Più che il calcio, serve il ciclismo, per capire che cosa sta succedendo a Milano attorno allo stadio di San Siro. I protagonisti ora sono in surplace: fermi, come stanno i ciclisti in pista sulle loro biciclette, in attesa che l’altro faccia per primo la sua mossa o tiri la volata. Milan e Inter hanno avanzato la loro proposta: abbattere il Meazza e costruire un nuovo impianto, facendo scattare la legge sugli stadi che permette di innalzare edifici che rendono l’operazione un ricco investimento immobiliare da 1,2 miliardi di euro. L’amministrazione, il Comune di Milano, deve approvare il progetto e dichiarare “l’interesse pubblico”.
Entrambe le parti sono ferme e aspettano che si muova l’altro. Le squadre sono in attesa della decisione del Comune; il sindaco Giuseppe Sala non se la sente di decidere da solo con la sua giunta e ha chiesto che si pronunci il Consiglio comunale. Così i tempi si allungano. Sala ha già annunciato che il Meazza dovrà ospitare la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali, dunque fino al 2026 non ha intenzione di farlo abbattere. Le due squadre hanno fatto filtrare di avere pronto un piano B: andare a costruire lo stadio sull’area Falck a Sesto San Giovanni. Più un bluff da poker che un’azione da gol.
Non sarà facile far scattare “l’interesse pubblico” per il progetto di Milan e Inter. Perché si dovrebbe realizzare su terreni pubblici e abbattendo uno stadio di cui è proprietario il Comune. Le dimensioni dell’affare sono ormai chiare: 180 mila metri quadrati di spazi commerciali, 66 mila di uffici, 15 mila di hotel, 13 mila per intrattenimento, 5 mila di spazio fitness, 4 mila di centro congressi. Lo stadio sembra davvero solo il pretesto per costruire torri e grattacieli attorno. Secondo le cifre rese note dai proponenti, l’impianto sportivo costerà 650 milioni, quindi peserà solo la metà dell’investimento totale (1,2 miliardi). E renderà nel tempo molto di meno del resto: dei 200 milioni circa che le squadre prevedono di ricavare all’anno, solo 70 verranno dallo stadio e 125 da quello che chiamano “polo ricreativo”. Al Comune, le briciole: 5 milioni all’anno come canone, per una concessione di 90 anni, più 55 milioni una tantum come oneri d’urbanizzazione. In questo scenario, riprende forza la soluzione di ristrutturare il Meazza. Non solo per la sua storia gloriosa, ma anche per evitare un’operazione che il Sala che plaude a Greta e scende in piazza con i ragazzi che manifestano per il futuro del pianeta non si può permettere. Ristrutturare costa meno (500 milioni) che abbattere e ricostruire (650 milioni). Ai costi di ristrutturazione, le squadre aggiungono altri 115 milioni di mancati introiti perché sarebbe necessario sospendere le partite – dicono – per almeno tre anni. Previsione dubbia, visto che a Madrid stanno rimettendo a nuovo lo stadio continuando a giocare.
Il progetto di ristrutturazione c’è. Si chiama Re-thinking San Siro (ripensare San Siro) e prevede un’operazione in sei mosse. La prima: smontare l’attuale copertura. La seconda: demolire il terzo anello, realizzato nel 1990. La terza: rimuovere sette delle undici torri aggiunte nel 1987, lasciando soltanto le quattro agli angoli. Quarta mossa: rinnovare il primo anello. Quinta: costruire un nuovo edificio sul lato ovest, che possa ospitare bar, ristoranti, spazi commerciali, sale per incontri e altre funzioni. Sesta e ultima mossa: installare la nuova copertura. Gli spazi interni sarebbero riorganizzati, con la costruzione di sei sale vip, uno store di 750 metri quadrati, un museo di 1.000, un ristorante panoramico, bar, una nuova sala stampa. I posti a sedere, che oggi sono 79.344, alla fine dei lavori sarebbero 58 mila, con 8.150 posti “premium”.
Rinnovare “la Scala del calcio”, dunque, si può. Ma non se il vero obiettivo è innalzare nell’area un paio di grattacieli.