“Giuro che io vado a Barcellona… pio sta puttana de merda e gli sparo in faccia… eh cioè davero io vado a Barcellona e la fò a pezzi”. Parole di estrema violenza, forse dettate anche dal panico per l’inchiesta in corso. Sono quelle pronunciate da T., che insieme a M. è uno dei due ragazzi minorenni al centro dell’informativa che i carabinieri di Roma hanno inviato alla Procura dei Minori di Roma. I giovani sono accusati dello stupro di gruppo denunciato da A., anche lei minorenne, figlia di un diplomatico milanese di stanza in Spagna. La presunta violenza sessuale è avvenuta durante un party nel quartiere Primavalle della Capitale, la notte tra il 31 dicembre 2020 e il 1 gennaio 2021. L’indagine sui due ragazzi deriva da quella della Procura di Roma che ha già portato all’arresto, per gli stessi fatti, di due maggiorenni, Patrizio Ranieri, 19 anni, calciatore dilettante, e Claudio Nardinocchi, 21 anni. Si legge nel capo d’imputazione che i quattro avrebbero portato A. “a subire o compiere atti sessuali di gruppo, abusando delle sue condizioni di inferiorità psichica e fisica (…) avvicendandosi tra di loro, mentre gli altri si ponevano all’esterno con funzioni di ‘palo’”. Con loro, c’è un quinto indagato, Flavio Valerio Ralli, 19 anni, amico di A., la cui posizione – scrivono gli investigatori – “sembra essere meno grave”, anche per via delle dichiarazioni della ragazza.
Al festino i giovani hanno assunto numerose sostanze stupefacenti: cocaina, hashish, ma anche farmaci legali come Rivotril e Xanax. Per questo motivo la Procura ha aperto un fascicolo d’indagine a parte, affidato a un altro pm, e nei prossimi giorni formalizzerà le accuse agli indagati. Nelle testimonianze raccolte dai carabinieri, alcuni dei partecipanti dicono che cocaina e hashish sarebbero state portate alla festa da M., figlia minorenne di una nota soubrette, e dal suo fidanzato, Simone Ceresani (non indagato), nipote dell’ex presidente del Consiglio, Ciriaco De Mita (tutti estranei all’inchiesta). L’avvocato di fiducia della famiglia al Fatto ha smentito con forza ogni eventuale accusa nei confronti del 21enne. Due le comitive che si sono ritrovate nel villino a Primavalle: una di zona, formata da 11 ragazzi e una ragazza, e una dei Parioli, composta da 10 ragazze e 4 ragazzi, di cui facevano parte anche A. e V., la giovane che ospitava la presunta vittima per le vacanze natalizie.
Tutto iniziala vigilia di Capodanno, con le ragazze del gruppo Parioli, tutte minorenni, alla ricerca di droga e farmaci. G. è incaricata di trovare il Rivotril: “La farmacia non ce l’aveva (…) sto a Conca qui non ce un cazzo”, scrive nelle chat agli atti. A occuparsi della cocaina sembra essere M., cui V. chiede di comprare “2 grammi anche per A.”. “Ti ripeto – scrive M. – non è che posso girà con non so quanto dietro, se me fermano so cazzi”. E ancora: “Va bhe amo je faccio fa du botte dal mio però non posso pià un cazzo in più”. Sarà poi un’altra giovane del gruppo Parioli a dire che “la cocaina so che l’ha portata Simone, il fidanzato di M., a lui ho dato 27 euro”.
Si arriva alla sera del 31. Le intercettazioni delle telefonate avvenute nei giorni successivi hanno permesso agli inquirenti di cristallizzare i fatti. Il 1° gennaio, alle 14.47, V. e M. si sentono. La prima rimprovera la figlia della soubrette di essere andata via con il fidanzato lasciando sola A.. Ma M. si lamenta “di aver trascorso l’intera serata insieme ad A. e che questa stava sempre attaccata a lei e al fidanzato”, si legge nelle carte. V. la rimprovera ancora dicendo che A. “era stata stuprata da 15 soggetti”. Ma il racconto della presunta violenza emerge con forza da un’altra chat, quella del principale indagato. I messaggi inviati da Ranieri il 1° gennaio per i pm hanno il sapore dell’ammissione: “Jo messo (…) dappertutto (…) jo rotto er c(…) mesà ciò tutto sangue su a majetta (…) avevo appena finito de scopa perché hahah (…) chiedijelo (a T., ndr) se no scopato (…) che me cacava rcazzo che doveva entrà lui a scopa hahah (…) se scopata pure lui a mia poi (…)”. E infatti diversi testimoni hanno detto ai carabinieri di aver visto Ranieri uscire dal bagno con la “maglietta sporca di sangue”. T., preoccupato per la denuncia di A., al telefono con un altro partecipante dice: “Patrizio me sa’ che è quello che gli accollano lo stupro perché c’aveva er sangue sulla maglietta (…)”. Poi ammette: “Io so sincero fratè… io me so… hai visto fratè… io gliel’ho buttato un po’ ar c(…) però loro mi hanno detto ‘l’unica cosa che poi pià te è falsa testimonianza (…)’”.
Qualche giorno prima T. aveva chiamato anche Nardinocchi. Lui, quello che A. davanti ai carabinieri, in lacrime, non riesce a guardare nemmeno in foto, non si pente: “Io te lo dico… io una me la so popo inc… pop a divettimme ma’…”. Poi “in uno sconvolgente ribaltamento dei ruoli”, scrive il giudice, se la prende con i genitori della ragazza: “Cioè tu manni fu fija a sedici anni (…) e poi er giorno dopo te sveji e denunci? Ma che sei infame? Cioè così sei popo un vile, un verme, un miserabile”. Nel panico l’altro minorenne indagato, M., che il 5 febbraio dice: “Ma che cazzo ne sapevo… se lo sapevo manco me la scopavo… manco so venuto”.
Dalle carte, invece, non emerge se il rapporto tra Ralli e A. sia avvenuto prima o dopo la presunta violenza di gruppo. Doveva infatti essere un rapporto a tre, proposto da J., fidanzata di Ralli e amica di A., ma J. si sarebbe sottratta per un malore.
Nonostante la serata di alcol, sesso e droga, il 2 gennaio Ranieri è già al lavoro per un nuovo festino, nella stessa casa, la notte della Befana. Nel gruppo WhatsApp ci sono lui, Ralli e J.. Parlano di un rapporto sessuale a tre. Ma Ranieri vorrebbe ci fosse anche A.: “È una bella porca, me piace”. Ralli gli dà man forte, e “con tono scherzoso” (annotano gli inquirenti), dice a Ranieri: “A fratemo però per forza te vojo vedè che s(…) in testa a tutti…”.