Per “colpa” vostra non mi fido più degli altri giornali
Carissimi, mi sono resa conto che tutti voi del Fatto Quotidianoavete una tremenda colpa nei riguardi della sottoscritta: siete riusciti ad azzerare ogni mia curiosità verso qualunque altro mezzo di informazione (con rispetto parlando) che circola in questo nostro diseredato Paese.
L’esercizio all’uso del cervello dei vostri articoli mi impedisce fisicamente di avvicinare altra carta stampata, di cui avverto ormai nitidamente la disonestà intellettuale. L’informazione televisiva e dei social non merita che si alzi il sudario che li copre e cos’altro dire? Ci aggrappiamo alla vostra scialuppa, noi, sempre troppo pochi, esseri pensanti che mettono al primo posto l’onestà nel pensiero e nelle azioni. Grazie di esistere.
Carmen Garipoli
Ricercatori accademici: l’H-index è inadeguato
Ho letto con interesse l’articolo del Prof. Settis, sui parametri di valutazione dei ricercatori accademici in Italia. Concordo con il Prof. Settis: il sistema è inadeguato. Desidero qui aggiungere alcune mie osservazioni.
Per la valutazione contano numero di pubblicazioni, qualità delle riviste (Impact factor, IF) e citazioni ricevute, il famoso H-index. Va però ricordato che spesso i lavori scientifici hanno liste di 20 o più autori: il contributo principale è del primo e dell’ultimo autore.
Ebbene, con l’attuale sistema non c’è alcuna differenza basata sulla posizione nella lista degli autori. L’importante è riuscire a inserirsi nella lista, in qualsiasi posizione. Alcuni professori hanno altissimi IF e H-index, ma con pochissimi lavori importanti da primo o ultimo autore. Questo poi genera la partecipazione assidua e l’organizzazione di meeting e convegni, per mantenere i contatti e i collegamenti. Solo così si può avere la garanzia di poter partecipare a nuovi studi, e avere poi il proprio nome tra i co-autori di possibili pubblicazioni. Nel settore medico, la situazione è ancora più difficile.
Esistono sempre più studi clinici su nuovi farmaci, studi che nella stragrande maggioranza sono gestiti dalle compagnie farmaceutiche. Partecipare a questi studi può consentire di offrire ai propri pazienti l’opportunità di ricevere nuove ed efficaci terapie altrimenti non disponibili. Nello stesso tempo, inserire qualche paziente in uno studio clinico è la garanzia di avere il proprio nome in una pubblicazione.
Questa non è ricerca originale, è ricerca dell’Industria farmaceutica, alla quale si è dato un contributo che dovrebbe essere valutato in modo a sé stante. Insomma, è molto difficile stabilire un criterio valutativo ideale. L’approccio migliore resta quello di molte università americane: il ricercatore presenta i suoi 3-5 migliori lavori, da lì si vede quale è stato il suo reale contributo alla ricerca, mentre la quantità dei lavori scientifici o la sola partecipazione a studi di altri contano molto poco. Questo è anche un deterrente al proliferare di attività collaterali, che possono distogliere il ricercatore dai suoi veri obblighi di lavoro.
Corrado Tarella, Professore di ematologia – Università Statale di Milano
Ora la sfida per M5S e Pd è definire una nuova Italia
Che il centrodestra abbia vinto in Umbria è sotto gli occhi di tutti. Oggi tutti i giornali scrivono che il voto è anche un segnale di sfratto al governo Conte e di rivincita di Matteo Salvini. Se fosse così, avremmo dovuto avere uno straripamento elettorale della Lega anche rispetto alle ultime elezioni europee. E invece i dati non dicono proprio questo. In Umbria il centrodestra passa dal 51% delle elezioni europee al 57,50 delle regionali di ieri grazie soprattutto al successo di Giorgia Meloni. Il calo maggiore lo subisce il M5s. La sconfitta c’è, ma se la partita in Umbria la si fosse giocata davvero, lo scarto sarebbe stato minore. Non si può fare un’alleanza e poi quasi vergognarsene. Non si può la domenica delle elezioni passare la notizia che in caso di insuccesso si torna indietro e l’alleanza con il Pd si archivia. Non si può sparare contro il proprio presidente del Consiglio a una settimana dal voto. Dal comunicato il M5S fa capire che alle prossime regionali andrà per conto suo. Scelta legittima, ma non nuova. Prima di decidere di andare ognuno per proprio conto in Calabria, sarebbe meglio attendere in risultato elettorale di Lamezia Terme dove ognuno si è presentato autonomamente. Salvini e il centrodestra hanno veicolato un’idea dell’Italia che vogliono: sovranista, chiusa, rancorosa. Il Pd e il M5S devono riuscire a definire l’idea di una nuova Italia, aperta, sicura, democratica. Questa è la sfida del futuro. Galleggiando nel governo, ognuno nei propri recinti, sospettando dell’altro, non si va da nessuna parte. Altrimenti è meglio andare alle elezioni e diamo il Paese a Salvini e alla Meloni.
Pino tassi
I NOSTRI ERRORI
A proposito dell’articolo pubblicato domenica 27 ottobre sul caso delle magliette che istigavano al femminicidio in vendita presso il punto vendita romano di Carrefour, segnaliamo che il fornitore dell’azienda in questione è la ditta “Skythshirt” e non “Spreadshirt”. Quest’ultima, comunque, distribuisce in Italia e in tutto il mondo la stessa maglietta, così come fa Amazon e decine di altri fornitori.
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