Non è la prima volta che Remo Bassini, classe 1956, toscano di Cortona, fa di Vercelli, non troppo frequentata dalla letteratura (con le eccezioni d’un Cagna e di un Faldella), lo scenario di un suo romanzo. Nella città piemontese, spiega, “non ci sono nato, ma sono cresciuto tra la nebbia, che mi è cara”. E di nebbia, una densa nebbia dell’animo, solo sgualcita in questo caso da un impossibile desiderio di amore, ce n’è davvero molta ne La donna di picche(Fanucci-Neroitaliano, pagine 203, euro 13).
Si tratta dell’ultima indagine del suo commissario, Pietro Dallavita, già tormentato protagonista, tra amori andati a male e disperazioni esistenziali, di La notte del santo, pubblicato sempre da Fanucci.
È un’indagine che diventa un viaggio “au bout de la nuit”, al termine della notte, all’interno di una certa borghesia di provincia, ricca di denaro e di potere ma soprattutto di segreti inconfessabili, tra passioni incestuose, suicidi e delitti. Nella nuova storia di Bassini-Dallavita hanno particolare rilevo le figure femminili: donne di cuori, intanto, e una donna di picche, “quella che non arriverà mai”. Con la memoria di altre donne, come una maestrina vercellese che agli inizi del Novecento era dalla parte delle mondine in sciopero per le otto ore, a testimoniare un’altra Storia, un’altra umanità.
Nel libro emerge poi il ritratto sentimentale di Vercelli, tra le sue nebbie e le sue risaie, dove “la storia si respira camminando per le vie, la geografia è invece un dato di fatto: Vercelli è una città che sta al centro”, non soltanto perchè è a un’ora da Torino e una da Milano.
È la città in cui Bassini ha fatto a lungo il cronista e poi il direttore di La Sesia, un giornale libero che, agli inizi degli anni Novanta, si batté contro la corruzione politico-affaristica. Arrivavano allora, negli uffici del direttore Francesco Brizzolara e del cronista Bassini, gli inviati da fuori (come Marco Travaglio e chi scrive), e si cementavano indagini giornalistiche sulla Mani Pulite locale, tensioni morali e amicizie ai tavoli del ristorante Vecchia Brenta, nel cuore antico di Vercelli, e nei caffè di piazza Cavour.
Anche in La donna di picche, come in un altro romanzo di Bassini, Lo scommettitore, la “parte oscena del potere”, come Travaglio scriveva di quest’ultimo libro, porta a galla “le nostre zozzerie quotidiane”. Non ci sono mai vincitori o vinti. Resta però la memoria di chi cerca un po’ di verità e di giustizia.