Visitiamo il Louvre in un giorno di luglio. In un’estate “normale” la fila d’attesa coprirebbe a zig zag tutta la piazza. Nell’estate del Covid non riempie nemmeno il percorso delimitato da paletti e cordoni davanti alla Piramide. Dentro viviamo momenti di grazia insperati. Nell’ala dell’Antico Egitto, di solito affollata, abbiamo un lungo a tu per tu con lo “Scriba seduto”, perché per qualche minuto non entra nessuno nella sala. Davanti alla Venere di Milo si formano gruppetti di una decina di persone al massimo. Come sempre la maggior parte dei visitatori è in fila per la Gioconda. In tanti passano davanti alla Nike di Samotracia e agli altri Leonardo della galleria gettando solo uno sguardo. Le brutte abitudini non si perdono mai.
In quasi quattro mesi di chiusura il Louvre ha perso 40 milioni di euro solo in biglietti invenduti.
Dal museo ci forniscono gli ultimi dati: dal 6 luglio, giorno della riapertura, al 20, il Louvre ha accolto 123.271 visitatori, ovvero 9.482 al giorno, mentre erano circa 26 mila ogni giorno nel luglio 2019. Il 68% sono francesi, il 6% tedeschi, il 4% olandesi, il 3% belgi.
Senza gli stranieri, russi, americani e cinesi in testa, ma mancano anche italiani e spagnoli, i parigini riscoprono la loro città. Nel 2019 Parigi ha accolto 38 milioni di turisti. Da marzo a giugno, ci informano dal comune, ne ha persi almeno 12 milioni. Tra souvenir e trasporti i turisti spendono 22 milioni di euro all’anno: nei due mesi di “confinamento” il buco è stato di 4 milioni. Corinne Menegaux, direttrice dell’Office du Tourisme de Paris, prevede una contrazione del 50-60% dell’attività turistica nel 2020, ma spera nel last minute.
“C’est un drôle d’été”. È una strana estate, ripete Claire, parigina di adozione da tanti anni. Di domenica sera ci fermiamo con lei a prendere un gelato nel dedalo di viuzze del quartierino della rue de la Huchette, a Saint-Michel, a due passi da Notre-Dame, uno dei luoghi più turistici della capitale e quindi in genere disertato dai parigini. A Claire non sembra vero di avere l’imbarazzo della scelta su dove sedersi: “Questa estate resterò qui per lavorare. Ma approfitterò di questa calma per visitare i musei e andare a Versailles. Visite che rinvio sempre – dice – perché in genere c’è troppa gente”.
È proprio una strana estate, senza le folle per le vie del centro, senza dover camminare facendo a spintoni. A Paris-Plage, la spiaggia sulla Senna, ci si mette in fila per fare il tampone. Quattro punti sanitari sono stati aperti sulle rive del fiume: il test è gratuito e si ha il risultato in due ore. Nell’attesa si prende il sole. I bateaux mouches sono pieni solo a metà nel rispetto delle regole sanitarie. L’Hôtel Plaza Athénée dell’avenue Montaigne o il Lutetia della rive gauche sono chiusi fino a fine agosto, come la maggior parte degli hotel “palace”. Con la pandemia i ricchi nord-americani o asiatici che riusciranno a fare il viaggio in Francia preferiranno andare a Saint-Tropez, al mare. A Montmartre, i pittori della place du Tertre incrociano le braccia nell’attesa che qualcuno si fermi a farsi fare il ritratto. Seduti sul prato ai piedi del Sacré-Coeur i parigini si godono il panorama. Molti negozi e ristoranti sono chiusi nel quartiere. Il sindacato Gni degli albergatori e ristoratori ci comunica che solo il 15-20% degli alberghi sono aperti in città, mentre il 15% dei ristoranti sono chiusi dal lockdown. In rue d’Arcole, che dall’Hôtel de Ville porta a Notre-Dame, sono aperte solo una o due boutique di souvenir. Per visitare la Tour Eiffel, dove si può salire fino in cima dal 15 luglio, si può prenotare la mattina per il pomeriggio. Non c’è fila d’attesa. La Torre, che ha perso 27 milioni di euro durante il lockdown, accoglie solo la metà dei suoi visitatori, 10 mila-12 mila al giorno, invece dei soliti 20-23 mila. Il Covid è costato caro a Parigi. Intanto in termini di vite umane: sono più di 1.770 i morti, che diventano più di 7.500 nella sua regione, l’Île de France, una delle più colpite dall’epidemia.
La città ha fatto anche i suoi conti: la fattura del Covid ammonta a 565 milioni di euro, tra spese impreviste e introiti persi. Per l’acquisto di dispositivi di protezione per gli agenti comunali, mascherine e gel, sono stati spesi 57 milioni. Per la sanificazione dei locali pubblici 10 milioni. La città ha perso 80 milioni di fiscalità immobiliare, 45 di tassa di soggiorno e 60 per la gratuità dei parcheggi durante il lockdown. È stato inoltre votato un “piano per il rilancio” di 200 milioni di euro per sostenere i settori più colpiti, cultura, turismo, ristorazione.