Gentile redazione de Il Fatto, sono un vostro lettore e vi scrivo perché l’altro giorno l’edicolante mi ha proposto di firmare un appello – che vi copio qui sotto – rivolto al presidente della Repubblica e al presidente del Consiglio dei ministri. Prima di appoggiare o meno l’iniziativa mi piacerebbe saperne di più e, visto che non sono proprio del mestiere, chiedo a voi che cosa ne pensate. Grazie.
Simone Perboni
APPELLO: La categoria dei giornalai si trova in una crisi profondissima da cui sembra non poter esserci alcuna via d’uscita. Eppure l’edicola è un luogo di incontro quotidiano, da sempre rappresenta una lanterna accesa sulle città, grandi e piccole, nei centri storici e nelle periferie, fino ai luoghi più remoti e del territorio nazionale, e rappresenta un baluardo insostituibile per una stampa libera e accessibile a tutti i cittadini. L’edicola dovrebbe essere il soggetto a cui l’intera editoria dovrebbe guardare con un occhio di riguardo, visto che l’80% del fatturato del settore passa da qui, attraverso un lavoro quotidiano che inizia anche prima dell’alba, tutti i giorni dell’anno. Al contrario l’editoria, grazie a finanziamenti pubblici e con politiche assurde sui prezzi di copertina, sta accelerando il momento di arrivo al punto di non ritorno. Col presente appello, chiediamo al presidente della Repubblica e al presidente del Consiglio dei ministri di destinare alle edicole una parte consistente del finanziamento pubblico rivolto fino a oggi alle case editrici, e di farsi parte attiva nei confronti degli editori per la definizione di un nuovo accordo nazionale con gli edicolanti che stabilisca regole operative e corrispettivi economici in grado di stabilizzare il settore.
Caro Simone, noi non possiamo che condividere questo appello. Da tempo siamo fermamente convinti del ruolo importantissimo delle edicole, che per noi costituiscono l’accesso al mondo dei lettori. L’editoria è in una condizione di difficoltà evidente, ma questa situazione è stata finora gestita tramite accorati appelli a cui non seguono soluzioni concrete. L’appello propone finanziamenti pubblici alle edicole: non siamo contrari, ma noi, come lei sa bene, siamo nati per non avere finanziamenti pubblici. Però si può agire per rendere le edicole luoghi di servizio pubblico, fare convenzioni con le amministrazioni comunali, costruire collegamenti con le biblioteche, le scuole, le università, lavorare per avere nelle edicole piccoli avamposti culturali. Servirebbe una visione e la voglia di lavorarci. Noi giornali, poi, dobbiamo metterci il nostro, cercando di essere interessanti, non banali, fuori dalle logiche di potere e sempre dalla parte dei lettori.
Cordialmente.
Salvatore Cannavò