Si sentivano sull’orlo di un burrone, stretti tra i sogni del Caimano e le mire, più che concrete, di Mario Draghi. E invece ieri sera ecco l’assist su cui Giuseppe Conte e i Cinque Stelle confidavano silenziosamente, da giorni. Arriva proprio da Silvio Berlusconi, che con un pugno di righe si ritira dalla corsa al Colle e poi esorta indirettamente il presidente del Consiglio a rimanere a Palazzo Chigi. “Sta vincendo la linea di Conte, che ha tenuto duro su Berlusconi e Draghi, aprendo a Matteo Salvini” esultano subito dai piani alti. “Adesso il premier ha sicuramente perso punti” è la lettura diffusa tra diversi grillini. Ma non tra i dimaiani: convinti che Draghi resti il favorito, “perché il centrodestra spaccato alla fine convergerà su di lui” sussurra un parlamentare di peso.
Però Conte festeggia ugualmente: “Il ritiro di Berlusconi è un passo avanti, ora tutti si stanno rendendo conto che non possiamo permetterci di interrompere l’azione del governo e di sostituire Draghi a Chigi”. Ora “è tempo di un serio confronto tra le forze politiche” sostiene ancora Conte. Di sicuro è mutata l’inerzia del gioco. E può riaffiorare la vera speranza dei 5Stelle, il bis di Sergio Mattarella. Chimera che potrebbe tramutarsi in ipotesi concreta solo con l’appoggio di Berlusconi e di Salvini. Così sullo sfondo c’è un altro percorso, costruito con giorni di contatti ad alto livello. E conduce a un nome riemerso nelle ultime ore, Elisabetta Belloni. Il direttore generale del Dipartimento delle informazioni, diplomatica con 35 anni trascorsi alla Farnesina, stimata trasversalmente, senza nemici politici apparenti.
In settimana proprio Draghi l’aveva ricevuta a Palazzo Chigi. Per il premier la 63enne romana potrebbe essere una sostituta ideale come presidente del Consiglio, visto anche che consentirebbe di non spostare di casella i tre ministri in carica che tutti citano nel toto-premier: in ordine di quotazione, Vittorio Colao, Marta Cartabia e Daniele Franco. Ma i più maliziosi danno anche un’altra interpretazione: “Draghi ha provato a bruciarla nella corsa al Colle”. O come dicevano i latini, a promuoverla per rimuoverla. Perché Belloni è un nome su cui si è lavorato e si lavora, nei tavoli tra i partiti. E potrebbe essere perfetta per il Movimento che su Draghi rischia di andare in mille pezzi. Per questo punterebbe su una figura non certo sconosciuta a Di Maio, che con Belloni ha lavorato da ministro degli Esteri. Nei giorni scorsi Conte ha sondato vari leader sul suo nome, e ha trovato solo consensi. Belloni andrebbe bene sia a Fratelli d’Italia che alla Lega. E anche dai piani alti di Forza Italia sussurrano: “Non si vede perché Berlusconi dovrebbe dire no, è un profilo di livello”. Controindicazioni? Una, innanzitutto: è arrivata al Dis solo otto mesi fa, e spostarla da quell’incarico significa toccare equilibri notoriamente delicatissimi. Nell’attesa, anche nella cabina di regia di ieri Conte ha parlato di due alternative, già illustrate agli alleati giallorosa come a Salvini: il fondatore di Sant’Egidio Andrea Riccardi e l’ex ministra della Giustizia, Paola Severino. Nomi che dal M5S non hanno celato, per mostrare di avere opzioni. Anche se poi bisogna ragionare su Pier Ferdinando Casini, eventualità per nulla residuale. Conte potrebbe deglutirlo senza troppi patemi, Di Maio idem. Il corpaccione del M5S però a sentirlo evocare si agita, borbotta.
Non quanto a udire altri nomi, però (Giuliano Amato, per esempio). E non certo come per Draghi. Così il punto resta evitare proprio lui, il premier. Anche ieri parlando di “crisi di governo”, il M5S ha toccato una corda precisa, quella della paura di tanti eletti di un voto anticipato o di uno stallo istituzionale. Ma c’è di più. In alcune delle riunioni ristrette, Conte lo ha precisato: “Se Draghi venisse eletto al Quirinale, a quel punto il M5S potrebbe consultare gli iscritti prima di entrare nel quarto, diverso governo in quattro anni”. Sillabe con un significato preciso: la permanenza dei 5Stelle in maggioranza, una volta salito il premier al Colle, non andrebbe data per scontata. Stasera comunque è prevista l’assemblea congiunta del M5S. E l’avvocato dovrà esporsi, più del solito.