Stavolta le nozze per la ex Fiat sembrano certe e riguardano Peugeot-Psa. Si tratta probabilmente della consegna definitiva dell’automobile italiana a un azionariato estero. Sergio Marchionne, con l’operazione Chrysler, aveva comunque tenuto l’asse Detroit-Torino, ma stavolta gli Agnelli cedono il comando operativo a Parigi. L’accordo La conferma la dà implicitamente il Wall Street Journal, dando per certa la fusione, quando scrive che “sono stati avvertiti i governi francese e statunitense”. Italia non pervenuta, anche se la Exor degli Agnelli avrà comunque un ruolo centrale e John Elkann prenderà la presidenza della futura società, mentre l’amministratore delegato sarà Carlos Tavares, il manager di Peugeot.
Psa avrà sei posti nel futuro Cda e Fca ne avrà 5. La fusione sarà paritaria sul piano delle azioni nonostante la società francese valga di più di quella italiana e quindi la ex Fiat avrà un corrispettivo finanziario, quindi un mucchio di soldi per gli azionisti. Infatti si prepara a distribuire 5,5 miliardi di dividendo agli azionisti di cui 1,6 alla famiglia Agnelli. I francesi vogliono portare a casa la fusione ed esserne il motore effettivo.
Nascerà il quarto gruppo mondiale, dopo Volkswagen, Toyota e Renault-Nissan, ma davanti a General Motors. Il fatturato complessivo sarà di oltre 180 miliardi, circa 8 miliardi di utili per 8,7 milioni di veicoli venduti all’anno, 14 marchi complessivi e oltre 400 mila dipendenti: 211 mila quelli attuali di Psa e circa 198 mila di Fca.
Il manager Tavares si gioca un bel salto di carriera. Nel mondo dell’auto è stato definito negli ultimi tre anni uno dei tre migliori leader automotive: gli altri due, Carlos Ghosn e Sergio Marchionne, non ci sono più. Il secondo è morto un anno fa e il primo è stato fatto fuori da una faida interna al gruppo Renault-Nissan e accusato di furto e malversazione.
Tavares invece sembra sulla cresta dell’onda. Di Ghosn è stato il numero due proprio in Renault dove si è fatto le ossa dopo la laurea in Ingegneria. Chi lo conosce dice che vive, pensa e respira con le automobili, un destino fin da ragazzo. In Renault, suo primo lavoro, scala velocemente tutta la gerarchia interna passando da semplice stagista a responsabile del mercato nordamericano e poi a numero 2 dell’azienda. Quando Ghosn capisce che potrebbe diventare il suo sostituto, lo induce a lasciare gli uffici e lui passa a Peugeot, dove diventa il grande risanatore, destino analogo a Marchionne. Nel 2013, anno del suo arrivo, il gruppo perdeva circa 3 miliardi di euro e lui in pochi anni ha riportato l’attivo, arrivando anche a rilevare la tedesca Opel che la Germania di Angela Merkel non aveva voluto cedere a suo tempo proprio a Marchionne.
Le ricostruzioni della carriera di Tavares, però, non danno abbastanza rilievo al fatto che il salvataggio di Peugeot è stato reso possibile da un cospicuo intervento pubblico dello Stato entrato nel capitale sociale con 800 milioni di euro e ponendo una garanzia pubblica di sette miliardi alle obbligazioni emesse dalla banca Psa a rischio di crac. Dopo quattro anni, lo Stato è formalmente uscito dal capitale e ha anche realizzato una plusvalenza rivendendo le azioni a 1,92 miliardi. Solo che le ha rivendute alla banca Bpifrance che è posseduta per il 50% dalla Cassa Depositi e Prestiti francese (di proprietà pubblica) e per il 50%… dallo Stato. A dicembre 2018 la Republique è così padrona del 12,23% delle azioni di Peugeot, mentre il 19,50% è posseduto dalla famiglia e una quota analoga dai cinesi della Dongfeng Motor con sede a Hong Kong. Il salvataggio del 2013 si deve soprattutto a loro.
Gli operai Tavares è noto per le maniere spicce. Quando si è installato alla guida del gruppo ha ridotto i costi, tagliato i salari, ridotto le spese per gli impianti. Quando ha rilevato la Opel ha soppresso il 25% della forza lavoro. Per l’espulsione di oltre 6000 dipendenti in Francia ha chiesto anche gli aiuti Feg (il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione) della Commissione europea che glieli ha concessi. Quindi, risanatore, ma sempre con quella dose di aiuti di Stato, di intervento pubblico e di costi scaricati sul lavoro che rappresentano il kit del “bravo manager”.
I governi Funzionerà anche per l’occupazione? Lo Stato francese ha assicurato che “vigilerà”. L’Italia si limita a dire, con il ministro Stefano Patuanelli, che si tratta di “un’operazione di mercato”. Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, parla di “attenzione rispettosa e consapevole”. Poca roba. Sul fronte sindacale Uil e Cisl abbastanza favorevoli, la Fiom-Cgil più prudente. Ma che ci siano sovrapposizioni di modelli non lo nega nessuno ed è difficile che l’occupazione non sia intaccata. Quello che è intaccato definitivamente è il futuro dell’automobile italiana.