I penalisti “filantropi” temono lo stop alla prescrizione
Alla definizione dell’ordine andrebbe doverosamente aggiunto un sostantivo umanista: avvocati “filantropici” penalisti. Il grido di dolore professionale, che si è levato nell’imminenza della riforma della prescrizione, nobilmente certificato da uno sciopero a difesa di clienti che “rischiano” di subire processi senza una fine, merita questo e altro. Sembra trattarsi di una rara ed encomiabile dedizione a una causa di civiltà, attuata con grande sprezzo dei propri interessi professionali. Poi, certo, potrebbe anche sorgere lo scellerato dubbio che il vero terrore sia quello che, al contrario, il blocco della prescrizione… i processi li accorci! Che, magari, vengano meno i giochetti procedurali messi in atto proprio per trascinare lungamente le cause verso la santa prescrizione. Che, imputati privati della data di scadenza processuale, tendano a voler e dover sbrigare la “pratica” quanto prima. Ma, forse, questo sciagurato dubbio fa parte di una demagogica deriva populista e giustizialista.
Giovanni Marini
Voto ai sedicenni, un diversivo che sembra un sedativo
Il voto ai sedicenni mi sa più di sedazione che di innovazione. “Ok, siete stati tanti a scendere in piazza per l’ambiente ma quello che chiedete metterebbe in crisi un intero sistema di interessi. Non possiamo farlo. Però vi diamo il voto, così intanto vi calmate un po’”. Il diversivo è difensivo dello status quo, in quanto la mancanza di un movimento e di un capo fa ritenere i “ragazzi di Greta” chiassosi, ma politicamente disorganizzati e quindi incapaci di usare un eventuale voto per incidere sulle scelte politiche.
Molto più rivoluzionario sarebbe lo studio della Costituzione nelle scuole; non come “scampolo” nei tempi ritagliati ad altre ore, ma come materia di “Educazione alla sovranità”, per trasformare i ragazzi in cittadini consapevoli dei valori fondativi.
Massimo Marnetto
DIRITTO DI REPLICA
In merito all’articolo dal titolo “Tutor autostrade, un pasticcio costato allo Stato 200 milioni”, riteniamo opportuno chiarire che, a seguito della sentenza della Corte di Appello di Roma dell’aprile 2018 che portò allo spegnimento del sistema Tutor, Autostrade per l’Italia ha presentato tempestivamente un reclamo alla Corte medesima, evidenziando la necessità di riattivare il sistema di rilevazione della velocità media per ragioni di sicurezza della circolazione.
Tale istanza è stata rigettata dalla Corte, che ha affermato che secondo il Codice della Strada la Concessionaria non ha obblighi né di installazione di sistemi di controllo, né tantomeno di sanzionamento della velocità.
Pur a seguito di tale pronuncia, con la finalità esclusiva di tutelare la sicurezza stradale, Aspi ha subito investito 1,5 milioni di euro per l’acquisto di un primo pacchetto di licenze di un sistema di monitoraggio della velocità media brevettato da un soggetto terzo, con previsione di progressivo aumento dell’investimento sancito nell’accordo di comodato sottoscritto con la Polizia Stradale (aumento interrotto solo a seguito dell’ultima sentenza favorevole della Cassazione).
A distanza di 8 mesi dalla decisione della Corte d’Appello, lo scorso 14 agosto, Aspi ha ottenuto ragione in sede di Cassazione, grazie a una sentenza che di fatto ha stabilito che i princìpi di funzionamento del Tutor (il calcolo della velocità media) non sono brevettabili. Pertanto la Società ha potuto immediatamente riattivare il Tutor su tutta la propria rete.
È importante ribadire che le attività di controllo della velocità e di relativo sanzionamento vengono svolte dalla Polizia Stradale e che ASPI non percepisce assolutamente nulla dal funzionamento del Tutor.
Autostrade per l’Italia
Ringrazio l’ufficio stampa della società Autostrade perché offre ai lettori particolari interessanti che arricchiscono ciò che ho scritto sul pasticcio del Tutor. Dopo essere stata condannata ad aprile 2018 dalla Corte di Appello di Roma per aver piratato il brevetto Craft di Romolo Donnini, Autostrade guidata da Giovanni Castellucci spense i suoi 750 Tutor. L’ufficio stampa ci informa che per riaccenderli intraprese percorsi tortuosi che dettero modesti risultati.
Fu pervicacemente scartata la via più semplice di un accordo con Donnini che avrebbe garantito la massima sicurezza permettendo di non interrompere neppure per un attimo l’attività di controllo della velocità evitando i danni sociali ed economici per i cittadini e lo Stato che ci sono stati e ingenti. L’intesa avrebbe comportato per Autostrade l’esborso di un risarcimento, ma avrebbe sanato il contenzioso passato e messo il Tutor al riparo da altre inevitabili diatribe legali future.
Ma forse ad Autostrade interessava e interessa arrivare alla prossima scadenza del brevetto Tutor per chiudere a suo vantaggio tutta la partita.
Daniele Martini
I NOSTRI ERRORI
Nell’articolo di ieri dal titolo “Il Pd ci ripensa e si toglie la multa anti-trasformisti” (pag. 6) a firma Wanda Marra e Giacomo Salvini, la frase “Per me la penale andrebbe estesa anche a livello nazionale” è stata erroneamente attribuita a Giacomo Leonelli anziché a Paolo Coletti. Ce ne scusiamo con gli interessati e con i lettori.
FQ