Oltre 70 milioni di euro dati a Piaggio aereo industries, oggi PiaggioAerospace, in tre tranche, quando non era ancora nelle pessime acque odierne, destinati a svanire nel nulla. Così come è difficile prevede cosa sarà dei circa 900 milioni dati dallo Stato al gruppo Leonardo, ex Finmeccanica, per costruire o riammodernare elicotteri e aerei, il cui rimborso è ai minimi ed è stato rimpinguato solo di recente. Nessuna notizia anche della metà dei 245 milioni dati a GE Avio, oggi Avio Aereo, per vari progetti di cui al ministero dello Sviluppo si aspetta il rimborso. Come dei 34 milioni alla Vulcanair di Casoria per progettare tre aerei.
La scoperta l’ha fatta la Corte dei conti con una indagine apposita, pubblicata a inizio anno, ma rimasta dormiente (“Sviluppo tecnologico e interventi nel settore aeronautico”). Arriva proprio mentre questa procedura, governata dalla legge 808 del 1995, viene superata dall’entrata in funzione del nuovo Fondo per le infrastrutture e lo sviluppo, che ingloberà tutte le fonti di finanziamento pubbliche all’economia. Ma con effetti che si trascineranno per il prossimo decennio, visti i molti progetti ancora in essere, finanziati a fine 2017. I magistrati volevano monitorare le due linee di finanziamento all’industria aeronautica sia civile sia militare, come già fatto nel 2003 e nel 2009. Il meccanismo del principale strumento di politica industriale per il settore aeronautico è semplice. Prevede la concessione di soldi statali alle aziende per realizzare i loro progetti e il rimborso con i ricavi delle vendite dei prodotti realizzati. L’intento dei magistrati contabili era verificare se e come i fondi fossero stati impiegati rispetto all’obiettivo di aumentare la competitività delle imprese del settore.
Il risultato è sconfortante. Si sono trovati davanti a una gestione approssimativa per una spesa che in 14 anni vale 6 miliardi concessi e 2 effettivamente erogati, resa farraginosa da un susseguirsi di leggi che ne hanno complicato la gestione operativa affidata al Mise, che non è stato all’altezza del compito, visto che centinaia di milioni dati alle imprese difficilmente torneranno. La Corte dei conti spiega che nell’intero periodo (2004-2018) i finanziamenti concessi assommano a 5,7 miliardi, di cui circa due “già erogati. In assenza di dati sulle previsioni delle restituzioni delle somme erogate, il ministero ha fornito quelle relative ai rientri effettivi sin qui registrati, significando che, per i progetti seguiti (in ambito civile e di sicurezza nazionale), le restituzioni assommano a 347 milioni rispetto a 1,9 miliardi effettivamente erogati, con una percentuale di rientri del 17,53%”. Insomma, oltre un miliardo non è detto che torni a casa. Anche perché al Mise hanno “difficoltà a resocontare la pianificazione delle restituzioni, per l’assenza di una situazione aggiornata, dovuta al mancato, efficace esercizio della pur prevista azione di monitoraggio”.
Una valutazione più analitica sui finanziamento ai progetti civili, fatta sui progetti più datati, mostra “che ci sono 63 progetti, dei quali solo 14 hanno registrato l’ultima erogazione nel 2016; per tutti gli altri, le erogazioni sono state completate da tempo mentre le restituzioni risultano per la gran parte non adempiute: dei restanti 49, solo per uno l’amministrazione ha incamerato l’intero importo erogato; di contro ve ne sono diversi le cui erogazioni sono state concluse fra il 1995 e il 2008, che presentano restituzioni pari a zero o a percentuali minime”.
Anche peggio va fra i big del settore militare: “Numerose imprese hanno ricevuto l’ultima erogazione fra il 2003 ed il 2008: induce a perplessità considerare che per diverse di esse la percentuale di restituzione dei fondi ricevuti risulti pari allo zero o poco più”. Con quei soldi si dovevano produrre aggiornamenti di elicotteri militari, carrelli per aerei cargo, sistemi di comunicazione protetti o coibentazioni e pianali per l’Airbus 380, messo per altro fuori produzione dal consorzio franco-tedesco. Ma anche motori di aeroplani da trasporto militare, bimotori per l’aviazione commerciale da destinare anche alla polizia. Il tutto per mano dei più grandi operatori del settore, Leonardo, Piaggio e Ge Avio, e di aziende ultra specializzate, Vulcanair, Sicamb, Elettronica ed Elettronica Alster. Se abbiano realizzato i loro progetti e come nessuno lo sa. Alcune imprese sono entrate in crisi e non potranno restituire i fondi, come Piaggio. Crisi che crea problemi anche alla O.M.A, che aveva ricevuto commesse dal gruppo genovese per migliorie al P180, il bimotore prodotto da Piaggio.
L’attività di rendicontazione del Mise è stata solo di tipo amministrativo, sentenziano i magistrati contabili. E di fronte ai tentativi di messa in mora, sollecitati proprio dai magistrati, le imprese inadempienti hanno fatto orecchie da mercante dando, secondo il Mise, risposte “reticenti e parziali”. La relazione allega le missive per i mancati rientri inviate a Leonardo, GE Avio, e Ase. Malgrado gli inadempienti siano molti di più.
Avio aereo, contattata dal Fatto, come le altre aziende ha fatto sapere “di aver sempre rispettato in maniera puntuale quanto previsto dalla legge”. Leonardo dice di aver avviato “un dialogo costruttivo e positivo con il Mise sul tema e ha allocato a bilancio tutte le poste relative ai contributi e royalties per i Progetti Civili e per i Progetti di Sicurezza Nazionale e, nel biennio 2018-19, ha restituito oltre 200 milioni. In linea con il principio del risk sharing come in altri paesi europei (es. Francia), dove i rimborsi dei finanziamenti dipendono dal maggiore/minore successo commerciale dei programmi aeronautici”. Una strada seguita anche da Elettronica che prima ha contestato i conteggi del Mise e poi “ripreso il rimborso di quanto dovuto per il progetto IFPS in totale aderenza agli incassi consuntivati”. La reprimenda della Corte sembra aver risvegliato aziende e amministrazione anche se le pendenze ancora aperte possono esporre il Paese alle contenzioni di aiuti di Stato di Bruxelles, come accaduto nel 2008, quando l’Italia fu condannata proprio per aver concesso aiuti alle aziende, costrette a restituire circa 500 milioni. I magistrati spiegano che “nel corso della procedura l’Ue ha riconosciuto che l’aiuto concesso ai progetti del settore aeronautico può essere considerato compatibile ai sensi del Trattato comunitario, ma solo a condizione che le imprese effettuino nei tempi e nelle forme previste i rimborsi dovuti”.