“Hey, svegliatevi. Lo dico di nuovo: se provate a presentare la nostra operazione come un’invasione, sarà semplice: apriremo le porte e vi manderemo 3,6 milioni di migranti”. L’approccio di Recep Tayyip Erdogan nei confronti dell’Unione europea sembra quello di un bullo e la minaccia con cui ha sempre tenuto in scacco i Paesi europei, quella dei profughi, viene agitata senza scrupoli.
Il ricatto, del resto, è stato creato dalla stessa Ue, in particolare dalla Germania, e ora viene ritorto contro un’Europa che a parole prende le distanze dal presidente turco, condanna l’invasione in Siria e l’offensiva contro i curdi, ma in realtà si dota di ben poche armi per ottenere risultati. Ieri i paesi che hanno convocato l’ambasciatore turco sono stati Francia, Belgio e l’Italia che ha assunto una iniziativa decisa dimostrando compattezza tra i due principali alleati di governo, Pd e M5S.
La posizione europea, espressa sia dall’Alto rappresentante per la politica estera, Federica Mogherini, sia dal presidente Juncker, è sicuramente chiara. E ieri si è rafforzata con la presa di posizione assunta all’Onu dove i membri europei del Consiglio di Sicurezza hanno chiesto ad Ankara “di cessare l’azione militare unilaterale”. La Ue terrà lunedì il suo Consiglio degli Affari esteri dove si aspettano ulteriori iniziative anche se qui a quella giornata molte cose accadranno sul terreno.
Sarà senz’altro da seguire la missione che vedrà oggi il Segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg nella capitale turca dove incontrerà personalmente Erdogan. Stoltenberg finora ha solo chiesto alla Turchia di mostrare “moderazione” nell’operazione contro le forze curde in Siria e di non mettere a rischio la lotta contro l’Isis. Al momento non sembra una posizione fortissima che, ovviamente, risente della posizione statunitense.
La Germania, paese più esposto verso la Turchia, ha condannato “nella maniera più severa” l’operazione con il suo ministro degli Esteri, Heiko Maas: “La Turchia sta rischiando un’ulteriore destabilizzazione della regione e la rinascita dello Stato islamico” ha scritto su Twitter Maas chiedendo alla Turchia “di porre fine all’offensiva”.
Il sottosegretario francese agli Affari europei, Amelie de Montchalin, ha poi reso noto che “Francia, Germania e Regno Unito stanno preparando una dichiarazione comune che sarà estremamente chiara sulla condanna di Ankara”, mentre l’8 ottobre il presidente Emmanuel Macron aveva garantito alla rappresentante curda Ilham Ahmed di essere “al fianco delle Forze democratiche siriane”. Più energiche, però, Francia, Belgio e Italia che hanno convocato l’ambasciatore turco nelle rispettive capitali. E ancora più netta la Norvegia che ha annunciato, con il ministro degli Esteri, Ine Eriksen Soreide, la sospensione delle nuove esposizioni di armamenti verso Ankara.
La strada delle sanzioni, però, sembra oggi poco probabile di fronte ai vari interessi in gioco con la Turchia: dal nodo energetico al rapporto con un’area mediorientale in subbuglio fino alla questione migranti. Da segnalare ad esempio anche l’impatto sulla Libia con il Parlamento di Tobruk, espressione del generale Haftar, che ha chiesto alla Lega Araba di estromettere il governo di al Serraj perché alleato della Turchia.
Ieri, infine, si è resa molto visibile anche l’Italia con l’iniziativa del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che si è detto “fermamente contrario a soluzioni militari” e aggiungendo alla “condanna” dell’iniziativa di Ankara, la convocazione dell’ambasciatore turco. Di Maio ha poi avanzato la proposta di affidare al rappresentante Ue ad Ankara, la mediazione del conflitto e la proposta sarà portata al Consiglio di lunedì. Martedì, poi, il ministro italiano riferirà al Parlamento. Sul punto va segnalata la forte convergenza con il Pd che, con Nicola Zingaretti, utilizza le stesse parole del leader M5S: “Inaccettabile”.