La pessima notizia per i genitori di Matteo Renzi è arrivata alle quattro e mezza di ieri pomeriggio: il giudice di Firenze Fabio Gugliotta ha condannato entrambi a un anno e nove mesi di reclusione. L’accusa è di aver emesso tramite due società – la Eventi 6 e la Party Srl – due fatture per operazioni inesistenti. È una sentenza di primo grado: gli avvocati di Tiziano Renzi e Laura Bovoli hanno già annunciato ricorso. Come pure farà Luigi Dagostino, l’imprenditore che ha costruito il “The Mall”, il centro commerciale di Regello e che ieri è stato condannato a due anni per le false fatture pagate dalla Tramor Srl di cui in passato era amministratore alle società della famiglia Renzi, e per truffa. I tre imputati – ai quali è stata concessa la sospensione condizionale della pena – sono stati inoltre interdetti per un anno dai pubblici uffici e dal trattare con la pubblica amministrazione.
Gli approfondimenti sul centro commerciale
Al centro del processo ci sono dunque due fatture pagate dalla società Tramor. In particolare la fattura numero 1 del 15 giugno 2015, emessa dalla Party Srl per un valore di 24.400 euro, Iva inclusa, con oggetto “Studio di fattibilità commerciale per collocazione area destinata al ‘food’nel vostro nuovo insediamento nei pressi del The Mall a Reggello”; e la fattura numero 202 emessa quindici giorni dopo dalla Eventi 6 ma per un valore molto più ingente: 140 mila euro, più 30.800 di Iva. L’oggetto è simile alla precedente: “Studio di fattibilità di una struttura ricettiva e food con i relativi incomincia asiatici e la logistica da e per i vari trasporti pubblici”.
La difesa: Tiziano è solo un agente per la Eventi 6
Delle due società, Party Srl e Eventi 6 Srl, la Procura è convinta esser stato amministratore di fatto proprio Tiziano Renzi (mentre la Bovoli era l’amministratrice sulla carta). Prove di ciò per la pm Christine von Borriersono alcune email inviate da Tiziano Renzi (“Insieme siamo una forza e le difficoltà di uno chiunque egli sia sono da capire da parte di tutti”, scriveva il 21 giugno 2013) o anche i bilanci che Tiziano visionava. “Era suo diritto in quanto aveva un contratto di agente di commercio stipulato con la Eventi 6 il 2 febbraio 2014”, è la difesa rappresentata dall’avvocato Lorenzo Pellegrino.
Il dossier “copiato” e gli incarichi non scritti
Ma la pm è convinta soprattutto che le due fatture emesse nel 2015 siano false: “Manca un incarico scritto per entrambe” e “non è mai stato trovato lo studio di fattibilità praticamente identico per le due le fatture, presso la società Tramor srl”. Sul primo punto, l’avvocato Pellegrino spiega che è una “prassi commerciale di settore” la mancanza di incarichi scritti: succede anche per altri clienti della Eventi 6. E per dimostrare che le due fatture contestate in realtà sono reali, la difesa fa riferimento anche a un file ritrovato dalla Finanza. Quello denominato “Taste Mall Relazione” e che è stato inviato alla Tramor. Un elaborato che “rappresenta l’esito di uno studio composito, particolareggiato” per la difesa, ma che per la pm è una relazione – 8 pagine più 5 di planimetria – “scarna” e soprattutto “insufficiente” a giustificare una fattura da 170 mila euro.
Dagostino: “Pagai per sudditanza psicologica”
Per l’accusa prova della falsità delle fatture sta anche nelle dichiarazioni di Dagostino. L’imprenditore ha infatti detto di esser rimasto “abbastanza… perplesso sull’importo delle fatture… però in quel momento loro erano i genitori del Presidente del Consiglio e sinceramente ho subìto un po’ la sudditanza psicologica”. Che gli studi di fattibilità fossero salati, Dagostino lo dice in un’intercettazione del 19 marzo 2018: “Si doveva fare questa cosa perché dovevamo aprire il ristorante… lui ha contattato tutta una serie di persone (…) Mi ha dato un progetto (…) Lo so… che quello è un lavoro che valeva 50, 60 mila euro, 70…”
L’incontro a Palazzo Chigi con Lotti
Ieri la pm Von Borries ha anche fatto riferimento a un episodio esterno al processo, ma per lei significativo. È il 17 giugno 2015 – solo due giorni dopo dall’emissione della fattura della Party alla Tramor – che Dagostino sale a Palazzo Chigi. Bussa alla porta di Luca Lotti (estraneo al processo di ieri), un appuntamento che l’imprenditore “riuscì a ottenere grazie all’intermediazione di Tiziano Renzi”. “A tale appuntamento – ricostruisce il pm nella memoria depositata ieri – si recò Antonio Savasta, pm di Trani, l’avvocato Ruggero Sfregola (…) e lo stesso Dagostino”. “È una coincidenza temporale, che non ha il benché minimo riferimento e rilevanza rispetto a questa vicenda”, ha commentato l’avvocato Federico Bagattini.
E proprio il legale del padre dell’ex premier ieri in aula ha voluto sottolineare: “Questo è il processo a un imputato il cui nome è pesante. (…) Qui non si fanno processi politici” e ha aggiunto: “Qui lo Stato non ha rimesso un euro perché le cartiere non ci sono, non c’è un tesoretto illecito. Anzi in questa vicenda lo Stato ci ha guadagnato forse di più di 60/70 mila euro”. Ma le difese non hanno convinto il giudice che ha emesso una sentenza di condanna. Renzi – che con la moglie Laura Bovoli ieri non era in aula – ha commentato: “Il lavoro che mi viene contestato è stato regolarmente svolto, regolarmente fatturato e pagato. Sono certo che i prossimi gradi di giudizio lo dimostreranno. Almeno è stato appurato che non c’è un centesimo di evasione”.