L’assalitore era un funzionario dell’amministrazione francese, 45 anni, un analista informatico della DRPP (Direction du Renseignement de la préfecture de police de Paris). Un collega “della maison con vent’anni d’esperienza”, diceva ieri Loïc Travers, segretario della sezione regionale del sindacato Alliance Police, che lo conosceva. “Un funzionario apparentemente modello, che non ha mai presentato problemi comportamentali”, ha aggiunto il ministro dell’Interno, Christophe Castaner. Non c’è mai stato in lui “il minimo segno di allerta”.
Ma ieri Mickaël Harpon nato a Fort-de-France, nell’isola francese della Martinica, ha accoltellato a sangue freddo quattro colleghi, tre uomini, tutti e tre poliziotti, e una donna, anche lei funzionaria amministrativa, ed è lui stesso morto nella strage, colpito da un agente che gli ha sparato con l’arma di servizio. Una quinta persona, ferita a una spalla, è ricoverata in ospedale. È successo tutto in pochi minuti, intorno alle 13. Il luogo, la sede centrale della prefettura di polizia, una “fortezza”, la definivano ieri i media francesi, nel cuore di Parigi, l’Île de la Cité, proprio vicino alla cattedrale Notre-Dame. L’arma, un grosso coltello di ceramica. E il movente? Un’inchiesta per omicidio e tentato omicidio è stata aperta e affidata alla polizia criminale di Parigi. La casa del funzionario, a Gonesse, nella regione di Parigi, è stata perquisita e la compagna fermata per essere interrogata. Ma cosa sia stato all’origine del raptus omicida ancora non è chiaro.
La pista della radicalizzazione ieri non sembrava quella privilegiata. Stando a Bfm Tv, l’uomo si sarebbe convertito all’Islam un anno e mezzo fa. Si è anche sospettata la presenza di un complice sul posto che sarebbe riuscito a scappare. Secondo molte fonti, gli inquirenti starebbero piuttosto indagando su un “conflitto personale”. Forse degli attriti con un superiore o un diverbio tra colleghi. I fatti si sarebbero svolti in questo modo: l’uomo, che aveva problemi di udito, ha lasciato il suo ufficio e, armato di coltello, è entrato nell’ufficio di una collega e l’ha accoltellata, poi ha continuato a camminare e ha ucciso un primo agente. Nella fuga ha poi colpito a morte altri due poliziotti. In cortile, un poliziotto armato di un fucile mitragliatore gli ha intimato più volte di gettare il coltello, poi ha sparato. Il quartiere, molto turistico, è stato subito isolato, i ponti chiusi, lasciando Parigi nello stupore. Colpisce infatti, che la strage di ieri sia capitata in un momento delicato e di grande tensione per la polizia nazionale francese.
Appena due giorni fa, mercoledì, una grande manifestazione si è tenuta a Parigi, tra la place de la Bastille e la place de la République: la “marcia della collera” che ha riunito più di 20 mila poliziotti e le loro famiglie. Un fatto raro, poiché l’ultima manifestazione di questo tipo risale al 2001. I poliziotti denunciano da tanto tempo il degrado delle condizioni di lavoro, le ore di straordinari non pagate che si accumulano, i turni impossibili, i mezzi e il personale insufficienti, la mancanza di umanità nella gestione del lavoro e nei rapporti con la gerarchia. Ma anche la sofferenza legata al fatto di sapersi bersaglio dei terroristi, dopo gli attacchi di Magnanville e sugli Champs Elysées del 2017. Delle misure sono state annunciate dal governo nei mesi scorsi, dei nuovi planning di lavoro e il reclutamento di personale. Ma dall’inizio dell’anno sono stati 52 i poliziotti che si sono suicidati in Francia.