La vittoria della famiglia Cucchi è quella di tutti noi
Stefano non è morto di droga. Grazie alla tenacia della famiglia Cucchi, è stato riaffermato un principio fondamentale: chi è nelle mani dello Stato, deve essere protetto. La loro coraggiosa battaglia, passata attraverso le accuse più meschine, è stata essenziale per affermare la verità, in un processo dove l’imputato sembrava fosse Stefano, accusato della sua stessa morte. Ed è una verità che costituisce il riscatto delle forze dell’ordine, che ogni giorno lavorano con sacrificio e onestà, e su cui non possono ricadere ombre a causa di qualche operatore infedele.
La prima volta in cui ho visto la foto di Stefano, sul Vostro giornale, per un momento ho pensato fosse una foto troppo cruda per essere pubblicata – senza filtri – in prima pagina. Ma quell’immagine forse era l’unico mezzo per non darci mai motivo di voler archiviare il caso come irrisolto, e per toglierci tutti gli alibi comodi che avremmo potuto formulare. Per cui sento di dover ringraziare Ilaria e la sua famiglia, ma anche tutti quelli che li hanno supportati durante questi lunghi 10 anni, e hanno insistito affinché questa vicenda non finisse nel dimenticatoio. Certo, la sentenza non è definitiva, ma almeno oggi si può dire con certezza che Stefano non sia morto di droga.
Valentina Felici
Che spettacolo ripetitivo ogni sera a “Otto e mezzo”
Seguo Otto e mezzo ormai per inerzia, teatrino stucchevole salvato, quando presenti, dai giornalisti del Fatto. Tutte le sante sere, qualsiasi sia l’argomento della puntata, la Gruber non si fa sfuggire l’occasione per interrogare i suoi ospiti sul suo tema preferito: la fine del consenso dei 5 Stelle e le colpe di Di Maio ormai inviso ai suoi. La sua è una domanda retorica perché contiene già un’affermazione che chiede solo di essere confermata. Con Giannini è gioco facile, l’apoteosi di un duetto all’unisono, un gioco delle parti, uno sfogo liberatorio fra complici: spettacolo ripetitivo.
Donata Gallo
Sono tanti i vantaggi del pagamento elettronico
Vorrei intervenire sul dibattito legato all’utilizzazione del Pos. Prima riflessione: per paradosso l’uso esclusivo del Pos annulla le rapine per mancanza di malloppo, per non parlare dei temi tanto cari al signor Salvini: chi ucciderebbe per un pacco di scontrini? Seconda riflessione: il cliente che ha una somma in portafoglio è “esposto” a utilizzare solo quella per le proprie transazioni commerciali. Viceversa, chi viaggia con il bancomat o la carta di credito praticamente porta con sé la propria intera liquidità. Terza riflessione: l’incremento dei pagamenti elettronici determina un corrispondente aumento delle masse in giacenza di liquidità presso gli istituti di credito. Dalla gestione di queste masse le banche hanno un lucro maggiore rispetto al profitto derivante dalle commissioni sulle transazioni elettroniche che quindi, senza particolari sofferenze, potrebbero essere azzerate.
Antonello Serra
Per salvare Taranto valutiamo prima i consumi d’acciaio
Di acciaio ce n’è troppo. È questo il non detto di tutta la trattativa sull’ex Ilva. I maggiori produttori mondiali (Cina e India) ne sfornavano già in quantità dominante, ma con i dazi Usa questa quota di invenduto ha creato un eccesso di offerta. Così, la Mittal cerca di scaricare il problema sulla “scomoda” Ilva: un impianto che in tempi di vacche grasse aveva senso, ma che ora gli indiani hanno tutto l’interesse a sterilizzare. Qui servirebbe una politica industriale per capire se a noi l’acciaio converrà produrlo o comprarlo. Ma non c’è. Non è facile prevedere i consumi nazionale di acciaio, con comparti (per esempio l’auto) in trasformazione.
Massimo Marnetto
Cari politici, ingannare gli elettori è spregevole
Trovo molto squallida la maniera di fare politica e soprattutto la propaganda. Il difetto della democrazia è che non è detto che la maggioranza si comporti sempre in maniera più saggia della minoranza ma ingannare gli elettori è ancora più spregevole. I candidati devono esplicitare senza infingimenti la propria visione del mondo: determinate ideologie soddisferanno alcuni, altre saranno odiose ad altri, ma lo spirito della democrazia è quello. Anche se l’elettore può attendere la prossima chiamata alle urne per cambiare il simbolo su cui porre la crocetta. Il vezzo di voler ingannare il prossimo mi pare poco onesto.
Antonio Fadda
Diritto di replica
A commento di quanto pubblicato su alcune testate, MSC Crociere precisa che il Sig. Gianluigi Aponte – Fondatore ed executive chairman del Gruppo MSC – è totalmente estraneo ai fatti cui si fa riferimento non avendo avuto alcun ruolo in questa vicenda. Anche la società si dichiara estranea ai fatti contestati, esprime piena fiducia nelle autorità competenti e rimane a loro disposizione per fornire ogni chiarimento che fosse necessario relativamente alla propria partecipazione alla gara pubblica di appalto indetta dall’Agenzia Regionale per le Universiadi (ARU) con oggetto le Universiadi 2019, secondo il Codice degli Appalti Pubblici.
Ufficio Stampa MSC Crociere