Come forse avrete saputo (scherziamo…), il Fatto quotidiano compie 10 anni. Tutto quel che c’era da raccontare, di questa meravigliosa avventura che naturalmente continua, lo trovate nel numero speciale di Millennium in edicola. Oggi ci facciamo gli auguri con quelli che ci hanno inviato tanti amici del Fatto, personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo che ci hanno sempre sostenuti nelle nostre battaglie. Da domani vi chiederemo un piccolo sacrificio economico con l’aumento del prezzo, dopo 5 anni, a 1,80 euro (30 centesimi in più al giorno, due caffè a settimana), per aiutare il nostro giornale libero a sostenere i costi crescenti della carta e le difficoltà del mercato delle edicole, e a investire nuove risorse per migliorare ancora l’offerta informativa con novità belle e importanti.
Intanto, per il nostro compleanno, molti lettori ci inviano auguri accompagnati da racconti (anche fotografici) di questi 10 anni insieme. Continuate a mandarceli: li pubblicheremo (possibilmente in dimensioni umane, di 1.500-2.000 caratteri), per condividere con voi una festa per il passato e una sfida per il futuro che non sono soltanto nostre, ma di tutta la comunità del Fatto. Lo sapete: 10 anni fa voi lettori – caso più unico che raro nel panorama editoriale – siete arrivati ben prima del nostro giornale. E, senza di voi, non saremmo nati e né esistiti.
Grazie e auguri di vero cuore da tutta la squadra del Fatto.
Bice Biagi
Quando usciva un nuovo giornale, mio padre era contento. Più le notizie circolavano, più gente era informata, più occhi guardavano il potere, maggiore era il segno che vivevamo in un Paese democratico, dove ognuno poteva esprimersi con parole, idee, giudizi. E certamente gli avrebbe fatto piacere vedere in edicola un quotidiano la cui testata riprendeva il titolo di quella trasmissione che tante soddisfazioni e qualche dispiacere gli aveva dato. A questo proposito, non posso dimenticare con quanto garbo Antonio Padellaro venne un giorno a casa mia per chiedere a mia sorella e a me quasi il permesso di utilizzare quel titolo per il quotidiano che stava fondando. Gli spiegammo che non avevamo alcun diritto, che il suo interlocutore era la Rai, ma che sicuramente noi eravamo d’accordo. Adesso dico che quella richiesta così affettuosa ci emozionò. Sono passati dieci anni, Il Fatto è diventato un giornale importante e, se ancora ci si ricorda di quel vecchio cronista che si chiamava Enzo Biagi, lo si deve anche al Fatto. Grazie, allora, e molti auguri di una lunga vita.
Carlo Verdone
Auguri di altri 10 anni di successo a questo coraggioso giornale che ci ha migliorati nell’analisi di tanti fatti spesso assai complessi. La forza del Fatto quotidiano è sempre stata quella di essere un giornale libero da ogni influenza ideologica. Meglio di altri, questo quotidiano ha saputo rispondere all’esigenza concreta manifestata da tanti cittadini di essere informati senza necessariamente dover essere istruiti. E ha saputo guidarli nello sviluppo di un proprio senso critico. E non è poco!
Giovanni di Lorenzo, direttore Die Zeit
Il Fatto quotidiano ha tre pregi impagabili: è indipendente, ha coraggio e soprattutto non è mai noioso! E ha un archivio da invidiare, unico in Italia. Non c’è scandalo che non venga ricordato. Non so se questo tesoro della memoria collettiva stia dentro ad armadi, in un hard-disk o solo nella testa di Marco Travaglio. Non importa poi se i pareri espressi sul giornale siano da condividere, oppure no. Anzi, non sempre lo sono. Ma sono sempre stimolo ed espressione di una libertà giornalistica da difendere.
Michele Riondino
…Il fatto è che dieci anni fa, davanti al tuo primo numero, non sapevo proprio come comportarmi, che fare: cedere al fascino delle tue pagine così accattivanti, oppure no? Alla fine hai vinto tu e oggi sei in assoluto la prima versione dei fatti che voglio consultare. Tanti auguri.
Lorenza Carlassare
Ho sempre amato le voci libere, in Italia non sono molte: leggendo Il Fatto si sente che non deve, e non vuole render conto a nessuno tranne che ai suoi lettori , piuttosto esigenti sul coraggio e sulla serietà dell’informazione. Mi piace lo spirito critico che lo ispira: se la stampa non è il guardiano della politica la democrazia non può durare. Mi piace l’attenzione per la Costituzione, rimasta costante in questi dieci anni nonostante la disattenzione altrui. Il Fatto è un riferimento sicuro nel cicaleccio incessante che ci sovrasta, dove tutti parlano di tutto , specialmente di ciò che non sanno. Mi piace il suo direttore che con tono ironico e apparentemente leggero, ci parla degli eventi della nostra Repubblica solo dopo essersi rigorosamente documentato. Al Fatto, a tutti quelli che vi lavorano, gli auguri più affettuosi.
Barbara Spinelli
In dieci anni, Il Fatto ha tentato di cambiare il modo di diffondere notizie e di riceverle, e indubbiamente è riuscito a diventare alternativo ai quotidiani mainstream. La doppia scommessa iniziale – indipendenza dai poteri politico-economici, scelta della stampa scritta – ha aiutato a mutare la figura dei giornalisti. Ha restituito loro la neutralità e la terzietà senza le quali il mestiere si trasforma mostruosamente. Nel Fatto si leggono più notizie che opinioni: è una virtù, per chi segue gli esempi di giornalisti come Seymour Hersh o Günter Wallraff. La sovrabbondanza di opinioni fa durare più a lungo le fake news, che assediano la stampa offline da assai più tempo che quella online. Di qui la spregiudicatezza del Fatto, non solo nelle inchieste giudiziarie. Senza Il Fatto, non saremmo stati in grado di giudicare separatamente Lega e 5 Stelle. Particolarmente apprezzabile è stata la difesa della Costituzione italiana durante la campagna sul referendum di Renzi e la battaglia per un accordo Pd-5Stelle.
Tra i difetti ricordo il trattamento della questione migranti. Qui le opinioni hanno prevalso sui fatti. Qui la difesa della Costituzione e delle leggi internazionali cede spesso il passo all’ideologia. L’importanza attribuita a legalità e lotta contro la mafia ha fatto dimenticare i precetti della Convenzione di Ginevra e le leggi sul mare, mescolando arbitrariamente migranti, terroristi, traghettatori occasionali e trafficanti. Non ho condiviso le posizioni del giornale sulle strategie di Minniti – e del governo giallo-verde – che hanno criminalizzato le Ong dedite alla Ricerca e Salvataggio in mare ed esternalizzato la politica di asilo affidandosi a Paesi giudicati insicuri dall’Onu (Libia, Sudan, Eritrea). È un errore, e l’errore giornalistico non è mai ideologicamente neutrale quando tende a durare nel tempo.
Gigi Proietti
Dieci anni orsono ci fu chi disse: “C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico. E sento che non sono né le viole né le erbose soglie delle chiese di campagna. Sono i vagiti di un foglio che nasce. E, come aquilone, subito apre le pagine al volo. Ed ecco ondeggia, pencola, urta, sbalza, risale, prende il vento; ecco pian piano…”. Non s’è capito? Ma è il Fatto quotidiano, che oggi festeggia i suoi anni di successi e di lavoro! Auguri auguri!
Maurizio de Giovanni
La cosa sorprendente è che siano solo dieci anni. Cominciai a leggerlo dall’inizio: mi piacevano Padellaro e Travaglio, la capacità di ragionamento limpido, il fastidio per il coro, la lucidità appassionata. E così trovai il giornale, che ancora oggi ha la capacità di interpretare il cambiamento e la libertà di porre domande e di accogliere risposte. Auguri. Ma siete sicuri che siano solo dieci anni?
Umberto Orsini
Ogni mattina leggo un paio di quotidiani online, ma all’ora di pranzo, ovunque io mi trovi, ho un appuntamento fisso con un’edicola per comperare una copia del Fatto, perché mi piace sfogliarlo e sorprendermi per l’acuta capacità di entrare nelle notizie e rivelare aspetti della vita politica spesso trascurati dagli altri. Non posso farne a meno e ringrazio chi in questi dieci anni mi ha tenuto sveglio e attento e anche, perché no, spesso divertito.
Alessandro Bergonzoni
Dire, dare, scrivere, pubblicare, scovare, contare, fare. E baciare, la fortuna, sperando di essere ricambiati da una testata di buon augurio come Il Fatto. Che può far male, ma anche bene, per non scendere a compromessi, decisi e indefessi. Sull’ali dorate del pensiero che va, anche qualche volta con opinioni diverse dalle mie, va cercando, va scoprendo, va dando e snidando, in un crescendo perenne, la stessa enne di notizia, di noi e di necessario. Squadra che vince non si cambia. Poca igiene o scaramanzia? Auguri da chi non vuole solo spegnere queste dieci candele, ma se possibile accenderne di più. Che la festa continui. Viva.
Daniele Luttazzi
I giornaloni, da sempre, sono usati dai loro ricchi proprietari come mezzo di contrattazione con il potere politico. Come risultato, l’Italia è piena di giornalisti ottativi: non scrivono ciò che accade, ma ciò che i loro proprietari (industriali e magnati) vorrebbero accadesse. Nel 1914, il giorno dopo l’assassinio a Sarajevo dell’arciduca ereditario d’Austria, un giornalista politico de La Stampa concludeva l’articolo con queste parole rassicuranti: “Tuttavia questo incidente non può menomamente influire sull’equilibrio e la tranquillità europea”. Poche ore dopo scoppiava la Prima guerra mondiale. Un giornale ha senso, per me, se è contro questo sistema farlocco; se cerca di far sapere ai cittadini tutto ciò che è di interesse pubblico, e nient’altro. Ecco perché mi unisco a voi nel festeggiare i lettori che da 10 anni sostengono Il Fatto.
Sabrina Ferilli
Buon compleanno al Fatto, che compie 10 anni e se li porta benissimo, come tutti quelli che hanno voglia di vivere, sono coraggiosi, hanno le spalle larghe, non si fermano né si arrendono. È un giornale che ho sempre acquistato e di cui sono sempre stata una fan. Anche perché è un quotidiano con una prerogativa particolare: anche se ha una linea editoriale principale, offre comunque sempre a noi lettori un confronto fra idee di chi la pensa diversamente, il che ci dà un quadro molto vario di ciò che stiamo leggendo. Questo è pluralismo, questa è democrazia, questo è giornalismo bello, fatto da giornalisti bravi. Cari amici del Fatto, vi stimo proprio tanto e potrete sempre contare su di me. Un bacio particolare a Marco, che è la mia passione. Ciao, auguri!
Carlo Freccero
Appartengo a una generazione che non andava in edicola a comprare il giornale, ma la mazzetta per avere una rassegna stampa completa. Quella mazzetta che metteva insieme tutte le testate di diversa tendenza, da destra a sinistra, passando per il centro, era il simbolo della pluralità di opinioni che caratterizzavano la società di allora. Progressivamente i consumi di stampa si sono contratti, tanto che anche molte edicole hanno chiuso o stanno chiudendo. La giustificazione più diffusa è puramente mediatica. Oggi ci sono media più veloci del giornale in grado di darci le notizie in tempo reale, mentre il giornale arriva per social il giorno dopo. Ma io non sono pienamente convinto di questa spiegazione. Finché ha conservato la sua dimensione critica, il giornale ha avuto un senso. È con il pensiero unico e con la stampa mainstream che il giornale ha perso la sua funzione. La prova? Proprio la nascita del Fatto quotidiano 10 anni fa, in un contesto in cui le altre testate avevano da tempo iniziato a declinare. Fondare un nuovo quotidiano in un momento di crisi del quotidiano può sembrare privo di senso. Ma la nascita e la sopravvivenza in tutti questi anni del Fatto ci suggerisce che, al di fuori della stampa mainstream, c’è ancora spazio e domanda per una informazione che racconti la verità.
Raffaella Carrà
Il Fatto quotidiano lo leggo ogni giorno fin dal primo giorno, insieme a un altro quotidiano a rotazione. Nel 2009 fui una delle prime a scoprirlo, nel mio mondo dello spettacolo. E da allora non l’ho più mollato. Gianni Boncompagni, anche lui lettore e poi collaboratore accanito del vostro giornale, mi prendeva in giro: diceva – mentendo spudoratamente – che ero sempre stata democristiana e poi, contagiata dal Fatto, ero passata a Rifondazione comunista. E ogni mattina lo salutavo col Fatto in una mano e il pugno chiuso nell’altra. Quindi continuate così perchè non posso fare a meno di voi. Vi saluto di cuore col titolo di una mia canzone: tanti auguri!
Salvatore Settis
Leggo regolarmente Il Fatto dai suoi primissimi numeri e, quando (intuendo i miei disagi con l’allora direttore di Repubblica) voi mi offriste asilo politico, volentieri accettai di collaborare col vostro, col nostro giornale. Abbiamo avuto fasi di piena sintonia, in particolare durante la campagna per il No all’orrida riforma costituzionale firmata Renzi, ma anche momenti in cui la mia valutazione dei fatti era diversa dalla vostra. Mai però avete non dico censurato, ma nemmeno chiesto di alterare minimamente il mio pensiero negli articoli che ogni tanto vi mando. Abbiamo condiviso e condividiamo la speranza, a dire il vero intermittente, che un patto di governo Pd-M5s possa segnare una fase meno oscura della vita politica italiana; e perciò ora seguo anch’io, sul Fatto e su altri giornali e passando ogni giorno dalla speranza al timore, le vicende del governo Conte 2 nei suoi primi, incerti passi.
Dieci anni di vita non sono molti per un giornale: ma la durezza degli eventi che ci circondano ha fatto crescere Il Fatto in fretta, senza invecchiarlo. Gli auguri che anch’io vorrei fare al giornale in questo suo decimo compleanno hanno, a ben pensarci, una marca sola: la speranza che questo giornale voglia e sappia continuare ad essere, in questi anni tanto difficili, uno spazio di indipendenza di giudizio, di libertà delle opinioni e di richiamo ai fatti.
Renato Zero
Non amo schierarmi. Almeno finchè non sia veramente convinto della bontà di un pensiero, analitico e costruttivo. Il movente primario di ogni scelta deve includere: obiettività, coerenza, chiarezza, sincerità, lealtà e lungimiranza. Sono un lettore del Fatto quotidiano. E non mi pento. La vostra ostinazione nel perseverare, passando al setaccio con fermezza le vicende di questo Paese credo mi indurrà a consultarvi per molto altro tempo ancora! Buon decennale!
Massimo Cacciari
Il Fatto: titolo estremamente ambizioso, poichè parlare del “fatto” non è descrivere una situazione nei suoi elementi “dati”, come sarebbe per un fisico descrivere ciò che risulta da una osservazione o un esperimento. “Fatto” è ciò che uno fa; parlare dei “fatti” significa dunque parlare delle azioni che gli uomini intraprendono (e queste azioni esprimono inevitabilmente intenzioni, e cioè progetti, idee, volontà, speranze e desideri tutto insieme). “Il fatto” è quanto di più soggettivo possa esistere e discutere dei “fatti” sarà perciò soggettivo al quadrato. Coerentemente Il Fatto è stato giornale schierato, partigiano e da leggersi proprio per questo. Tra i “fatti” ne ha prescelti alcuni, e logicamente quelli che corrispondevano alla sua idea del “fare”, e su questi ha insistito con proverbiale tenacia: la corruzione (in tutti i sensi) della prassi politica, la crisi dei fondamenti “morali” del “fare” politica, le catastrofiche conseguenze per la sinistra di non riuscire a combatterla, ma anzi di finirvi spesso coinvolta. Tutto ciò delinea, come forse è noto, una “filosofia politica” assai lontana dalla mia, il cui significato è però incontestabile. Il Fatto aveva compreso molto bene che su questi temi si sarebbero orientati vasti settori dell’opinione pubblica e che il non affrontarli col necessario rigore avrebbe aperto territori immensi al dilagare di movimenti di protesta tali da poter costituire un fertile humus anche a forze di estrema destra. La storia europea dell’ultimo decennio lo dimostra con chiarezza. Il Fatto vide anche che i 5 Stelle, al di là dei vaffanculo, costituivano un argine a questa deriva, e l’ha appoggiato con paterna benevolenza. Forse una critica più puntuale in certi passaggi avrebbe favorito una più rapida maturazione del movimento, lungi ancora dall’essere avvenuta. Ma ciò non toglie al merito di aver “collaborato” alla sua definitiva abiura del “contratto” con la Lega. Credo che Il Fatto dovrebbe ora impegnarsi per delineare un quadro più di insieme, per indicare percorsi politici più “sistemici”, per incalzare tutte le forze politiche (ben oltre l’attuale governo) affinchè comprendano la necessità di riforme costituenti. La destrutturazione dello spazio politico è giunta a un punto tale che continuare con l’esercizio della semplice critica si è fatto troppo facile: non è più un “fare”, non produce più “fatti”, ma si riduce soltanto a descrivere nudi “dati”.
Stefano Belisari, in arte Elio
Il Fatto quotidiano compie 10 anni! La prima reazione è stata di incredulità: lo leggo dal primo giorno e non avrei mai detto che fosse passato così tanto tempo. Per me Il Fatto rimane un giornale giovane, che ha smosso le acque stagnanti dell’editoria italiana, una voce fresca, nuova, diversa, libera. Dopo tanto tempo è ancora così e non noto segni di stanchezza. Auguri di vita lunga e indipendente, io continuerò a leggervi.
Antonino Di Matteo
Da cittadino, prima ancora che da magistrato, sono consapevole che una vera democrazia, come tale libera dalle mafie e da ogni altro sistema criminale, si nutre e difende in un solo modo: con la verità, la memoria, il controllo rigoroso dell’esercizio e della gestione del Potere.
In un Paese che sembra aver smarrito questa consapevolezza, ci sono ancora giornalisti consapevoli che raccontare i fatti, anche quelli che molti vorrebbero oscurare, vale più di ogni personale orientamento ideale o calcolo di opportunità politica.
Auguri!
Salvo Ficarra e Valentino Picone
Hanno gia passato dieci hanni dal primo numero del fatto cuotidiano, un giornale eccezionale che noi leggiamo ogni giorno. Un giornale che ci accompagna è ci fa scoprire ogni giorno scup nuovi nuovi, punti di vista diversi è non solo politici. Un giornale che a contribuito alla nostra informazione: e qui, tra queste pagine che abbiamo appreso tutte le cose che gli altri giornali ignoranti non dicono. Lo consigliamo a tutti voi e a tutti quelli che avete a cuore la verità. Perché per difenderci dalla pochezza dei nostri tempi l’unica arma è la Madonna, il Santissimo Crocifisso e la qultura. #StopIgnoranza #Primalaqultura.
Auguri auguri auguri.
Alessandro Aleotti, in arte J-Ax
Il Fatto non corre in soccorso dei vincitori e non umilia gli sconfitti. Ci sono voci di ogni colore e opinione che discutono liberamente. Mi piace Il Fatto perchè non è controllato da nessun partito o potente. Il Fatto risponde solo ai suoi lettori. E io sono orgoglioso di leggerlo da 10 anni.
Renzo Arbore
Quando chiuse La Voce mi sentii orfano: amavo quello stile, mi piaceva Montanelli e i giornalisti che ci scrivevano, soprattutto un certo Marco Travaglio. Poi un giorno, mentre soggiornavo in un tristissimo residence pugliese dove ero andato sperando di trovare un po’ di ragazze, vidi per la prima volta Travaglio in televisione mentre faceva le pulci a Berlusconi: a quel punto quando uscì Il Fatto sono stato tra i primi a compiacermi e a compralo. Ora aspetto la mezzanotte, e tutti i giorni, per leggerlo. Tanti auguri e spero di festeggiare, anche per la mia salute, anche i prossimi dieci.
Ilaria Cucchi
Dieci anni fa nasceva Il Fatto. Dieci anni fa moriva mio fratello. Il Fatto ha trattato quella morte perché ne ha percepito da subito il drammatico valore civile, politico e giudiziario. Non si è mai dimenticato di noi. Mai. Il Fatto è compagno di viaggio della nostra storia. Tanti auguri di buon compleanno!
Gustavo Zagrebelsky
Un quotidiano che si regge indipendente per dieci anni è un miracolo e i miracoli si spera che possano ripetersi. L’augurio è che il prossimo decennio – come già è accaduto in diverse circostanze, non ultimo il referendum costituzionale – sia dedicato ancora una volta dal Fatto a difendere i fondamenti della nostra vita civile.
Roberto Scarpinato
“Il trono si conquista con le spade ed i cannoni, ma si conserva con i dogmi e le superstizioni”. Questa massima del cardinale Mazzarino riassume in modo magistrale – oggi come ieri – l’esigenza di ogni potere oligarchico di controllare e manipolare la costruzione del sapere sociale per garantire la propria perpetuazione. Nel panorama italiano, caratterizzato da una pressoché sistematica colonizzazione dei media della carta stampata e televisivi da parte di potentati economici e politici, la fondazione del Fatto quotidiano ha costituito un evento di rilievo perché ha segnato una linea di frattura rispetto al passato. Al modello verticale di una informazione discendente dai vertici della piramide sociale, condizionata dagli interessi dei gruppi industriali proprietari delle testate e dalle nomenclature partitiche, il Fatto quotidiano ha contrapposto, autofinanziandosi solo con le vendite e con gli abbonamenti, un modello orizzontale dal basso che offre un radicale cambio di prospettiva. Da qui la rottura della solidarietà corporativa che ha tradizionalmente caratterizzato il mondo professionale dei media, con la critica aperta e costante del Fatto quotidiano al modello di comunicazione verticale di altri media, mediante la denuncia dei loro silenzi, dei loro riduzionismi, del loro doppiopesismo. Da qui il consequenziale rilievo dato dal Fatto quotidiano all’informazione sugli asset proprietari dei media in mano a gruppi imprenditoriali che si occupano solo marginalmente di editoria e principalmente di tutt’altro (finanza, banche, assicurazioni, costruzioni, automobili, cliniche, appalti pubblici), offrendo così illuminanti chiavi di lettura per comprendere i conflitti di interesse determinati dalla commistione tra media, affari e politica. Da qui un giornalismo rigoroso e audace che impone la propria agenda offrendo informazioni alternative e urticanti per i potentati. In sintesi l’esperienza di questi dieci anni del Fatto quotidiano può definirsi come un laboratorio che indica la via per la costruzione di una nuova alleanza tra professionisti produttori di informazione e cittadini che necessitano di informazioni non filtrate dai Mazzarino di turno, in una battaglia comune per difendere il diritto di sapere, senza il quale non esiste democrazia vivente e autentica.
Andrea Dioni, con Valeria, Alberto, Linda e Giulio
Il 20 settembre 2009: nasce mio figlio Alberto.
Tre giorni dopo nasce il Fatto Quotidiano.
Ho una pessima memoria, ma ricordo nitidamente l’estate 2009, la trepidante attesa ed i lieti eventi di inizio autunno.
La mia vita da allora è fortemente cambiata, direi stravolta. Fortunatamente in meglio.
Ad Alberto si sono poi aggiunti altri due fratelli: Linda e Giulio.
Il Fatto può essere considerato il quarto figlio o un amico di famiglia, sempre presente da 10 anni a questa parte.
Non mi piacciono i vincoli e per questo non mi sono mai abbonato a un quotidiano né sposato con la mia compagna. Preferisco un amore costantemente in gioco, che necessita di quotidiane conferme. Con periodi di passionalità alternati ad altri di routine e distacco.
Dal 20/9/11 al 20/9/12 decidemmo di fotografare Alberto ogni giorno (310 foto, al tempo non uscivate al lunedì) assieme al Fatto.
Era il nostro modo per sancire un patto gemellare, due vite in qualche modo unite per sempre.
Vi invio come regalo per il vostro decimo compleanno le foto salienti (tra cui spicca una foto di Alberto con due giovanissimi Gomez e Travaglio ad una festa del Fatto a Gattatico), unito ai nostri migliori auguri a tutta la redazione.
Siete unici, ci avete aiutato a comprendere dieci anni del nostro amato Paese come nessun altro sarebbe stato in grado di fare.
Tanti auguri, vi vogliamo bene.