“Se non ci fosse stato anche l’incidente sul lavoro, la morte di mia figlia Emanuela sarebbe rimasta senza responsabili”. Dal 29 giugno 2009, Daniela Rombi ha dedicato tutte le sue forze alla ricerca della verità sulla strage ferroviaria di Viareggio. Ma lei e l’associazione Il mondo che vorrei – che riunisce i familiari delle vittime – devono vedersela con un nemico: “Il tempo, che scorre inesorabilmente e porta verso la prescrizione”. In parte le accuse sono già state prescritte: “Gli imputati non devono più rispondere di incendio colposo e lesioni. E se, appunto, non fosse stato riconosciuto l’incidente sul lavoro, che allunga i termini della prescrizione, anche l’omicidio colposo sarebbe destinato alla prescrizione. Insomma, la morte di mia figlia e di altre trentuno persone resterebbe senza responsabili. Senza una causa. Ma all’estero non è così, la prescrizione si ferma dopo il primo grado o in alcuni casi addirittura al termine delle indagini”, sostiene Rombi.
Ma come è potuto succedere? “La Procura di Lucca ha lavorato senza sosta, ci ha messo tutte le energie possibili. Ma gli imputati erano 42 e, ovviamente, dovevano essere ascoltati tutti”.
Non solo: si trattava di un’inchiesta straordinariamente complessa per l’accertamento dei fatti e l’analisi degli elementi tecnici. Questo richiedeva energie, mezzi e competenze.
Marco Piagentini in quel giorno di dieci anni fa riportò ustioni di secondo e terzo grado sul novanta per cento del corpo. Perse la moglie e due dei tre figli. “Rivedo l’esplosione, il momento che ho trattenuto il fiato e mi sono trovato coperto di macerie. E dentro il corpo sentivo un caldo terribile. Un forno che mi bruciava”, ricorda Piagentini. E spiega così la sua battaglia: “Senza un processo non c’è attribuzione delle responsabilità, ma nemmeno verità. E scoprire quanto è successo aiuta a evitare che una tragedia si ripeta di nuovo”. Questo chiede la gente di Viareggio: “Non si può rinunciare alla verità sui disastri colposi, pensate anche al Vajont, alla Moby Prince e al caso Eternit”.
Una battaglia che Daniela e Marco non fanno per se stessi, né per i loro cari: “La nuova disciplina della prescrizione – racconta Piagentini – non sarà applicata alla strage di Viareggio. E nemmeno, per dire, a quella del Ponte Morandi. Vale per chi si troverà a soffrire in futuro. Ma noi ci battiamo lo stesso”.