Vi vediamo: molti di voi sono in attesa, molti altri conoscono qualcuno che lo è, altri controllano il conto in banca e si disperano chiedendosi come sia possibile che le offerte del Black Friday arrivino a fine mese prima di ricordarsi che è stato inventato anche il Cyber Monday per coprire un arco temporale più vasto e quindi la maggior parte dei possibili giorni di emissione stipendio. Vi vediamo cedere alla tentazione dello sconto, pronti a cliccare sul prodotto scelto e selezionato da tempo. Lo avete studiato, avete letto le recensioni, confrontato con altri siti. Sappiamo che siete andati anche in negozio a provarlo. Siete pronti. Lo sappiamo. Lo siete sempre stati.
Quando l’ecommerce ha iniziato a diffondersi, il suo potenziale intrinseco spaventava: la chiusura dei negozi, la perdita dei posti di lavoro, la perdita di qualità dei prodotti, le truffe. Più che una opportunità, sembrava una ecatombe. E come atteso, è stato inarrestabile. Amazon è una delle aziende più potenti al mondo, il fondatore Bezos se ne sta nell’Olimpo degli uomini più ricchi del mondo da anni (salvo salire e scendere, sempre sul podio, a seconda dei dispetti di Trump), Facebook ha creato Marketplace per permettere a chiunque di vendere online con facilità, gli annunci e i siti sono ormai il canale prediletto per i privati ma anche per i negozi. Insomma, le profezie della gloria e del declino del commercio per mano di quello elettronico si sono avverate? Per capirlo, guardiamo ai dati elaborati in occasione del Black Friday e del Cyber Monday, appuntamenti che danno la sensazione ai consumatori di avere un maggiore potere d’acquisto (e forse, grazie ai saldi, anche un po’ di certezza).
Retail Apocalypse? Ebbene, secondo le stime dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm del Politecnico di Milano, in Italia tra il Black Friday del 29 novembre e il Cyber Monday del 2 dicembre, verranno spesi circa 1,3 miliardi di euro, il 25 per cento in più rispetto al 2018. Su questa cifra, gli acquisti fatti via smartphone supereranno il 40 per cento per del totale. Alle stime dell’Osservatorio si sommano quelle di una grande piattaforma di commercio elettronico, eBay che ha previsto una spesa media degli italiani di 116 euro, con più di venti milioni di persone che faranno acquisti. E di cosa? Le categorie più gettonate sono l’elettronica (62 per cento), seguita da abbigliamento, scarpe e accessori (43 per cento), articoli per casa e giardino (14 per cento) e “fai da te” (12 per cento).
Meno lavoro? L’altra faccia della medaglia è stata l’apocalisse del retail, quei circa 100mila negozi con meno di 10 addetti chiusi dal 2006 al 2016 (Istat) sia per la crisi dei consumi che per l’avanzata delle piattaforme. Nel dicembre 2018 il valore delle vendite al dettaglio è cresciuto lievemente (+0,2%) rispetto all’anno precedente, ma con dinamiche eterogenee tra le diverse forme distributive. E mentre per la grande distribuzione si è registrata una crescita, seppure moderata, rispetto al 2017 (+0,8%), le vendite delle piccole superfici sono calate per il secondo anno consecutivo (-1,3%). La colpa è dell’e-commerce? Forse sì, forse no. Sono infatti moltissimi i punti vendita che hanno anche un canale online, (sui social o sulle piattaforme) attraverso cui muovono fino al 50 per cento dei loro volumi di fatto allargando la platea di riferimento. La logistica resta invece il grande problema: sfruttamento, condizioni inumane, consegne sempre più rapide e paghe da fame complici anche le esternalizzazioni e contratti precari.
Qualità scadente?La certezza del negozio è da sempre la possibilità di controllare il prodotto e di sapere dall’inizio com’è fatto. Una sicurezza per il cliente e l’esercente. Con l’arrivo delle vendite online, uno dei maggiori timori era che il prodotto non corrispondesse alla descrizione e che fosse qualitativamente scadente. Nel tempo, però questo timore si è ridotto di molto. Il sistema dei feedbacke dei commenti (e soprattutto il terrore dei venditori nel ritrovarsi pessime recensioni) ha creato un sistema virtuoso di garanzia e di ricerca di qualità e precisione. Verba volant, scripta manent: se il cliente è scontento, la macchia rischia di rimanere quasi per sempre. Meglio evitare.
Truffe? E se diventa sempre più difficile essere frodati sul prodotto (la politica dei resi permette infatti di rimandare indietro con grande facilità qualsiasi cosa, il reso ormai è quasi un diritto fondamentale – e tutelato – dell’uomo), la profezia della pericolosità degli acquisti online si è in parte avverata per gli attacchi hacker. Un studio di Kaspersky evidenzia in questo periodo un aumento del 24 per cento della probabilità di attacchi di phishing finanziario rispetto al valore medio del resto dell’anno. “Di fatto questa è la stagione di caccia per i criminali informatici alla ricerca di dati personali, numeri di carte di credito o credenziali bancarie”, spiega la società di sicurezza che dà qualche consiglio pratico per non diventare una facile preda. Come evitare di fare acquisti su siti che sembrano sospetti o difettosi, non importa quanto siano vantaggiosi i loro saldi per il Black Friday. Oppure non cliccare su link sconosciuti che si ricevono su mail e social media e attivare un limite sul conto corrente per le singole transazioni online. Noi, come dicevamo, riusciamo a vedervi: incollati allo smartphone alla ricerca di pagine sconti, gruppi Telegram e Whatsapp con le offerte delle offerte last minute. Lasciate perdere: si sa, se troppo bello non può essere vero. Neanche con i saldi.