Il faro acceso dalla Procura di Napoli sugli appalti delle Universiadi, svelato dal Fatto nei giorni scorsi, potrebbe avere ripercussioni anche lontano dal Vesuvio.
Nella primavera 2018 Msc – colosso del trasporto marittimo e delle crociere – non poteva contrattare con la pubblica amministrazione perché l’Anac aveva appena accertato a suo carico un caso di pantouflage. Per legge “è fatto divieto” a un’impresa che assuma un funzionario pubblico che aveva esercitato nei suoi confronti “poteri autoritativi e negoziali” di contrattare con la pubblica amministrazione per i tre anni successivi. Su queste basi Luisa Latella, commissario delle Universiadi di Napoli, provò a sospendere l’appalto per il noleggio di una nave vinto da Msc, contrastata dalla Regione, favorevole alla soluzione navale per l’alloggio degli atleti. E lasciò l’incarico dopo che anche Raffaele Cantone ne biasimò la scelta ritenendo che la norma non specificasse chi dovesse irrogare la sanzione.
La gara è ora all’attenzione della Procura di Napoli, che fra gli indagati ha iscritto anche il tycoon sorrentino (ma fiscalmente svizzero) Gianluigi Aponte, patron di Msc, e il vicepresidente della Regione Fulvio Bonavitacola. Mentre il Consiglio di Stato, pochi giorni fa, ha corretto quella lettura delle norme: Anac non deve solo accertare il pantouflage, ma anche “garantire l’esecuzione delle conseguenze sanzionatorie previste”.
Tutto nacque nel gennaio 2017, quando Msc assunse Luigi Merlo. Ex assessore regionale in Liguria (governatore Claudio Burlando), marito della deputata renziana Raffaella Paita, fra il 2008 e il 2016 fu presidente dell’Autorità Portuale genovese e poi consigliere di Graziano Delrio al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Prima, appunto, di approdare a Msc, radicatasi in quegli anni a Genova.
Dopo l’episodio napoletano Merlo si dimise e venne nominato presidente di Federlogistica, vicina a Msc. Intanto, ancor prima della pronuncia del Tar che a novembre 2018 annullò la delibera Anac, diverse Autorità Portuali, discostandosi dalla prudenza di Latella, firmarono contratti con Msc: concessioni e accordi per terminal container e stazioni marittime a Genova, La Spezia, Livorno, Napoli e Gioia Tauro.
Operazioni su cui oggi un terzo avrebbe argomenti più forti per eccepire. Se a farlo non sarà l’Anac stessa, alla luce della sentenza del Consiglio di Stato, per cui “non può fondatamente dubitarsi” (né si poteva nella primavera 2018, la legge non è cambiata) che il potere sanzionatorio spetti e spettasse all’Anticorruzione.
Farà chiarezza il procedimento sanzionatorio a carico di Msc annunciato dall’Autorità, ma l’indagine dei pm napoletani è destinata a muovere le acque. A porsi il problema ha cominciato ancor prima dell’indagine Assoporti, l’associazione delle Autorità Portuali: “Chiederemo un parere legale, la sentenza non sarà senza conseguenze, sul passato o sul futuro”, ha spiegato il presidente Daniele Rossi. Il timore di una burrasca nei porti italiani è concreto.