Si fa presto a dire Reggio. Ma in Italia le Reggio sono due. Reggio Calabria e Reggio Emilia. Simboli distanti 1100 chilometri. E una volta, oggi non più, anche anni luce per costumi civili. Perciò si è presi da una sorta di inquietudine retrospettiva se si partecipa a eventi pubblici nell’una e nell’altra città nel giro di 24 ore. Che cosa ho visto? Chi e che cosa c’era? Assurdo e pedante, volere rispondere caricandosi della storia e delle complessità. Si rischia di perdere il senso rivelatore, talvolta anticipatore, dei dettagli.
Ad aspettarmi a Reggio Calabria trovo Antonio Marziale, esuberante garante regionale dei diritti dell’infanzia. Un tipo estroverso e generoso sui cinquanta, che si divide tra Milano e lo Stretto. Calabrese doc, comunque. Di Taurianova, di cui ricorda con orgoglio di essere stato in gioventù consigliere comunale. Quando arrivò il primo scioglimento del comune per mafia, negli atti giudiziari finirono tutti i consiglieri tranne lui e un altro. È un entusiasta.
Ha organizzato un evento speciale in occasione del 30° anniversario della convenzione Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. “Qui non c’è quasi più nulla in cui credere. A volte quando vedo i bambini giocare con i topi, vivi o morti, mi domando di che Stato gli parliamo. Sembra che non ci sia un’anima pubblica. Qui mancava il reparto di terapia intensiva pediatrica in tutta la regione. L’unica in Italia a non averne. Non doveva forse occuparsene la sanità? Be’, l’ho fatto aprire io. E ci ho messo la metà del mio primo budget annuale”.
Per questo ha pensato che il “fai la cosa giusta” significasse, per questo anniversario, coniare uno slogan insolito e bellissimo: “Il diritto di avere esempi”. Ha prenotato la grande aula consiliare della Regione e ha messo in programma un film dedicato a uno degli eroi della Repubblica, invitando alcune delle scuole più sensibili. “Dovevo mettermi anch’io a riunire bambini per fare recitare poesie, o allestire mostre retoriche di disegnini?”. E il bello è che in occasione del “suo” film non si è limitato a fare da padrone di casa inamidato, buongiorno eccellenza, grazie di essere qui così numerosi. Si è messo ad andare su e giù per le scale dell’aula magna per garantire serietà, ma gli insegnanti di quella scuola dove sono, a sottolineare l’importanza di quello che stava accadendo, facendo partire lui l’applauso in certi tornanti della memoria, fino a trovarsi una commovente standing ovation alla fine del film.
Davvero veniva di pensare “allora la Calabria c’è”. E di immaginare subito dopo chi potrebbe accudire “questa” Calabria per farla crescere, guidandola indenne tra bisogni e raccomandazioni, creatura splendida e delicata che sarebbe un delitto far appassire.
Il mattino dopo cambia la scena. Via sole e mare e dentro cielo grigio. Altra Reggio, altra sala. Ora Camera del Lavoro, per discutere della presenza della ‘ndrangheta in città, e del libro che la racconta. Sala piena, come pure altre due sale collegate a circuito chiuso. Un rinfrancante pullulare di sindacalisti di ieri e di oggi, convinti che ai clan non si debba più cedere un centimetro, e che anzi sia arrivato il momento di riconquistarne qualcuno. Larghe macchie di studenti, con i loro insegnanti. Visi giovani e visi anziani che parlano di un antico e moderno progetto di civiltà, uniti dall’intenzione di respingere l’ondata “civilizzatrice” che arriva sull’Emilia dai clan cutresi. “Come è potuto succedere?”, chiedono in tanti. Per quali ragioni è stato possibile? Perché sul fatto che ciò sia accaduto, in queste tre sale, non vi è per fortuna alcun dubbio. Il guaio è che in nessuna delle sale vi è qualcuno, nemmeno un sosia, degli amministratori locali; si narra perfino che non vi sia alcun giornalista. E questo spiega a perfezione perché tutto sia stato possibile. Semplicemente il tema non interessa, comunque non scuote, si dorme bene lo stesso.
Perché altrimenti non andare tra quei sindacalisti e quegli studenti? S’incontrerebbe Maura, ad esempio, ex sindacalista Cgil. Sì, Maura Giuffredi, da pochissimo in pensione, sponda preziosa della ricerca confluita nel libro. Sobriamente elegante e combattiva. Tenera e di ferro, come predicava un celebre rivoluzionario. Così dopo 24 ore è difficile non pensarlo. Un garante dell’infanzia, una sindacalista Cgil. Per quali diverse strade passa la risalita delle due Reggio. Torna il verso di Machado: “Viandante, la strada non esiste. La strada si fa camminando…”