Balla tutto, nel M5S. Ma il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede giura che non è tutto perduto: “Dopo dieci anni di grandi risultati è normale ragionare su nuovi obiettivi, dobbiamo ripensarci a 360 gradi e svolgere gli Stati generali”. Però respinge la richiesta dei dem Zingaretti e Orlando di allearsi contro il “sovranista” Salvini: “Non bisogna mai allearsi per essere contro qualcuno”. E sulla prescrizione avverte: “Se il Pd votasse con Forza Italia e Lega contro la riforma dovrebbe trarne le conseguenze”.
Gli iscritti vi hanno imposto di presentarvi in Emilia Romagna e Calabria. Hanno sconfessato Di Maio e voi big.
Io leggo la votazione per quello che è: gli iscritti hanno deciso che dobbiamo partecipare alle Regionali, e dobbiamo rispettare la loro indicazione.
Lei cosa ha votato?
Avrei preferito che il M5S si fermasse per un momento di riflessione su obiettivi e struttura.
Di Maio e i delegati regionali hanno deciso di correre senza il Pd, ma altri big chiedono di rivotare su questo.
Non conosco abbastanza quelle realtà per esprimermi. Nei prossimi giorni voglio parlare con i nostri rappresentanti su quei territori.
Una vostra lista in Emilia rischia di costare la sconfitta al governatore dem Bonaccini, e di mettere a rischio il governo. Non la preoccupa ?
Questa è una logica da vecchia politica, che parla di se stessa. Non ci si allea contro qualcuno, ma per fare le cose e stare con i cittadini.
Se vince la Lega, arriveranno le Politiche e il trionfo della destra.
Ripeto, ogni volta che si parla di un’alleanza contro il Carroccio o accusano Salvini di essere un fascista gli fanno solo un grande favore. Il capo della Lega è un irresponsabile, e se fosse stato per lui saremmo senza governo mentre sono aperte partite delicatissime come la manovra o il caso dell’Ilva. Se fosse stato per lui ci sarebbe stato l’aumento dell’Iva, con un costo di 540 euro in più a famiglia. Se si lavora bene si va di fatto contro Salvini.
Quindi gli Stati generali del Movimento servono.
Sì, assolutamente. Ma sulla tempistica è opportuno un confronto.
Il capo politico Di Maio è contestatissimo nel M5S, e tanti invocano una segreteria politica. È d’accordo? E Di Maio deve lasciare?
Non siamo un partito, e non dobbiamo puntare a diventarlo. Però è chiaro che dobbiamo ripensare tutto, compreso il fatto se dobbiamo avere o meno un capo. Ma non è un problema di persone, e di certo non lo è Di Maio, con cui ho il privilegio di lavorare e che ha realizzato cose importantissime. Il punto sono gli obiettivi e la struttura.
La maggioranza è lacerata dalla prescrizione. La miccia della fine del governo gialloverde fu un vertice sulla riforma della giustizia. La riunione di martedì sulla giustizia porta a un’altra crisi?
No, a oggi c’è ancora spazio per il dialogo. Certo, se si arrivasse a un punto in cui l’atteggiamento del Pd ripercorresse quello di Salvini, non sarei io a dovermi porre certe domande. Il nodo è che continuiamo a guardarci indietro, discutendo di una riforma già approvata. Ma così si finisce in un vicolo cieco.
Andrea Orlando lo ha detto all’Huffington Post: “Senza accordo sulla riforma del processo penale la prescrizione va rinviata”.
La blocca-prescrizione non può essere rinviata, è una conquista di civiltà. E la verità è che siamo d’accordo praticamente su quasi tutta la riforma, anche stando ai contributi scritti che ho ricevuto dai partiti.
Martedì il Pd e Italia Viva le hanno ricordato che alla Camera c’è una pdl del forzista Costa che abroga la sua riforma, e alcuni della maggioranza potrebbero votarla. Se accadesse, sarebbe crisi di governo?
La questione mi è stata posta. E ho risposto che se intendono farlo, si assumeranno le loro responsabilità, innanzitutto nei confronti dei cittadini. Non vorrei essere nei loro panni qualora dovessero spiegare ai loro elettori di aver votato con Lega e Fi contro la prescrizione.
Perché la prescrizione è intoccabile? Il rischio di un processo infinito esiste.
No, e ricordo che da nessuna parte funziona come in Italia. Voglio discutere della riforma penale che accorcerà i tempi processuali, ma è il Pd a voler parlare solo di prescrizione. I primi effetti della riforma non si avranno prima del 2023, e prima avremo tutto il tempo di utilizzare i fondi per migliorare il comparto della giustizia.
Ha proposte con cui rilanciare al tavolo? Al Fatto, il dem Bazoli ha giudicato quelle da lei fatte martedì “insufficienti”.
Prendo atto che questa risposta l’hanno data prima ai giornali e poi a me. Detto questo, loro mi chiedevano di tutelare gli assolti in primo grado, e io ho proposto una corsia preferenziale per loro in appello. Mi hanno risposto che non va bene. E mi chiedo perché.
La prescrizione resterà davvero?
Sì, dopo la sentenza di primo grado deve arrivare una risposta di giustizia. L’ho promesso a tante famiglie che lottano perché altre persone non subiscano quanto hanno subito loro la stessa beffa. Ci penso ogni mattina.