Si spappola il maxiprocesso di Milano per la truffa dei diamanti, venduti per anni in banca a prezzi gonfiati a decine di migliaia di ignari risparmiatori. Il 21 gennaio il gup milanese Manuela Scudieri, dopo oltre due ore di camera di consiglio, ha accolto un’eccezione di competenza territoriale e ha redistribuito sul territorio i fascicoli che erano invece stati radunati dalla Procura milanese, che dopo tre anni di indagini aveva chiesto il processo per 105 persone fisiche e 5 società. Con Banco Bpm, Banca Aletti, UniCredit e il broker Intermarket Diamond Business, in qualità di società, 84 imputati restano a Milano, ma alcuni andranno a processo anche a Verona, in base alle contestazioni. Gli altri sono stati trasmessi a Roma, Siena e Verona.
Per gli imputati milanesi l’udienza preliminare, con alcune centinaia di parti offese, è stata aggiornata all’8 febbraio. A Roma sono finiti gli accusati di truffa legati a Diamond Private Investment (la società broker ha patteggiato), come l’ex ad Maurizio Sacchi. La vicenda delle connessioni di Dpi con i vertici di Mps è stata sollevata da una recente puntata di Report che ha messo sotto la lente i silenzi della Vigilanza di Banca d’Italia, che l’8 febbraio dovrà risponderne in Commissione parlamentare sulle banche. A Siena è stata trasferita la posizione di Banca Mps, come società, e di alcuni manager che rispondono di un’accusa di autoriciclaggio.
L’inchiesta, coordinata dal pm Grazia Colacicco, aveva accertato presunti profitti illeciti per quasi 500 milioni ai danni di migliaia di investitori. Per l’accusa, i diamanti erano venduti a prezzi gonfiati a clienti convinti invece di acquistare beni rifugio, con la complicità delle banche.
“Il rischio concreto è che con l’allungarsi dei tempi i reati contestati finiscano in prescrizione, mentre aumentano difficoltà e spese per le parti civili. Le Procure alle quali saranno trasferiti gli atti non conoscono l’indagine, dovranno studiare tutto”, spiega l’avvocato Luca Agostino Cesareo, difensore di Assoutenti in molti processi sui diamanti. “Il gup ha una funzione preliminare, per le sue decisioni non c’è ricorso. Lo testimonia l’esclusione dalle parti civili nel processo di Milano delle associazioni dei risparmiatori: una decisione per noi incongrua come l’esclusione dalle parti civili di tutti i risparmiatori che non hanno presentato querela, perché il reato contestato, truffa aggravata, è procedibile d’ufficio. Molti risparmiatori coinvolti, così, stanno pensando di rinunciare al giudizio penale, per seguire le cause civili. Anche qui però vi sono grandi incogruenze, come quelle del Tribunale di Genova che di recente ha emesso una serie di sentenze sui risarcimenti che riteniamo abnormi, perché sottraggono al danno da rimborsare il 30% del differenziale di prezzo tra l’investimento versato, che era gonfiato da listini autoprodotti dai broker Idb e Dpi, e il reale valore di mercato delle pietre. Faremo ricorso”, conclude Cesareo.
Sulla vicenda di recente si è espresso anche il segretario del sindacato di settore First Cisl, Riccardo Colombani: “La vendita di diamanti allo sportello non ha avuto niente di etico. I banchieri hanno giocato nell’area grigia dell’investimento fisico, sfuggendo alle regole europee della direttiva Mifid II, provocando la disaffezione dei risparmiatori e anche procedimenti penali per i lavoratori”.