Non solo nomine politiche in cambio di mazzette, ora l’inchiesta sul tangentificio Lombardia si allarga al ricchissimo settore della sanità. Sul piatto della Procura ci sono minacce, conflitti d’interessi e nomine politiche che non riguardano, come da copione, i direttori generali, ma addirittura i capi dei vari dipartimenti, cioè i primari. Il quadro viene raccontato ai magistrati da Paola Lattuada attuale direttore generale dell’Istituto neurologico Carlo Besta di Milano, uno dei riferimenti a livello mondiale per quanto riguarda la ricerca e la cura delle malattie neurologiche. Allo stato, va detto, i personaggi nominati nel verbale non risultano indagati.
Il 31 maggio scorso, e dunque 24 giorni dopo gli arresti dell’inchiesta Mensa dei poveri, la dottoressa Lattuada si presenta in Procura. Chiede di essere sentita. Davanti al pm Adriano Scudieri e agli investigatori della Guardia di finanza illustra la sua carriera, spinta anche dalle nomine di governatori leghisti, prima con Bobo Maroni all’Azienda sanitaria di Varese e poi, al Besta con Attilio Fontana, oggi indagato per abuso d’ufficio nell’inchiesta dell’antimafia sulle tangenti. “In ragione dei miei incarichi – spiega al pm – ho avuto rapporti con numerosi esponenti politici, tra cui Maroni che conosco da molti anni”.
Quindi entra nel vivo della vicenda di un conflitto d’interessi che allarma lo stesso presidente del Besta, il leghista Andrea Gambini, diploma in Odontoiatria e laurea in Farmacia. Pietra dello scandalo è l’imprenditore Francesco Bombelli nominato da Fontana nel Consiglio di amministrazione del Besta. Classe 1970, alle spalle ha una carriera decennale come infermiere, professione che per lui è diventata un vero business. Bombelli, infatti, ha creato il consorzio Hcm attivo in ambito sanitario e infermieristico. È questa sua attività, segnalata prima dalla stessa Regione e poi dalla Lattuada, che fa ipotizzare un conflitto d’interessi. Che poi Bombelli sia anche persona molto vicina a Mariastella Gelmini, parlamentare di Forza Italia ed ex coordinatrice regionale del partito di Berlusconi, è un elemento che la Procura non considera solo di contorno.
Lattuada affida a un legale esterno la relazione di un parere sul caso. A marzo il parere viene inviato in Regione. Pochi giorni dopo, Lattuada viene convocata nell’ufficio del presidente del Besta. “Era presente anche Bombelli – dirà ai pm –, il quale ha detto di essere molto amareggiato per non essere stato informato di quanto la fondazione aveva messo in atto per la verifica del suo eventuale conflitto (…). Da quel momento, Bombelli ha iniziato ad avere nei miei confronti un atteggiamento sprezzante”, nello stesso tempo “il presidente ha manifestato un atteggiamento di intolleranza nei miei confronti e di familiarità con Bombelli”.
Gambini a quel punto annuncia la presenza nel successivo consiglio di amministrazione dell’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera, di Forza Italia. Presenza definita “inusuale” da Lattuada che aggiunge: “Gallera ha partecipato e si è limitato a dire di non litigare”. Dopo la riunione, la dottoressa Lattuada riceve un messaggio da Gambini: “Pensavo di averti trasmesso un messaggio molto chiaro, ma oggi ho capito che non è servito. Davanti a questo nessuna pietà”. Il tono è chiaramente “minaccioso” ed è legato a una polemica su una campagna pubblicitaria per il 5×1000 promossa da Gambini. La vicenda del conflitto d’interessi inizia a gennaio, ma solo a fine luglio Bombelli lascia il Cda del consorzio Hcm, anche se mantiene la carica all’interno di una delle maggiori consorziate: la cooperativa Educazione e progetti. Al momento né Gambini né Bombelli sono indagati. Il verbale prosegue: “Il presidente mi vede ostile per alcuni scopi che non mi sono chiari (…). Temo in particolare che si vogliano condizionare per ragioni politiche le scelte dei capi dipartimento, ruolo essenziale nella ricerca e nella cura”. E ancora: “Il regolamento prevede l’affidamento con procedura di selezione in relazione ad acquisiti inferiori ai 40.000 euro (…). Gambini” invece “voleva procedere con l’affidamento diretto”.
Poi aggiunge un particolare su una fuga di notizie rispetto agli arresti del 7 maggio. “In primavera a dire di Gambini, Bombelli e Gallera sarebbero stati a breve arrestati”. La circostanza non si è verificata. L’assessore Gallera non è indagato. Di lui parla spesso Nino Caianiello, il presunto burattinaio delle tangenti. A colloquio con il consigliere regionale Angelo Palumbo spiega: “È giusto riequilibrare con Gallera, perché lui fa l’assessore alla Sanità e a noi interessano alcune cose”. Tra le varie, emerse dall’indagine, le opere da costruire attorno al nuovo ospedale di Busto Arsizio. “Caianiello – conclude Lattuada – l’ho visto in occasione di un incontro sull’ospedale Unico di Busto”. A quei tavoli, dove era presente anche Gallera, Caianiello partecipava da condannato per corruzione.