Dopo Un americano a Roma, un americano ad Anfield. Dove Anfield sta per Anfield Road, il leggendario stadio del Liverpool, e dove l’americano sarebbe (alzi la mano chi sapeva qualcosa di lui prima di mercoledì scorso) Jesse Marsch, 45 anni, nato a Racine, Wisconsin, da pochi mesi allenatore del Salisburgo, il club austriaco che per la prima volta nella storia ha acquisito il diritto di partecipare alla Champions League.
Sarà l’incoscienza dei debuttanti (il Salisburgo aveva fallito la qualificazione alla Champions facendosi eliminare nei preliminari per 11, diconsi undici, stagioni consecutive), sarà che un evento tanto atteso andava festeggiato come Dio comanda, sta di fatto che Jesse Marsch, esperienza in panchina in Europa pari a zero (un anno fa era stato assistente di Rangnick al Lipsia e prima aveva allenato solo in Usa, al Montréal Impact e al New York Red Bulls), ha cominciato l’avventura dapprima rifilando 6 gol al Genk, la squadra belga che ha poi bloccato il Napoli sullo 0-0, e quindi si è presentato in casa dei campioni del Liverpool col suo manipolo di ragazzini, tutti debuttanti, pescati in ogni angolo del mondo: Mwepu, 21 anni, e Ashimeru, 21 anni, nati in Zambia; Hwang, 23 anni, nato in Corea del Sud; Daka, 20 anni, nato in Ghana; Haaland, 19 anni, nato in Norvegia; Onguené, 21 anni, nato in Camerun; Szoboszlai, 18 anni, nato in Ungheria; Minamoto, 24 anni, e Okugawa, 23 anni, nati in Giappone; Kristensen, 22 anni, nato in Danimarca; e ancora Wober, 21 anni, nato in Austria.
Ebbene, con questa truppa di soldati semplici, completata dal portiere Stankovic e dai più stagionati Junuzovic e Ulmer, Marsch ad Anfield ha lasciato gli amanti del calcio a bocca aperta: sotto di 3 gol, ha cominciato a fare il Liverpool a casa del Liverpool e prima con un coreano (Hwang), poi con un giapponese (Minamoto) e ancora con un norvegese (Haaland) ha riagguantato i sempre più straniti campioni d’Europa che schieravano, badate bene, l’artiglieria pesante al gran completo: da Salah a Van Dijk, da Wijnaldum a Mane, da Firmino a Origi. Tutto sotto lo sguardo incredulo di Jurgen Klopp che per la prima volta vedeva un avversario essere più Liverpool del Liverpool. Lui che aveva condotto i suoi pirati all’arrembaggio più inenarrabile della storia del calcio, 4 gol rimangiati al Barcellona di Messi in una semifinale Champions, assisteva stordito al Salisburgo che faceva lo stesso, nell’arco della stessa partita, al suo Liverpool: col 3–0 che in 21 minuti diventava 3–1, poi 3–2, poi 3–3. E non perché il Liverpool giocasse male, ma perchè il Salisburgo giocava meglio.
Alla fine lo stellone dei Reds ha premiato il comandante Klopp: Salah ha buttato dentro la palla del 4–3 e il terrore di essere travolti da quei giovani e sfacciati avversari mai incrociati prima è svanito. Resta però nitida l’impronta del meraviglioso gioco e dell’incredibile impertinenza che i ragazzini di Marsch, nell’occasione attesa da una vita, hanno mostrato al mondo. Merito di mister Jesse, che di questo passo rischia di diventare il Jesse più famoso d’America oscurando anche il mito del famigerato bandito Jesse James. Dove si dimostra che con buone idee e buoni giovani puoi sfidare a duello anche i più bravi al mondo. Avanti così dunque. Anzi, mai come in questo caso: avanti Marsch!