Caro Direttore, nel commento pubblicato “Droga – legalizzare è solo pericoloso”, Pino Arlacchi offre argomenti per sostenere l’inutilità della legalizzazione degli stupefacenti. Nel 1998, Arlacchi, direttore dell’Ufficio Onu per droga e crimine, convocò una sessione speciale dell’Assemblea generale con lo slogan A Drug Free World, We Can Do It! (lo ricordo bene, avendo partecipato alle fasi preparatorie e alla plenaria). A 20 anni da quel summit mondiale, le droghe restano presenti. Costano magari meno, ma grazie all’efficienza della ‘ndrangheta si possono acquistare vicino agli asili come nelle carceri. L’ultimo Rapporto mondiale sulle droghe dell’Unodc segnala che il consumo frequente di sostanze illecite interessa circa 271 milioni di persone (il 5,5% della popolazione mondiale tra 15 e 64 anni), mentre stima che a soffrire di disturbi da uso siano in 35 milioni. In Italia, oltre 8 milioni di persone consumano sostanze illecite, per un giro d’affari illegale di circa 14 miliardi. Se ipotizzassimo che i consumi italiani – 80% di cannabis e il rimanente tra cocaina, eroina e sintetiche – fossero applicabili come scelte mediane a tutto il mondo, il complessivo giro d’affari risulterebbe di mezzo triliardo di dollari. Pare dunque affrettato ritenere che togliere questo mercato alla criminalità organizzata non abbia impatto sulle entrate criminali. Se il 5,5% della popolazione mondiale consuma con frequenza qualcosa, questa “cosa” non può non rappresentare anche un fenomeno culturale: del resto, le piante psicoattive accompagnano l’esperienza umana da millenni.
È presto per capire l’impatto effettivo della legalizzazione della cannabis in California, o in Canada, ma tenendo presente le cifre consolidate negli altri Stati Usa che hanno legalizzato, si può affermare che non c’è stata un’esplosione di consumi e che le persone preferiscono comprare legalmente (con benefici significativi anche per le casse dello Stato). Arlacchi auspica un aggiornamento “minimo” sulla materia: mi pare ci sia di che ponderare, per aprire un dibattito pubblico sulla complessità del fenomeno, basandosi sui dati a disposizione.
Marco Perduca, Associazione Luca Coscioni
Caro Marco, come replicare a chi dichiara che i 35 milioni di consumatori ad alto rischio di droghe sono un problema… culturale, simile, se in forma acuta, al consumo di vino? Si omette di parlare dei morti per overdose: 585 mila globali, 70 mila dei quali americani. Gli Usa hanno fatto quello che Perduca suggerisce: legalizzato e posto sotto controllo medico la vendita di oppiacei antidolorifici più potenti dell’eroina. Big Pharma ha sostituito le mafie, e i tossicodipendenti sono passati da 1 a oltre 11 milioni.
Pino Arlacchi