Collasso. Dei viadotti che crollano e del sistema autostradale ligure. In quindici mesi sono crollati due viadotti. Ieri è toccato al Nostra Signora della Guardia, alle spalle di Savona. D’accordo, è una frana che si è mangiata quaranta metri di ponte (pare, finora, senza vittime). D’accordo, stavolta Autostrade non c’entra perché la A6, Savona-Torino è gestita da Gavio. Ma ormai è sotto l’occhio di tutti: le autostrade liguri sono al collasso. Su cinque direttrici ben due sono interrotte o deviate per crolli di viadotti. Altre due (la A26 verso il Piemonte e la A7 verso Milano) funzionano a regime ridotto per i lavori urgenti. Le altre direttrici (A10 e la A12) sono un rosario di cantieri.
Ma torniamo a ieri. Sulla Liguria piove da giorni, la terra è imbevuta. Marcia. All’improvviso una fetta di montagna – per fortuna lontana dalle case – scivola a valle, ingoiando alberi, massi e il pilone dall’autostrada: quaranta metri d’asfalto – la carreggiata per Torino – scompaiono: “Stavo sorpassando, ho visto una persona che si sbracciava e ho pensato a un malore. Poi ho visto tutto nero, il viadotto non c’era più”, le parole di Daniele Casson, 56 anni, vigilante savonese, somigliano a quelle dei sopravvissuti del Morandi. Ma stavolta è andata meglio: “Dietro di me arrivava un pullman con decine di persone, per fortuna siamo riusciti a fermarlo sul baratro”. Questa notte le unità cinofile dei vigili del fuoco non hanno smesso di cercare tra le macerie. “Non possiamo escludere che là sotto ci sia qualcuno”, ha detto il Governatore Giovanni Toti. Intanto già da stamattina si dovrà trovare una soluzione: su quel ponte passavano merci e passeggeri dei porti di Savona e di Genova. La speranza è che almeno il viadotto dell’altra carreggiata sia sano e si possa procedere a doppio senso.
Ma il punto oggi è l’emergenza totale delle autostrade liguri. I viadotti malati non si contano più e gli automobilisti chiedono di sapere se sia sicuro percorrerli. Le indagini e le ispezioni della Procura e della Finanza di Genova si sono concentrate su Bormida, Pecetti, Gargassa e Gorsexio sulla A26. Accanto al Morandi i tecnici stanno monitorando il Sei Luci. Sulla A10 ci sono il Teiro (Varazze) e il Letimbro (Savona). Sulla A7 ecco il Coppetta e il Busalla. Sulla A12 preoccupano il Bisagno, il Veilino e il Sori. Quattro viadotti nelle ultime valutazioni tecniche hanno riportato voti ben più allarmanti di pochi mesi fa: Ponticello, Bormida, Ponte Scrivia e Coppetta. Addirittura 70 (il Morandi secondo i tecnici del ministero aveva 60). Più alto il voto e più seria è la situazione. Con 70 si deve provvedere a interventi immediati o a limitazioni del traffico. Ma secondo i tecnici tutti i viadotti della A12 richiedono un esame approfondito e molto urgente perché nei cassoni di alcuni “abbiamo trovato molta acqua”.
Non solo: secondo gli inquirenti, dall’esame della documentazione interna di Autostrade e Spea (la controllata che si occupa delle analisi di sicurezza dei viadotti) sarebbe emerso che dal 2013 non venivano effettuate ispezioni nei cassoni dei viadotti (e proprio i cassoni potrebbero essere la causa del crollo del Morandi). Inoltre, i sensori che dovevano monitorare la struttura del Morandi erano inattivi dal 2016.
Un quadro drammatico. Autostrade nelle ultime settimane ha coperto le arterie liguri di cantieri. Sono stati più di cento. Secondo la società “è il segno di un impegno serio e importante”, di un cambiamento di rotta. I critici, però, temono che ci si sia accorti all’improvviso di una situazione al limite del tracollo. Così il sistema autostradale ligure rischia il collasso: l’arteria che porta a Milano nelle ultime settimane era intasata ogni giorno per i lavori ai viadotti malati. Stessa sorte per la A26 che porta ad Alessandria e alla pianura. Una via crucis: “Code per lavori”, era scritto sui pannelli. Nemmeno una parola per informare gli automobilisti della vera ragione di questa urgenza: i report di sicurezza molto allarmanti. Intanto tra Genova e Savona si procede quotidianamente a passo d’uomo: fino a sei cantieri per quaranta chilometri. Alcuni lunghi dieci chilometri. Un’invasione di birilli, migliaia e migliaia, a chiudere le corsie, a volte senza che si vedano operai al lavoro. Cosa succede davvero? Le autostrade liguri ormai sono trasformate in percorsi a una, due corsie (con pedaggio, però). La società assicura che si stanno ultimando lavori per oltre otto milioni. Chissà se siano tanti o pochi. La liquidazione di Giovanni Castellucci, ex ad del gruppo indagato per il Morandi, era quasi il doppio: oltre 13 milioni.