In quel tempo (dopo che ebbero crocifisso Gesù), il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: “Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto”. Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: “Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso”. Sopra di lui c’era anche una scritta: “Costui è il re dei Giudei”. Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!”. L’altro invece lo rimproverava dicendo: “Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male”. E disse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo Regno”. Gli rispose: “In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso”. (Luca 23,35-43).
Sulla croce di Gesù posero la scritta: costui è il re dei giudei. Un enorme paradosso sta al cuore della fede dei cristiani. Dalla fissità del legno della croce, Gesù esercita la sua regalità, diversa e singolare da quella che gli grida il malfattore: salva te stesso e noi! Quel luogo di sofferenza, d’ignominia e di martirio diventa centro del genere umano ricapitolando in Sé tutte le cose, come aveva scritto papa Pio XI nel 1925 istituendo questa solennità. Celebrare Cristo, re dell’universo, vuol dire riconoscere il suo potere regale che consiste nel dare la vita per la redenzione di tutti gli uomini, esaltando Colui che ha il primato su tutte le cose (Col 1,18). La liturgia odierna accosta la figura di Davide, consacrato re delle tribù di Israele, come prefigurazione di Cristo re dell’universo.
I capi sfidano Gesù in croce deridendolo: ma che Dio ti lascia morire così! La sua risposta è coerente con l’annientamento (kènosis) dell’incarnazione. Il mistero della divinità è nascosto dalla carne e il suo amore redentore passa attraverso la sua morte, che per noi equivale al totale fallimento. Non ottengono risposte le provocazioni rivolte a Gesù. Il suo silenzio custodisce la sua risposta di obbedienza al Padre e la fiducia in Lui, nella sua condivisione che è più forte del dramma della morte di croce.
Lo confermano le parole stesse di Gesù agonizzante: Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito. A questo punto, appare lo struggente e inaspettato colloquio col “buon ladrone”, il primo dei salvati che inaugura la schiera di quanti intraprendono il cammino verso il Regno realizzando la promessa di Gesù: vi sono ultimi che saranno primi e primi che saranno ultimi (13,30). Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo Regno: questo modo di morire, fidandosi ciecamente e completamente di Dio, fa sì che il ladrone invochi il nome santissimo di Gesù con tutta la fede che un disperato moribondo e colpevole può esprimere. In un momento così cruciale, invece di occuparsi della sua morte, Gesù gli rispose: In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso. Con la narrazione di questo meraviglioso, atteso ed estremo colloquio tra crocifissi, l’evangelista ci fa fare un progressivo cammino di fede. La morte in croce diventa il segno della regalità di Cristo, la perfezione divina di un amore che accoglie, perdona, riscatta, dona e libera gratuitamente per un destino che è quello dell’eternità. Nel momento in cui abbiamo il coraggio di affidarci a quel Re finito in croce, debole tra i deboli e ultimo tra gli ultimi, riceviamo l’assicurazione, già oggi, di ottenere in regalo la vita beata nella piena comunione con Lui. Bisogna rimanere con Gesù affinché questo Nome ci possa salvare. Aggrappati al Crocifisso che esprime l’infinita compassione di Dio per l’uomo, diventandogli compagno nella pena, nella morte e nel desiderio infinito della vita per sempre. Gesù, con la morte in croce e la sua risurrezione, rivela la sua Signorìa sulla vita e sulla storia. Questa è la Buona Notizia di Gesù: Dio Padre ama tutti e tutti vuole salvi! Chi vuol salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà (9,24). Dal Crocifisso, anche temerariamente come hanno fatto tanti santi, si deve avere il coraggio di ottenere ogni bene.