Non ha ancora preso forma ma è già arrivata la prima defezione di peso al progetto “Libra”, la criptovaluta di Facebook che nelle intenzioni del fondatore Mark Zuckerberg dovrebbe creare una rete di pagamenti online diretti, con una moneta criptata ma stabile, che aggiri gli intermediari bancari.
Mentreannuncia di essere pronta a sbarcare, unica e sola, sul mercato cinese, Paypal – uno dei maggiori circuiti di pagamento online – abbandona la barca di Facebook a meno di una settimana dalla riunione di Ginevra durante la quale si dovrà approvare lo statuto della associazione Libra e nominarne il board. Soprattutto, l’abbandona proprio mentre l’Ue chiede maggiore chiarezza in linea con i dubbi pervenuti da ogni parte del mondo, soprattutto dai banchieri centrali. A Bruxelles, il vicepresidente della commissione Ue, Valdis Dombrovskis (che sarà responsabile dei mercati finanziari anche nella nuova Commissione) ha inviato al social network due questionari chiedendo di conoscere i dettagli di Libra. Ufficialmente l’obiettivo è definire una linea Ue sul modo in cui la criptovaluta debba essere regolata. Una mossa inevitabile che oggi Dombrovskis potrà esporre nel corso della sua audizione al Parlamento europeo per la conferma del suo ruolo nella Commissione Von der Leyen. Ma la criptomoneta è sotto osservazione anche da parte dell’Antitrust europeo per il rischio di danneggiare la libera concorrenza online, soprattutto considerate le dimensioni di Facebook (almeno 2 miliardi di utenti) e il fatto che controlli sia WhatsApp sia Instagram.
Le preoccupazioni sul progetto non arrivano però solo dalle istituzioni. I colossi dei circuiti di pagamento elettronico che avevano appoggiato l’idea, Visa e Mastercard, potrebbero ritirare nome e collaborazione. Le voci, partite dal Wall Street Journal, non sono state smentite dai diretti interessati. La causa? Il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha inviato a loro e agli altri componenti del progetto (tra cui Paypal e Stripe) la richiesta di una analisi del sistema, per assicurare che Libra rispetti le regole contro il riciclaggio di denaro. E finire nel mirino dei regolatori americani non piace alle aziende. Nell’ordine, poi, il governo francese si è già detto contrario all’iniziativa, la Federal Reserve Usa ha chiesto chiarimenti e lo stesso ha fatto il Congresso. Perplessità sono arrivate finanche dal governo indiano che potenzialmente è il mercato più vasto per Facebook. In estate, la britannica Financial Conduct Authority aveva messo in guardia il G20 sui rischi legati a un uso diffuso delle valute digitali mentre, oltre la ormai consolidata opposizione della senatrice Elizabeth Warren, anche il presidente Usa Donald Trump in un tweet ha scritto che “se Facebook e altre compagnie vogliono diventare una banca, devono ottenere un nuovo documento di autorizzazione bancaria ed essere soggette a tutte le regole bancarie”. In Italia, a luglio si era opposto il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco.
Senza partner finanziari Libra può fare ben poco: se le banche sono escluse e anzi sono il principale soggetto a rischio sostituzione, il sistema ha bisogno di una rete attraverso cui far convertire le monete dei vari Paesi in criptovaluta e arrivare ai rivenditori. Una idea che rischia di schiantarsi contro i timori delle istituzioni e la concorrenza delle banche. Finora, infatti, ancora nessuno dei 28 membri della Libra Association ha consegnato i 10 milioni di dollari richiesti per finanziare la creazione della moneta e la rete per i pagamenti. Anche la lettera di intenti che è stata firmata non era vincolante.