente toscano, si ordina il giorno prima, per prepararsi, per non sprecare niente. Nelle stanze anni ’80 si è infiltrata prepotentemente la modernità.
Il televisore piatto, il climatizzatore, il wi-fi. Ma le prese sono ancora quelle color oro di una volta, con gli interruttori fuori dal bagno per accendere la luce con lampadina a bulbo. Una casa praticamente. E poi è venuto il Covid. Le mascherine, il gel. Il termoscanner all’ingresso. La chiave da riconsegnare ogni volta perché́ ogni volta va sanificata. La bustina di plastica pazientemente avvolta ad ogni telecomando. La biancheria della sala cambiata ad ogni pasto. Le abitudini consolidate da anni di onorata e onesta gestione stravolte per sempre. Fuori, sul portico, alcune anziane coppie a godersi il fresco, ma a bestemmiare il caldo che fa sotto la mascherina. Qualcuno mette Modugno su youtube del telefonino, e gli altri tutti a portare il ritmo con la testa e gli occhi chiusi. Da qualche altra parte d’Italia invece c’è Briatore. Gallipoli e il samsara. Le folle, gli abbracci e i selfie spudorati. Le parole arroganti, la riccanza.
Ecco, stasera penso a questi due signori e al loro albergo tranquillo immerso nella Toscana e allo sforzo immenso che nel mezzo del cammino della loro placida quotidianità, hanno dovuto fare. E non mi é difficile capire da quale parte dello stivale mi piace stare. L’Italia che resiste, come sempre, nonostante tutto.
M.
È una descrizione così perfetta che è sembrato di essere lì con te. E con l’Italia migliore
Selvaggia Lucarelli