C’è un ostacolo che bisognerà superare affinché il giudice Gaspare Sturzo possa decidere sulla richiesta di archiviazione di Tiziano Renzi, accusato di traffico di influenze in un filone dell’indagine Consip. A creare l’intoppo – che potrebbe ritardare la decisione sul padre dell’ex premier e su altri – un atto di ricusazione contro Sturzo depositato ieri dai legali di Italo Bocchino, in passato consulente dell’imprenditore Alfredo Romeo. Anche nei confronti dell’ex parlamentare c’è una richiesta di archiviazione dall’accusa di traffico di influenze, ma per i suoi avvocati non può essere Sturzo a decidere. Per due ragioni: la prima riguarda alcuni riferimenti a Bocchino finiti nell’ordinanza di misura cautelare emessa nei confronti di Romeo il 27 febbraio 2018 e firmata proprio da Sturzo. Il giudice infatti aveva disposto il carcere per una vicenda di corruzione di un ex dirigente della Consip (per questi fatti l’imprenditore, libero dopo 168 giorni tra cella e domiciliari, sta affrontando un processo in primo grado).
Per i legali dell’ex parlamentare, quindi, i passaggi di questa ordinanza in cui si fa riferimento a Bocchino “sono tali da anticipare la decisione che verrà presa”. L’ex deputato, per esempio, viene definito come “uomo di punta di Romeo nel rapporto con enti pubblici e sistema politico e dell’alta burocrazia” o come il “facilitatore” degli interessi dell’imprenditore. Ma c’è un altro motivo citato nell’atto di ricusazione: risale al 2012 quando il giudice – nipote di Luigi Sturzo – si candida alle Regionali in Sicilia per il partito Italiani Liberi e Forti, Ilef, che si ispirava al messaggio del fondatore del Partito Popolare. Secondo la difesa di Bocchino su un blog che appoggiava Ilef c’erano affermazioni (non scritte da Sturzo) poco carine nei confronti di Bocchino. Tra una decina di giorni potrebbe arrivare il provvedimento della Corte d’appello sull’atto di ricusazione, che intanto ha avuto un primo effetto ieri: l’udienza Consip, fissata per iniziare ad ascoltare le parti per le quali la procura ha chiesto l’archiviazione, è slittata all’8 novembre. Tra le posizioni che si discutono quindi c’è quella di Tiziano Renzi. Il padre dell’ex premier era accusato di traffico di influenze con il suo amico Carlo Russo. I pm però nel corso dell’indagine cambiano impostazione: si convincono che Russo quando faceva accordi con l’imprenditore Romeo, offrendo in cambio influenze sui vertici Consip, millantava all’insaputa di Tiziano Renzi. Così Russo è stato accusato di millantato credito (il 3 ottobre è arrivato il rinvio a giudizio), mentre per il “babbo” è stata chiesta l’archiviazione, rigettata però da Sturzo. Nei prossimi mesi il gip (qualora non venisse sostituito) può decidere di archiviare, ordinare l’imputazione coatta o chiedere ulteriori indagini.
Oltre a Renzi e come detto a Bocchino, Sturzo dovrà decidere sulla richiesta di archiviazione per il reato di rivelazione di segreto contestato all’ex ministro Luca Lotti e al generale Emanuele Saltalamacchia (entrambi sono stati rinviati a giudizio per favoreggiamento). Come pure è stata chiesta l’archiviazione per una turbativa d’asta di cui erano accusati Russo e Romeo.
Intanto la Procura ha depositato il ricorso contro la decisione di un altro giudice, il gup Clementina Forleo, che il 3 ottobre ha prosciolto Gianpaolo Scafarto, il maggiore del Noe dei carabinieri accusato di falso, rivelazione di segreto e depistaggio. In 22 pagine i pm spiegano perché Scafarto debba andare a processo. A cominciare dall’accusa di aver attribuito volontariamente a Romeo la frase “Renzi l’ultima volta che l’ho incontrato” quando era stata pronunciata da Bocchino. Per la Forleo era un errore involontario finito nelle informative. “Non si comprende” – scrivono i pm nel ricorso – perché quando queste circostanze sono finite sui giornali, Scafarto “non abbia rettificato o non abbia riferito agli uffici di Procura l’erroneità”.