Che paura, la pandemia con Matteo al governo
Caro Direttore, da due anni circa compro ogni giorno il Fatto e spesso acquisto copie in più da regalare ai colleghi nella speranza che la lettura li possa aiutare a capire meglio chi sono davvero “il cazzaro verde” e “l’innominabile”. Credo che in compagnia di B. siano quanto di peggio un Paese possa avere. La scorsa estate abbiamo corso un rischio enorme perché non oso pensare quale ecatombe sarebbe stata l’emergenza Covid gestita da Mr. Papeete. Grazie dell’ottimo lavoro che ogni giorno ci fate trovare in edicola. Con riconoscenza.
Elisabetta Calegari
Draghi smentisca quanti lo reclamano premier
Gentile Direttore, sono uno dei tanti lettori/lettrici transfughi da Repubblica che vi legge da svariati anni e approfitto di questa breve lettera per farvi i complimenti per come fate informazione: continuate così! Le rivolgo una domanda che mi pongo tutte le volte (e non sono rare) che qualcuno auspica per il Paese la sostituzione del governo Conte con uno presieduto da Mario Draghi. Come mai il diretto interessato continua a tacere e non interviene per smentire queste voci, pur essendo una persona seria che viene continuamente “tirata per la giacchetta” anche da personaggi che definire discutibili è dir poco?
Paola Brondolo
Il nuovo “Fatto” avvince proprio come un libro
Dichiaro sentimenti contrastanti verso il Fatto Quotidiano, perché non riesco a smettere di leggerlo tutto o quasi (soprattutto ora nella nuova veste smart con approfondimento) e mi resta meno tempo per leggere i libri.
Germana Piovesan
La didattica online richiede preparazione
Caro Direttore, vorrei intervenire sull’applicazione del principio di uguaglianza nell’attuale sistema di istruzione nel nostro Paese. A seguito dell’emergenza Covid-19, si è virato verso la didattica a distanza. Nella circostanza, sono stati dunque pienamente riconosciuti e accettati anche dall’opinione pubblica generale i vari corsi formativi on line con tutto il corollario di esami. Negli ultimi mesi abbiamo potuto festeggiare felicemente esami e lauree online in medicina, giurisprudenza ecc. di figli di amici e parenti. Il momento doloroso è giunto quando mia figlia, lavoratrice precoce oggi ventottenne, iscritta da due anni a una scuola online, ha sostenuto l’esame di maturità da candidato esterno, presso un istituto scolastico locale, come previsto dalla legge. Incoraggiata dalle affermazioni pubbliche della ministra Azzolina, e cioè che dopo il 18 maggio si sarebbe svolto l’esame di maturità on line, mia figlia si preparava all esame 2020 da mesi, con l’aiuto della sua sorella maggiore, già laureata col massimo dei voti in Scienze internazionali e diplomatiche e dottoranda in Economia (precisazione utile soltanto a testimoniare che ognuno, in casa mia, ha liberamente scelto in coscienza il proprio avvenire). La decisione del 18 maggio è stata poi rivista dalla ministra in favore di un esame in presenza ma solo orale. A giugno, si accenna infine a una differente impostazione di esame per gli studenti esterni: si procederà con un preesame e, a seguire, l’esame di maturità a settembre. Tuttavia, date e modalità delle prove sono rimaste indefinite almeno fino al 20 giugno. Da qui in poi, mi ritrovo a osservare varie stranezze nel trattamento dei candidati esterni. Le mail informative giungono a circa venti giorni dalle prove, ben 6 scritti da sostenere in tre giorni, e circa sette ore a testa di esame orale, in modo da poter richiedere il programma intero a ciascun candidato. Contemporaneamente, un po’ ovunque in Italia, un enorme numero di laureati, in vista del prossimo concorso per l’insegnamento, sosteneva a distanza i 4 esami universitari integrativi dei 24 Cfu richiesti, dopo aver pagato 500 euro alle università online più diverse. Intanto, mia figlia non è stata ammessa all’esame finale di settembre, nonostante lei fosse abbastanza convinta di aver sostenuto le prove in maniera più che sufficiente. Si sente vittima di un sistema scolastico confusionario, dove persino la buona capacità di giudizio degli insegnanti viene a un certo punto messa in dubbio a causa del livello di stress a cui sono stati sottoposti.
T.F.
I NOSTRI ERRORI
Vari lettori mi hanno segnalato un evidente errore di calcolo nel Chierico vagante di lunedì, dedicato all’eretico Pomponio de Algerio. Anziché scrivere che il suo rogo nel 1556 avvenne 44 anni prima di quello di Giordano Bruno nel 1600, ho ridotto la distanza a soli quattro anni: in modo inconscio ho associato gli anni di un secolo ai minuti di un’ora. Chiedo scusa.
fd’e
Sul Fatto del Lunedì, a pagina 2, nel pezzo dal titolo “Fontana, nuove bugie. Ma mezzo Pd e Iv sono pronti a salvarlo”, abbiamo scritto “È un bonifico da 250 mila euro partito il 19 maggio da un suo conto in Svizzera e diretto al marito della moglie”, volendo intendere il fratello della moglie (di Fontana): ce ne scusiamo con gli interessati e i lettori.
FQ
Ieri, nell’articolo a pagina 6 dal titolo “L’illogico balletto dei ‘Gedi’ su B. e P2”, abbiamo scritto “gli Organon” (di Aristotele) anziché “l’Organon”: ce ne scusiamo con Angelo Cannatà, autore del pezzo, e con i lettori.
FQ