La corruzione è il male endemico, la piaga che non guarisce, il vizio nazionale che trafuga ogni anno miliardi di euro. Di corruzione non c’è più traccia nel dibattito politico anche se le mazzette continuano a tener banco, intascate o solo annunciate. Solo pochi anni fa è stata istituita, con grande sfoggio di fanfare, l’Autorità nazionale anticorruzione. Quelle che seguono sono alcune delle vicende giudiziarie giunte sul tavolo di Raffaele Cantone, che poche settimane fa si è dimesso dalla presidenza. Abbiamo scelto di riferire solo delle mazzette a bassa intensità, piccoli traslochi di denaro, favori di variegata e modesta natura. È questo il bancone della tangente prêt-à-porter, la dazione quotidiana che nessuno vede più, che non fa scandalo e quasi quasi nemmeno sporca più. Così fan tutti. E amen.
Le macerie, oro del terremoto
Le macerie sono il tesoro indiscutibile. Ogni terremoto produce tonnellate di pietre da raccogliere e mura da abbattere e colline da spianare. Movimento terra e trasporto delle macerie risultano il piatto prelibato. Non a caso la camorra ha il suo core business proprio nel movimento terra e a L’Aquila nei mesi e negli anni successivi al sisma, ha dato prova delle sue performance. L’Abruzzo, ma anche l’Umbria e le Marche.
A San Benedetto del Tronto i finanzieri mentre svolgevano noiose indagini sull’evasione dell’Iva, s’imbattono in una serrata trattativa telefonica tra un dipendente della Regione Marche Stefano Mircoli e l’amministratrice della Dimensione Scavi, Cristina Perotti. Lui provvedeva ai subappalti, organizzava, sorvegliava, occultava. Lei acquisiva commesse in cambio di una partecipazione azionaria del funzionario in una new company. Solo pochi mesi fa l’amministratrice aveva tributato alla sua azienda un grande omaggio: “Ci siamo messi a disposizione per affrontare un compito difficile e impegnativo”. A giugno le manette per lui e per lei, decise dalla Procura di Ascoli Piceno. A luglio la consegna agli arresti domiciliari. I due si dicono innocenti, il magistrato è certo del contrario: corruzione e turbativa d’asta.
Ci sarà il processo, e incrociamo le dita.
Il farmaco raccomandato
Perché un medico con una altissima reputazione professionale, con un bagaglio internazionale di relazioni, con incarichi prestigiosi e ben remunerati, deve farsi beccare dalla finanza come un furfante abituale? Perché deve offrire i suoi polsi ai militi, la vergogna alla sua famiglia e la convinzione al procuratore della Repubblica di Parma che oggi è come ieri: “Come Tangentopoli, nulla è cambiato”.
La procura scopre un sistema di connessione e manipolazione di report sull’efficacia di alcuni farmaci per il trattamento dei malati in cura presso la struttura complessa di ematologia e il centro midollo osseo dell’ospedale di Parma. Finisce in manette il professor Franco Aversa, direttore del centro, con l’accusa di comparaggio farmaceutico, corruzione, induzione a dare o promettere utilità. Nei guai anche altri nove medici. Il sistema puntava a ottenere sponsorizzazioni e altri benefit in cambio di prescrizioni compiacenti per medicinali evidentemente inutili. Aversa sceglieva anche (“Devo fare la lista dei buoni e dei cattivi”) i suoi collaboratori profilando i bandi sulle capacità dei concorrenti. Concorsi farsa, dice la procura. Al processo, Aversa dovrà difendere non solo il suo conto corrente, ma la sua vita, la sua coscienza di medico, e dare anche un senso alla scelta di destinare il proprio talento a quelle che l’accusa ritiene volgari e illegali compromissioni della scienza con gli affari.
Sindaco e imprenditrice
Tra moglie e marito non mettere il dito. Gennaro Marsiglia è sindaco di Aieta, provincia di Cosenza, e responsabile finanziario dei comuni di Buonvicino e Maierà. Sua moglie Chiara Benvenuto è vicepresidente di una cooperativa che svolge servizi per i comuni. Andrea Biondi, amico del sindaco, guida una seconda cooperativa. Nel nome della trasparenza e della efficienza Marsiglia ha fatto fifty fifty: ha affidato i servizi comunali (dal servizio sociale a quello scolastico) a sua moglie e all’amico. Tutto andava perfettamente bene quando la procura, infischiandosene dell’amore di Marsiglia per la consorte, e della sua fiducia cieca nel valore dell’amicizia, ha arrestati tutti e tre. L’amico aveva ancora cinquemila euro nel portafogli, prontamente restituiti. “Appalto amico”, ha titolato il procuratore. Due su tre hanno già patteggiato.
Il re dei rifugiati
Si chiama Paolo Di Donato ed è il re dei rifugiati. Amministratore del consorzio Malaventum, ha aperto tredici centri di accoglienza negli anni d’oro degli sbarchi sottratti a ogni forma di controllo, accogliendo contemporaneamente fino a 800 richiedenti asilo. “Mi occupo del sociale, ma non sono un prete, devo fare utili”, spiegò.
C’è di meglio che dare accoglienza ai migranti? Per le imprese last minute è un affarone. Il nostro giornale, in un’inchiesta pubblicata nel gennaio del 2017 aveva segnalato come la prefettura di Benevento avesse disposto lo spostamento di 19 migranti da un centro sospeso per via delle segnalazioni negative in una struttura nata come impianto per allevamento dei conigli. Alla prefettura di Benevento leggono il giornale e li ritrasferiscono. Li mandano come pacchi dono a una struttura di Sant’Agata dei Goti.
I migranti diventano così assegni circolari, beni mobili che assicurano ad imprenditori di pochi scrupoli fatturati significativi. La procura se ne accorge e indaga. Finiscono in cella un funzionario della prefettura, un carabiniere, un dipendente del ministero della Giustizia, un imprenditore e l’ex amministratore del consorzio Malaventum, il re dei rifugiati. Cinque arresti, trentasei indagati. Corruzione, frode in pubbliche forniture, rivelazione di segreti di ufficio.
L’autovelox compassionevole
Al volante andate piano e se vi trovate a Tursi, provincia di Matera, andate pianissimo. Perché lì la polizia municipale è una belva. In pochi mesi ha elevato più di 13 mila multe. Il comune, preoccupato per la sicurezza di noi automobilisti e tenuto conto che Tursi è esposta a flussi veicolari notevolissimi, aveva pianificato un sistema di speed check da fare invidia a New York. Non c’era angolo del paese che non avesse una centralina, non un incrocio senza una telecamera. Bastava un alito di velocità e zac! multa assicurata. Alla multa seguiva però, secondo le risultanze dei magistrati di Matera, spesso una negoziazione amicale e assai compassionevole. Il patteggiamento si risolveva spesso in una modesta dazione di danaro: ogni multa emessa e poi ritirata e convertita in una stretta di mano e pochi spiccioli procurava alla società installatrice un euro. Ogni autovelox in funzione 391 euro al comandante della polizia municipale.
Non cifre astronomiche, però anche gli ufficiali di polizia tengono famiglia e sanno che agli automobilisti dev’essere concesso il massimo dello sconto possibile. Quindi il piccolo fuori busta.
Il comandante dei vigili è purtroppo finito in gattabuia, e con lui altre cinque persone. Dovranno subire un processo, speriamo in tempi brevi. Nei bar della città il dibattito freme: e ora che fare degli autovelox?
3 appartamenti al prezzo di 1
A Correzzana, tremila anime vicino Monza, un imprenditore chiede e ottiene una licenza edilizia per costruire degli appartamenti. Come compensazione offre la costruzione di un centro polifunzionale e presenta una fideiussione a garanzia dell’impegno.
Gli appartamenti si completano, il centro sociale invece no. Mario Corbetta, sindaco e assessore all’urbanistica, non ritiene di escutere la fideiussione. Fa invece un bell’investimento immobiliare per sé e la sua famiglia: compra dall’imprenditore inadempiente due appartamenti e due box nella vicina città di Cesano Maderno. Sua figlia invece si innamora di un delizioso appartamentino con box e giardino ad Arcore. I tre acquisti sono un affare: 246 mila euro in tutto.
L’opposizione grida allo scandalo, allo scambio di favori, lui risponde: “no al killeraggio”: “Non mi dimetto, assicura.
Bolzano e gli appalti fru fru
Anche da Bolzano cattive notizie. L’ex direttore dell’ufficio edilizia dell’ospedale di Bolzano ha chiesto di patteggiare la pena per i reati di corruzione e turbativa d’asta. Marco Facchini distribuiva con disinvoltura i lavori di modica entità, quelli sotto la soglia dei 40 mila euro e dunque sottratti al rigore delle gare d’appalto.
Chiedeva in cambio poche cose: tinteggiatura dei muri di casa, piccoli lavori di falegnameria, qualche volta anche di carpenteria . L’hanno pure filmato mentre intascava una mazzetta. Ma lui ha subito restituito tutto: quattromila euro, quasi niente.
L’anno orribile di La Spezia
Falsificazioni di verbali di gara, turbativa di gare tramite la costruzione di bandi su misura e l’‘invito’ fatto ai concorrenti ostili di ritirare la candidatura, gare per l’acquisto di attrezzature ospedaliere truccate alterando il punteggio tecnico attribuito all’azienda ‘amica’, e ancora minacce agli appaltatori per avvalersi per forniture e subappalti di aziende ‘amiche’.
Sono alcuni dei comportamenti illeciti contestati a un manager dalla Asl 5 di La Spezia dalla Guardia di Finanza, nell’ambito di un’inchiesta che ha portato all’emissione da parte della Procura della Repubblica di La Spezia di 11 misure cautelari personali, di cui 4 in carcere e 7 ai domiciliari, resesi necessarie “per interrompere la continua attività criminosa, di cui si sono avuti riscontri fino a pochi giorni fa su gare in corso di svolgimento, nonché per impedire l’inquinamento di fondamentali elementi probatori”, spiega in una nota la Guardia di Finanza .
Il 2018 è stato l’anno orribile dell’Asl numero 5 di La Spezia. Tutto un florilegio di reati e di pressioni alcune veramente singolari.
Un dirigente, per esempio, costringeva una società che stava realizzando una residenza sanitaria protetta ad acquistare i serramenti nel suo paese d’origine, in provincia di Catania.
Cosa faranno in Sicilia a lucchetti e maniglie?
(2. fine)