Giuseppe Gazzoni Frascara se n’è andato a 84 anni, ma che vita incredibile ha vissuto. Per intenderci, oggi sul Resto del Carlino viene ricordato con uno speciale di 16 pagine. Roba da pontefici o capi di Stato. Gazzoni invece, malgrado fosse nato a Torino, è stato soprattutto un grande bolognese, l’ultimo di una casata di imprenditori che ha accompagnato la storia della città. Ha raccolto da giovane il testimone del papà Ferdinando, che a sua volta aveva proseguito l’impresa del nonno il cavaliere Arturo.
I Gazzoni erano quelli dell’Idrolitina, una polvere – sia consentito dire: terribile – che trasforma in acqua frizzante quella del rubinetto. Nata agli albori del secolo scorso, quando la minerale era un lusso dei ricchi, e sopravvissuta a due guerre mondiali e svariate rivoluzioni dei costumi (e dei consumi).
Se nonno Arturo era il cavaliere dell’Idrolitina (e della “Pasticca del Re Sole”), Giuseppe è stato il signore delle caramelle senza zucchero: le Dietorelle (a loro volta eredi del Dietor familiare). È soprattutto grazie a loro che fatto volare i fatturati dell’impresa familiare.
Tanto lavoro, tanta fatica, tante fortune. Tutto si spegne in una frase: “Mi sono rovinato col calcio”. Giuseppe Gazzoni non sarà ricordato per le Dietorelle ma per Baggio e Signori.
Compra il Bologna nel 1993: è in serie C, a un passo dal fallimento. Lo riporta in serie A in tre anni e lo trasforma in una meravigliosa creatura calcistica. Roberto Baggio, che rischiava di diventare un reietto del pallone, arriva a Bologna nell’estate del 97. Si taglia il codino e inizia a illuminare la città con la sua classe immensa. Con Gazzoni i rossoblu vincono un Intertoto e si arrampicano fino alla semifinale di Coppa Uefa: certe emozioni allo stadio Dall’Ara non si vivevano dai tempi del presidente omonimo, il grande Renato. Gazzoni cerca un posto nell’aristocrazia del calcio italiano, come l’ha trovato al tavolo dell’industria e della finanza: negli anni accumula partecipazioni in Generali, Falck, Pirelli, Camfin, Banco di Roma; è socio di Marco Tronchetti Provera e di Piero Gnudi, amico di Cesare Romiti, in buoni rapporti con la famiglia Angelli e pure con Berlusconi (che l’aveva spinto nel 95 a tentare l’avventura da candidato sindaco: non un successone).
Ma il calcio in Italia era un gioco falsato. Quando Gazzoni lo denuncia è troppo tardi. Sarà ricordato come grande accusatore di Luciano Moggi e della cupola che ha frodato milioni di sportivi e ridicolizzato il gioco nazionale. “Avevamo il terrore di Moggi”, dirà. È fuori tempo massimo: quando esplode Calciopoli il Bologna è appena retrocesso in serie B e la società è divorata dai debiti. L’ultima beffa è arrivata o un anno fa: la Corte d’appello di Napoli ha deciso che Calciopoli esisteva, certo, ma il Bologna non ha diritto ad alcun indennizzo economico.
Gazzoni ci teneva tanto anche se aveva già mollato tutto. Dopo aver venduto il Bologna e l’azienda di famiglia, gli era rimasto il titolo di presidente onorario dei rossoblu dal 2014.
È stato uno di quelli – per citare la famosa poesia di Kipling – che ha fatto “un sol fagotto” delle sue fortune e le ha giocate in un lunghissimo colpo a testa o croce. Ha perso, forse. Oppure no. È stato ostinato cultore della bellezza, che ha inseguito in molteplici forme: detto di Baggio e della poesia calcistica, bisogna raccontare della passione per le opere d’arte e per l’universo femminile.
Le due cose insieme, pure in questo caso non gli hanno portato benissimo. Leggendario è l’epilogo della relazione con l’ex compagna Katherine Price Mondadori, ricchissima e altrettanto affascinante signora americana, sposata in seconde nozze con Leonardo Mondadori (da cui si separa nel 94).
Il rapporto tra Gazzoni Frascara e miss Mondadori va avanti per tanti anni ma non finisce benissimo, visto che il 4 maggio 2006 il presidente del Bologna dà mandato ai suoi avvocati di recuperare qualche piccolo regaluccio con cui aveva dato sostanza alla sua storia d’amore. Di cosa parliamo? L’elenco è stilato in uno straordinario articolo della Stampa: “Un pacchetto di 13 tra quadri e disegni firmati Picasso, Modigliani, Brancusi, Klee, Klimt, Man Ray, Max Ernst, Marini, Wool e Rossetti, una scultura in bronzo e un tavolino in noce del 1600, veneziano”.
Quando l’amore si spegne, Gazzoni – tradendo la formazione oxfordiana – richiede indietro tutto: ballano parecchi milioni di euro. Lei però ribatte che erano regali – Natale, San Valentino, compleanni, feste della donna – e in quanto tali non vanno mica restituiti. Il tribunale le dà ragione: resta tutto alla signora. Tranne il tavolino in noce. “Non è del ’600”, stabiliscono i periti: Gazzoni aveva fatto un pessimo affare.