Chi ha detto che un leader per essere amato deve fare il mattatore? Sembrerebbe vero proprio il contrario, secondo quanto emerge dai risultati del sondaggio Gallup sulla leadership 2019 in 135 Paesi del mondo. La cancelliera Angela Merkel si colloca in testa alla classifica mondiale, raccogliendo il 44% dei consensi, mentre il presidente Usa Donald Trump raggiunge appena il 33%, un punto inferiore al minimo raggiunto da George W. Bush nel 2008 con il 34%. La Cina e la Russia seguono a ruota, rispettivamente con il 32% e il 30%. Secondo l’analisi del capo-redattore di Gallup, Mohamed Younis, è la prevedibilità la chiave del lungo successo politico della cancelliera tedesca: “la cancelliera tedesca Angela Merkel, amata o odiata, è stata la più prevedibile dei leader in tempi di grande incertezza sia in Europa che nel mondo”.
Se la stabilità in Germania è un valore-bussola che orienta tutti i partiti tedeschi, dall’ala conservatrice ai socialdemocratici passando dai verdi, Merkel ha saputo unirlo con uno stile understatment che ha reso la politica un affare serio, per persone che badano più alla sostanza che alla forma. E questo, in un paese pragmatico come la Germania, viene apprezzato.
Quella scattata dal sondaggio Gallup però è una fotografia ante-covid, scattata nel 2019. Cosa è successo da gennaio in avanti? Secondo uno studio pubblicato ieri dall’Istituto demoscopico Allensbach, il 90% del personale dirigente tedesco – nell’amministrazione, nell’economia e nella politica – è soddisfatto della gestione del governo dell’emergenza Covid. Un risultato che si colloca nello stesso trend di un sondaggio del 26 giugno scorso dell’emittente pubblica Zdf, che registrava una crescita del consenso per la formazione Cdu-Csu della cancelliera Merkel, tornata a vette inviolate da anni del 40%. Dunque se prima andava bene, ora va meglio. Molto consenso il governo della Grosse Koalition se lo è conquistato nella gestione dell’emergenza quotidiana del coronavirus. Una gestione pragmatica. Si sono sfruttate le poche settimane di vantaggio sull’Italia per fare le stesse cose che il nostro Paese ha dovuto fare in corsa: svuotare gli ospedali delle operazioni non in emergenza, allertare le terapie intensive, richiamare alle armi il personale sanitario, estendere i test a tappetto, cambiare i protocolli negli ospedali per prevedere misure di igiene più stringenti.
Ma soprattutto si è arrivati a norme restrittive nei comportamenti sociali senza misure drastiche come il divieto di uscire di casa o il dispiegamento delle forze dell’ordine. Il richiamo alla responsabilità individuale, insieme a una gestione oculata dell’emergenza, nel rispetto della libertà individuale, è stata la formula più apprezzata dai tedeschi. Sul piano dell’economia si è agito in modo tempestivo (il primo pacchetto è del 25 marzo) e consistente, mandando in cantina vecchi arnesi come lo schwarze null (il pareggio di bilancio) e aprendosi a una moderata dose di debito pubblico. Tutto questo ha prodotto finora risultati all’altezza delle aspettative. L’indice Ifo, che misura la fiducia delle imprese tedesche, è in risalita per il secondo mese e la Banca centrale tedesca prevede il proseguimento di una lenta ripresa economica nella seconda parte dell’anno. Badare alla sostanza ha i suoi vantaggi.