Oltre un anno e mezzo fa, una transessuale che chiameremo con un nome di fantasia, Francesca, entra in questura a Piacenza. Quel giorno non spiffera il nome di questo o di quello spacciatore, ma rivela ciò che stava avvenendo a poco più di un chilometro e mezzo di distanza, ossia nella caserma di Piacenza Levante, quella ora finita sotto sequestro.
Alla polizia, già molti mesi fa, Francesca dunque avrebbe raccontato delle visite a casa propria di un carabiniere: “Sono andata in questura – dice la donna – per avvertire che c’era un carabiniere che si approfittava della mia situazione di inferiorità e mi chiedeva prestazioni sessuali”. Sono circostanze che la trans dice di aver ripetuto più volte in caserma, finché un giorno il suo racconto è stato verbalizzato da una poliziotta. “Ma non ne conosco l’esito”, aggiunge. Che fine ha fatto quindi questa segnalazione? Gli investigatori della Procura di Piacenza non ne sanno nulla. Non ve ne è traccia infatti nel fascicolo che qualche giorno fa ha portato all’arresto di sei carabinieri (tutti in carcere tranne uno ai domiciliari), accusati a vario titolo di abuso d’ufficio, lesioni, spaccio di droga e tortura.
I pm, secondo quanto risulta al Fatto, adesso però disporranno accertamenti per capire se e come mai quella denuncia non sia arrivata sulla scrivania dei magistrati. Inoltre bisognerà verificare l’attendibilità della trans e capire a quale dei carabinieri si riferisce il suo racconto. Resta dunque un mistero, al quale fa da sottofondo una domanda: alcuni dei comportamenti dei carabinieri della caserma Piacenza-Levante potevano essere scoperti prima? Il rapporto tra l’Arma e Francesca risale a qualche anno fa, quando la donna inizia a fare da informatrice, ruolo che in passato svolgeva per la Polizia. “Prima ho iniziato con i poliziotti – spiega Francesca – e ho rischiato tante volte la vita, come ho fatto anche con i carabinieri. C’era un maresciallo che mi diceva: ‘Tu hai dato tanto lavoro alla questura, adesso dallo anche a noi’”. Tutto sembra rientrare in quella logica degli arresti per fare carriera. Un meccanismo che, scrive il gip Luca Milani, nella caserma di Piacenza Levante era reso possibile “dalla complicità di altri militari dell’Arma”, per poi non essere ostacolato dai superiori, “interessati esclusivamente al numero di arresti per potervi costruire prospettive di carriera, senza preoccuparsi delle modalità con le quali gli stessi venissero effettuati”.
Francesca racconta anche di aver partecipato a presunti festini organizzati in caserma, senza rivelare chi fosse presente. Di “serate” in caserma vi è traccia negli atti dell’inchiesta. Dalle intercettazioni tra due militari infatti si fa riferimento, secondo quanto ricostruito dal gip, a una serata organizzata “all’interno della Caserma alla presenza di due donne, presumibilmente escort, con le quali erano stati consumati rapporti sessuali”. Nessun reato, come sottolinea il gip: “Non sono forse ravvisabili reati in simili condotte, ma dalla descrizione delle stesse traspare ancora una volta il totale disprezzo per i valori della divisa indossata dagli indagati”.
La Procura quindi disporrà accertamenti per verificare l’attendibilità del racconto della trans e capire che fine abbia fatto la sua segnalazione. Ma in questa indagine ci sono anche altri aspetti da chiarire. A partire dalla catena di comando: i magistrati vogliono capire come sia possibile che nessuno si sia accorto di quel che accadeva. Verrà poi avviata l’analisi della documentazione – ordini di servizio, verbali di arresto – sequestrata nella caserma e gli esami tecnico scientifici che dovranno esser effettuati nei locali della stazione per rilevare eventuali tracce ematiche, biologiche e di Dna che poi dovranno essere comparate con quello degli indagati. Perché secondo l’accusa è anche in quelle stanze che si sono verificate le violenze.
Intanto ieri Marco Orlando, il maresciallo comandante della stazione ai domiciliari con le accuse di falso e abuso d’ufficio, si è avvalso della facoltà di non rispondere. “Potete immaginare umanamente come mi senta – ha detto Orlando – Dopo 30 anni di onorata carriera. Non ho mai avuto una sanzione disciplinare”.