Dieci giorni per andare a trovare sua figlia Florencia a Cuba. È questa la prima richiesta della nuova vicepresidente dell’Argentina al Tribunale federale. Sì, perché sulla testa di Cristina Fernández de Kirchner, già presidente dal 2007 al 2015 – tornata al potere dopo 4 anni di “neoliberismo” di Mauricio Macri – pendono 13 capi d’accusa per corruzione e sette richieste di detenzione preventiva per cui ogni suo viaggio deve essere vidimato dai giudici. E sì, la sua secondogenita è ricoverata dalla passata primavera all’Avana, ufficialmente per un linfedema, ufficiosamente per una depressione cronica. I “cattivi” legano la permanenza fuori dal Paese della 29enne alle due cause che la vedono coinvolta – i “cattivissimi” sospettano a sua insaputa – in una presunta associazione illecita volta ad arricchire l’ex famiglia presidenziale.
Quale miglior primo atto per la vicepresidenta peronista che tornare a indossare i panni della madre coraggio rievocando la figlia malata con un primo viaggio post-elettorale? “Se la prendono con lei perché è l’anello debole. Chiedo a chi ci odia e chi ci vede con nemici, di prendersela con me, per favore, ma non più con lei”, aveva supplicato Cristina in un video di marzo. “Grazie a nome di Maximo”, (erede della fortuna e dei traffici di suo padre Nestor, ex presidente dell’Argentina dal 2003 al 2007, ndr e di Florencia”, ha chiosato nel suo discorso strappalacrime sul palco della vittoria di Alberto Fernandez, l’antico rivale di partito a cui ha ricordato in tono minaccioso che “mai più bisogna dividersi”. “Cristina, la stronza arrogante, la populista autoritaria”, come si autodefiniva in un libro di memorie, la “psicopatica” affiancata da un “cinico”, secondo il sociologo Juan José Sebreli, è tornata per la terza volta e promette di “rimettere in piedi l’Argentina”. Non prima che sia il presidente Macri, in carica fino al 10 dicembre – ha chiesto la vedova Kirchner dal palco – “a gestire come feci io, fino all’ultimo, la crisi in cui ha gettato il paese”. Crisi che ieri ha portato la Banca centrale a imporre un limite agli acquisti mensili di dollari Usa da 10mila a 200, la Borsa di Buenos Aires a crollare di quasi tre punti, eppure il peso è aumentato di oltre il 3% rispetto al dollaro. “Contraddizioni di un paese che è in rivolta contro il neoliberismo, ma che come gli altri della Regione non ha trovato un nuovo modello”, ha spiegato Sebreli. Un Paese che sembra voltarsi indietro in un eterno ritorno senza chiudere mai con il passato.
Accanto a Cristina vestita di una tunica rosso porpora come le nuances dei suoi capelli, non a caso, c’erano le madri e le nonne di Plaza de Mayo, simboli dei desaparecidos della dittatura, quella con cui la vicepresidenta ha ammonito gli argentini: “Ricordatevi com’era”. Così mentre Fernandez prendeva un tè con Macri alla Casa Rosada per dare avvio “al processo di transizione” al contrario del 2015, quando Cristina negò il passaggio di consegne al successore, lei si dedica a mettere ordine nelle vicende giudiziarie che sarà più difficile che si concludano. Come vicepresidente, infatti, la sua libertà è assicurata fintanto che il peronismo mantiene la maggioranza al Congresso, organo che vota il procedimento di accusa, cosa che dalla democrazia non è mai successo. Intanto Fernandez programma di chiedere la scarcerazione dell’ex presidente del Brasile Lula da Silva e Bolsonaro gliela giura: non parteciperà all’insediamento e chiede all’Europa di lasciar fuori l’Argentina dal patto con il Mercosur. Ad attendere il nuovo corso Fernandez-Kirchner ci pensa il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Kristalina Georgieva: “Congratulazioni al presidente eletto Alberto Fernandez! Siamo impazienti di lavorare con la sua nuova Amministrazione per affrontare le sfide economiche dell’Argentina”.