Si è concluso con un ultimatum generico su possibili sanzioni future alla Turchia il consiglio dei ministri degli Esteri della Ue a Berlino sul tema delle esplorazioni turche di idrocarburi nel fondale marino nella zona economica esclusiva contesa tra Grecia, Cipro e Turchia.
“Diamo una chance alla diplomazia” nel Mediterraneo orientale, ha sintetizzato il ministro tedesco Heiko Maas (in foto) parafrasando John Lennon. Se la Turchia rinuncerà alle manovre militari che hanno accompagnato le ricerche della nave Oruc Reis e si faranno passi avanti nel dialogo tra i due principali contendenti, allora amici come prima. In caso contrario, se non ci sarà l’auspicata de-escalation, al prossimo Consiglio europeo del 24 settembre Josep Borrell, Alto rappresentante per la politica estera Ue, presenterà “una serie di proposte su possibili misure restrittive per la Turchia”. Alias: sanzioni. Ma “è chiaro che c’è una frustrazione crescente nei confronti del comportamento turco” ha aggiunto lo spagnolo. Il termine “frustrazione” però è una parola che ha senso nel linguaggio politico, ma non in termini giuridici. Piuttosto il suo uso è la spia dell’assenza di un vero accordo a 27. Le posizioni tra chi sostiene le sanzioni e chi non le ritiene opportune, come Italia e Germania, sono ancora una volta molto distanti tra loro. Pare che Grecia e Cipro abbiano tentato di forzare la mano con un do ut des sul dossier bielorusso in discussione in contemporanea. Appoggiamo le sanzioni sulla Bielorussia se voi, partner europei, appoggiate le sanzioni contro la Turchia, avrebbero sostenuto greci e ciprioti.
La vicenda non è ufficiale, nulla è venuto fuori nero su bianco, anche perché in un vertice informale non circolano bozze di dichiarazioni. Ma il ministro degli Esteri cipriota Nikos Christodoulides, arrivando il primo giorno, ha chiarito che “non ci può essere un doppio standard” sulle sanzioni a Bielorussia e Turchia. Ieri invece l’omologo greco Nikos Dendias ripeteva che “le sanzioni alla Turchia sono assolutamente necessarie”. Maas però ha replicato che “non si possono mettere insieme i due conflitti” perchè “se iniziamo a farlo non siamo più in grado di agire come Ue”. Il corno della discordia, secondo i greci, è che Atene è disponibile al dialogo sulla piattaforma continentale nell’area in prossimità della costa turca davanti all’Egeo, mentre Ankara vuole riaprire il dossier costiero nella sua totalità.