“Se un 15enne non può prendere una decisione per il proprio futuro, perché può farlo chi questo futuro non lo vedrà?”: è il succo della provocazione lanciata ieri da Beppe Grillo dal blog, che ha generato un acceso dibattito nel governo e nell’opinione pubblica. Dichiarazioni che arrivano dopo le riflessioni, nelle scorse settimane, sull’estendere il voto ai 16enni. “La prima opposizione – dice Grillo, che cita anche l’economista belga, Philippe van Parijs, sostenitore del reddito universale – sarebbe quella della discriminazione, fondata sull’età. Ma è falso… poiché tutti, alla fine, diventiamo anziani. Quindi non c’è ingiustizia”. Ma è davvero così?
Martina D’Arco
“Anche noi saremo nonni e vorremo ancora scegliere”
Togliere il voto alle persone anziane partendo dal presupposto che una volta raggiunta una certa età, i cittadini saranno “meno preoccupati del futuro sociale, politico ed economico, rispetto alle generazioni più giovani”, e molto meno “propensi a sopportare le conseguenze a lungo termine delle decisioni politiche”. Verrebbe naturale pensare che i giovani, soprattutto i più attivi, siano d’accordo. Così come che lo siano nel premettere ai minorenni di votare. Non la pensa così, però, Martina D’Arco, 18enne e volto romano della campagna Fridays for Future, il movimento nato dalla protesta della giovane svedese Greta Thunberg per contrastare il cambiamento climatico.
Martina, che ne pensi del dibattito che è nato in queste ore? È giusto non far votare gli anziani?
Per rispondere, mi baso sulle mie esperienze personali, su ciò che ho visto e sentito. Ebbene, non credo sia giusto perché nella maggior parte dei casi, quando si parla e si pensa a scelte future, è fondamentale che ci sia una continuità temporale, una continuità con il passato. Posta così, la questione, può anche sembrare giusta. Ma poi mi accorgo che quasi sempre noi ragazzi per le nostre scelte e le nostre decisioni ci basiamo sia sulle opinioni degli anziani, su quello che hanno fatto, sulle loro scelte. La continuità è importante, sia politica, culturale che sociale, per il nostro sviluppo. Per contrasto o per analogia.
Si potrebbe allora estendere il voto ai minorenni?
Credo sia altrettanto sbagliato. Anche in questo caso mi guardo intorno e penso che nel nostro Paese neanche i ragazzi diciottenni siano ancora in grado di fare scelte importanti, giuste, anche politiche. Sono poco informati a scuola, ancora meno nella società. Io per prima mi sento poco pronta quando si tratta di fare delle scelte importanti: ecco perché temo che per i 16enni sia ancora più complicato. Certo, esistono ragazzi attivi e consapevoli anche da piccoli, così come ci sono 18enni impreparati e poco informati. Quindi non farei di tutta l’erba un fascio.
Su queste basi, però, si potrebbe dire che allora non conti l’età.
Be’, in realtà è importante. I 18 anni non segnano solo il tempo, ma anche una maggiore responsabilizzazione. Ci sono tante altre cose che cambiano, in quel momento: si prende la patente, si inizia muoversi da soli con maggiore frequenza, ci si considera adulti, si finisce la scuola, si pensa all’università e al lavoro. Insomma, c’è un automatismo, si tende all’età adulta pur non volendo. A 16 anni, invece, si è ancora nell’ambiente scolastico, protetti e senza una reale consapevolezza del mondo e della società con le sue dinamiche. Se si lascia ai 16enni la possibilità di votare, finirebbero solo per farsi trascinare da una tendenza. Ci sono altre soluzioni, secondo me.
Quali?
Maggiore attenzione all’informazione e alla formazione dei 18enni ma, anche dei più piccoli, trovare un modo per riuscire a includerli nella società e nel dibattito politico. In questo modo, quando voteranno, faranno scelte più consapevoli.
Eppure, il mondo in cui viviamo oggi è quello che è stato lasciato dai nostri genitori e dai nostri nonni, proprio quello che sta morendo…
Privarli della libertà di votare non è certo la soluzione. Punirli per quello che hanno fatto in maniera errata nel passato, o per quello su cui non sono in grado di riflettere oggi, significa non considerare storia e memoria. Anche perché si rischierebbe di togliere il diritto di voto, in futuro, ai ragazzi che oggi cercano di fare la differenza. Perché non dovrebbero volerla e poterla fare anche da anziani?
Domenico De Masi
“Ogni progresso dipende da chi è vissuto prima”
Beppe Grillo è nato il 21 luglio 1948, dunque ha 71 anni e vuole togliere il diritto di voto agli anziani. Io sono nato il primo febbraio 1938, dunque ho 81 anni e sono fermamente contrario a togliere questo diritto. Dunque Grillo ha il vantaggio di apparire un generoso altruista verso i giovani e io lo svantaggio di apparire in conflitto di interessi con me stesso.
Beppe basa la sua tesi sul presupposto che siamo tutti miopi, dunque incapaci di prevedere il futuro oltre la nostra morte e siamo tutti egoisti, dunque incapaci di prendere decisioni per il bene di chi ci sopravviverà, fossero anche i nostri figli e nipoti. Dunque ognuno ha il diritto di prendere decisioni solo se le conseguenze si manifestano nell’arco della sua vita e ricadono su di lui.
L’idea che gli esseri umani siano egoisti non è nuova e molti filosofi ci avevano lavorato prima ancora dei Douglas J. Stewart e dei Philippe van Parijs citati da Grillo. Secondo Hobbes, ad esempio, siamo tutti egoisti perché homo homini lupus; secondo Marx sono egoisti soprattutto i borghesi delle società capitaliste; secondo Rousseau lo sono solo gli individui educati in una società snaturata. Il fatto è che la maggior parte delle decisioni sono prese da persone che non ne subiranno le conseguenze: un albero sopravvive a chi l’ha piantato; un edificio sopravvive all’architetto che l’ha progettato; una legge sopravvive al legislatore che l’ha promulgata. Ogni generazione vive in contesti ideali, materiali e sociali predisposti dalle generazioni precedenti e non ci sarebbe stato progresso umano se le generazioni precedenti non avessero inventato e deciso cose favorevoli alle generazioni successive. Questo in cui viviamo non è il migliore dei mondi possibili ma è certamente il migliore dei mondi esistiti fino ad oggi. E lo è perché in ogni epoca i nonni e i genitori hanno progettato il futuro non solo in vista del proprio benessere ma anche in funzione del benessere dei loro discendenti. Per votare in modo vantaggioso a sé e alla società, non basta essere così giovani da poter vedere, godere e subire i risultati di quel voto. Per votare con cognizione di causa occorre senso della collettività e del bene comune, esperienza, maturità, cultura, visione e capacità previsionale. Più si è adulti, più è probabile che si posseggano queste doti, tanto è vero che il tasso di conflittualità e di criminalità scende sensibilmente col crescere dell’età. Comunque, l’esperienza storica ci insegna che il progresso avanza quando le idee contrastanti hanno piena legittimità di esprimersi e contrapporsi in modo da confluire in una sintesi equilibrata. Se fosse vero che i giovani sono tendenzialmente progressisti e i vecchi tendenzialmente conservatori, a maggior ragione sarebbe bene che votassero entrambi perché lo Stato democratico può progredire solo grazie a una sintesi degli opposti.
C’è poi da chiedersi a quale età dovrebbe scattare il divieto di voto auspicato da Beppe Grillo. Nulla è soggettivo quanto la vecchiaia. Ci sono persone reazionarie, fisicamente e psichicamente decrepite a sessant’anni e persone lucide, attive e progressiste a ottanta. L’unico indicatore di qualche validità statistica per giudicare vecchia una persona pare che consista nelle spese farmaceutiche. Mediamente, infatti, ognuno di noi negli ultimi due anni della propria vita spende per acquisto di farmaci una cifra pari a quella che ha speso in tutti gli anni precedenti. Dunque, in base a questo indicatore, si è vecchi negli ultimi due anni. Siccome in Italia le donne vivono 86 anni e gli uomini 80, occorrerebbe inibire il voto a 78 anni per i maschi e a 84 anni per le donne. Ma anche un livellamento di questo genere risulterebbe approssimativo e ridicolo. A questo punto forse è meglio affidarsi a Beaudelaire secondo cui “non si è vecchi fin quando si desidera sedurre ed essere sedotti”. Nel qual caso Beppe e io avremmo il voto assicurato a vita.