La settimana dell’accordo europeo sul Recovery fund si chiude con i sondaggi che danno il gradimento del presidente del Consiglio passare dal 63 al 65%. “Per come si erano messe le cose – scrive l’autore della rilevazione, Nando Pagnoncelli, sul Corriere della Sera – l’accordo trovato a Bruxelles rappresenta una boccata d’ossigeno e il governo ne trae beneficio in termini di consenso”. L’esecutivo infatti segna un miglioramento di 4 punti, da 57 a 61.
La Lega invece è in costante flessione, primo partito con il 23,1% di consensi, ma con lo 0,9% in meno così come in flessione è il Pd (-0,8%) al 19,6% poco sopra Fratelli d’Italia che balza dell’1,7% attestandosi al 18%. Il M5S recupera lo 0,9% e tiene il terzo posto con il 18,9%. Forza Italia vivacchia al 6,9%, mentre le altre forze non arrivano al 3%, compresa Italia Viva ferma al 2,5%.
Se Giorgia Meloni scherza facendo twittare a Fdi “Pd stiamo arrivando”, i dem qualche riflessione dovrebbero farla. Il partito sembra stagnare in una palude che logora il segretario Nicola Zingaretti e ravviva i malumori interni. Chissà che la reiterata insistenza sul Meccanismo europeo di stabilità non stia diventando un autogol. Da quando il governatore laziale ha deciso di impugnare quella bandiera non si è mosso di un punto. All’interno delle riunioni di partito il segretario Pd porta questo argomento: “Dobbiamo essere il partito della sanità, così come eravamo quello della scuola. E al mondo della sanità va dato il messaggio che ci preoccupiamo che arrivino le risorse necessarie”. L’approccio sembra essere lo stesso del ministro della Salute, Roberto Speranza, che ha rilanciato lo stesso approccio ieri in un’intervista a La Stampa.
L’argomentazione sembra un po’ pretestuosa e nasconde a fatica la necessità di un posizionamento politico competitivo con il M5S e con lo stesso Conte. Poi succede anche che il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, precisi di non riconoscersi in titoli come quello del nostro giornale di ieri (“I MESstatori”, con lui, Paolo Gentiloni e, appunto, Zingaretti nella veste di guastatori), ribadendo che chi vuole “mettere un cuneo tra me e Conte non ci riuscirà perché andiamo d’amore e d’accordo”. Gualtieri, del resto, nella mattinata di scontro sul Mes era in riunione con Giuseppe Conte e quindi ha gioco facile a far notare che se Conte fosse stato infastidito per i titoli dei giornali lo avrebbe fatto notare subito.
Ma finora una sua dichiarazione che riduca la tensione sul Mes non è rintracciabile anche perché Gualtieri è membro del Pd e si è visto come la pensa quel partito. Anche se in un’altra lunga lettera al Corriere della Sera, in cui spiega (un po’ genericamente) come si potrebbero spendere i fondi del Recovery, “un’occasione unica e irripetibile, soprattutto per le nuove generazioni”, Zingaretti non fa alcun cenno al Meccanismo di stabilità. Ci pensano però quelli di Italia Viva, Maria Elena Boschi in testa, e la pressione è sempre la stessa: quei soldi ci servono, irresponsabile rinunciarci.
La questione si lega anche ai rapporti con la fetta di opposizione disposta a dialogare con il governo. Italia Viva è già proiettata nel rapporto con Forza Italia – anche la legge elettorale è un tassello di questa partita – e non è un caso che il partito di Berlusconi abbia formalizzato per primo l’idea proposta dallo stesso Matteo Renzi, una “Commissione parlamentare per le riforme connesse all’utilizzo di strumenti finanziari, programmi e fondi europei a seguito della crisi Covid-19”. Una commissione bicamerale che si occupi “del piano nazionale per la ripresa” e indirizzi il governo, “nelle deliberazioni relative all’utilizzo di strumenti finanziari, programmi e fondi europei”. Ancora una bicamerale, la fantasia della classe politica è sconfinata.