I giornalisti contro il Reddito sono sovvenzionati dallo Stato
Vorrei fare una preghiera al sig. Travaglio, visto che lui ha la possibilità di parlare in tv e confrontarsi con tutti questi giornalisti che attaccano il Reddito di cittadinanza che serve per aiutare chi ha bisogno. Ebbene, può ricordare a questi giornalisti che loro da sempre vivono con il reddito garantito dallo Stato con tutte le sovvenzioni a molti giornali, e non certo per sopravvivere, visto che hanno lauti stipendi.
Certo non di 500 euro.
Armando Romeo
Il “Fatto” raramente in tv: perché sta così antipatico?
Ogni mattina, mentre faccio colazione, guardo alla tv le rassegne stampa su vari canali. Ebbene il Fatto Quotidiano non appare che raramente e se appare è per un attimo. Controllate se non è vero. Perché questo giornale sta così antipatico? Spero che non cambierete mai modo di fare giornalismo. Avanti così!
Alfonso Di Domenico
Mafia, il carcere ostativo come misura di sicurezza
In riferimento alla vostra proposta di superamento della pronuncia costituzionale, io proporrei di considerare che le pene speciali, previste per i reati di mafia, debbano essere considerate, a un certo punto, misure di sicurezza.
Se è infatti vero che in Italia la pena ha una finalità rieducativa, la Corte Costituzionale non potrebbe fare altrimenti che considerare quella norma incostituzionale, nel caso in cui venga dimostrata l’adesione del reo al programma di recupero. Certo, noi sappiamo che in quel caso il condannato ha stretto un patto di sangue che considera indissolubile, ma non è sufficiente la mancata collaborazione per poter determinare il mancato recupero.
Altrimenti dovrebbe applicarsi per tutti i reati, dove il condannato non collabori. E dunque non è questa secondo me la strada.
La strada potrebbe essere quella di considerare il carcere ostativo per i reati di mafia una misura di sicurezza.
Le misure di sicurezza infatti sono dei provvedimenti speciali previsti dal codice penale nei confronti degli autori del reato che sono considerati socialmente pericolosi. Possono affiancarsi alla pena principale o sostituirsi ad essa nel caso di soggetti non imputabili.
Per dire, una persona instabile di mente può anche essere non imputabile, ma se è socialmente pericolosa, gli verrà applicata la misura di sicurezza.
Nel caso dell’associazione di stampo mafioso, se è pur vero che il condannato può aver aderito alla rieducazione, può continuare a sussistere il pericolo sociale dello stesso, a meno che non si sia dissociato dall’associazione.
In questo caso dunque, sul principio costituzionale previsto dall’art. 27 comma 3 (finalità rieducativa della pena), prevarrebbe l’esigenza di tutela dello stato sociale e dell’incolumità delle persone. Inoltre la particolarità delle misure di sicurezza è che sono determinate nel minimo ma non nel massimo, perché presuppongono l’accertamento in concreto della pericolosità sociale.
Certo la valutazione sarebbe sempre demandata ad un giudice, ma potrebbe essere prevista una sorta di automaticità per questi particolari reati. Comunque firmo l’appello!
Avv. Valentina Felici
E se in Toscana tornasse la brava Rosy Bindi?
Sono una vostra appassionata lettrice di 87 anni e vi compro da sempre tutti i giorni; vivo a Firenze e non ho mai votato Matteo Renzi, nemmeno la prima volta quando si è candidato a sindaco della città: già si capiva di che pasta era fatto, ma Firenze è così. Lui è andato bene a tutti i partiti, nessun vero competitor. Successivamente i risultati nazionali ne hanno evidenziato le carenze. Ma era troppo tardi. Ora si parla dell’elezione del nuovo Presidente della Regione Toscana e si prospetta l’investitura di Eugenio Giani. Ecco il vecchio che avanza! È famoso per il bagno in costume a righe con bretelle primi novecento, nelle gelide acque dell’Arno ogni primo di gennaio. Questo fotogenico signore da almeno 40 anni presenzia a tutto, è conoscitore di qualsiasi cosa, adatto a tutte le situazioni. Il resto, gli altri alleati, che dicono?
Ma ancora non si è capito che siamo stanchi di essere catturati in queste ragnatele? Vista la mia età forse potrei anche non esserci più alle prossime elezioni regionali, ma propongo il nome di una donna che è stata un’ottima ministra della Salute ed è stata messa da parte, offesa e presa in giro senza pudore, senza essere difesa da chi doveva capirne il valore; o forse ne aveva capito proprio il valore. Il nome è Rosy Bindi.
Costanza Giarrizzo
La Meloni sul cous cous non sa di offendere sardi e siciliani
Ho letto il brillante articolo di Selvaggia Lucarelli su Giorgia Meloni. Circa il cous cous, la preoccupazione della leader di FdI è che entri nelle mense scolastiche: orrore! un piatto maghrebino! La Meloni, per la quale (come per Salvini) vengono “prima gli italiani”, quanto conosce l’Italia? Sa che il cous cous è anche un piatto, con varianti negli ingredienti, italiano? Più esattamente, è nella cucina siciliana e sarda. Sa che rischia quindi di offendere siciliani e sardi?
Arnaldo Di Benedetto