C’è un posto più degli altri, a Kiev, dove si conosce la guerra nel Donbass e dove, in queste ore di attesa e di “preparativi di guerra” tra Occidente e Russia, basta uno sguardo tra avventori, camerieri e proprietario perpercepire umori contrastanti: il luogo di ritrovo si chiama Veterano Brownie, è una caffetteria dove si servono bevande calde e biscotti al cioccolato. Il conflitto con le regioni separatiste, per chi lavora al Veterano Brownie per ora resta un ricordo.
Ma è una realtà che potrebbe cambiare da un momento all’altro. Ad aprire il locale è stato Roman Nabozhiak: camicia a quadri, due anelli alle orecchie e uno al naso, sarebbe un trentenne alla moda in qualsiasi capitale europea. “A 25 anni, dopo l’occupazione della Crimea, mi sono arruolato nell’esercito; prima lavoravo in un’azienda di telecomunicazioni, mi occupavo dei clienti americani. Ma non potevo fare finta di non vedere cosa stava accadendo a Est”. Roman ha trascorso 18 mesi in Donbass in una unità che raccoglie informazioni d’intelligence: “Tornato a casa volevo divertirmi ma nello stesso tempo restare al servizio del mio Paese”. La risposta è arrivata con Veterano Brownie: “Quando abbiamo aperto ho assunto solo ex militari”. L’idea è stata rivoluzionaria, altri soldati in congedo sono diventati imprenditori. “Siamo una piccola comunità, non è solo un’ideale, ma un aiuto nelle cose pratiche: fornitori, pubblicità, gestione amministrativa”.
Cosa pensa la comunità dei veterani, ci sarà la guerra tra la Nato e Mosca? Roman non fa mistero che lui come tanti altri non vogliono farsi cogliere di sorpresa: “Ho un’azienda e cerco di programmare tutto. Bisogna essere preparati per ogni evenienza. E con la Russia c’è solo una prospettiva: la guerra”. Il ragazzo che un momento prima raccontava delle vacanze in autostop sembra sparire davanti all’ex militare. “Pochi giorni fa ho scritto una lista con le cose da fare in caso di attacco. Ho parlato con il padrone dei muri del negozio e con tutti i dipendenti. Abbiamo deciso come usare gli spazi, come ospitare chi non potrebbe più tornare a casa. Ho ordinato il necessario per proteggerci se gli scontri arrivassero in città”. In una busta sulla sua scrivania ci sono le istruzioni: “Ma fino ad allora resto un giovane imprenditore, quindi si lavora con il sorriso”.
Vent’anni in più sulle spalle e una carriera militare culminata con il grado di colonnello, Oleg Zhdanov con Roman condivide l’aver lasciato il servizio attivo. L’ex ufficiale ha fatto parte del gruppo dirigenziale dell’esercito durante la guerra del 2014. Oggi, in pensione, fa l’analista. “Le truppe russe che si stanno ammassando al confine continuano ad aumentare, ma non sono ancora una vera minaccia. Non si comincia una guerra d’inverno, questo ce l’ha insegnato la storia”. La tecnologia permette attacchi nemmeno inimmaginabili un decennio fa, ma “il fango rende difficile un’invasione, specialmente con mezzi pesanti come quelli dispiegati dai russi”. Le armi consegnate da Londra a Kiev e le altre accumulate negli anni dall’Ucraina “rendono il nostro esercito molto efficiente, la Russia non potrà entrare nel paese senza subire importanti perdite. Insomma, quello che sta avvenendo in questi giorni è che si alzano i toni per evitare lo scontro. Come avvenne durante la Guerra fredda”. Il punto di non ritorno per l’ex colonnello sarebbe l’ingresso di Kiev nella Nato o nell’Unione europea. “Questo non lo vuole nessuno. L’Ucraina diventerebbe il confine tra i due blocchi. Come lo è stata la Germania fino alla caduta del Muro”. E tra i nemici di Kiev, per lui, si è aggiunta proprio Berlino. “Sono i più filo russi, sono dipendenti dal loro gas, anche se potrebbero scegliere di acquistare da chiunque altro”. Il colonnello è convinto che sarà la stessa Unione europea a spingere la Germania a riconsiderare le sue posizioni. “Con una guerra, anche tra qualche mese o anno, sarebbe l’Europa dell’est a finire nel caos, non gli Stati Uniti, né il Regno Unito”.