Allarme a scuola: non ci sono più professori da assumere. Sembra un paradosso per un sistema, quello italiano, che si basa su decine di migliaia di precari a cui non riesce a garantire il posto fisso. Eppure è così: quest’estate avrebbero dovuto esserci 53mila assunzioni, per coprire le cattedre vuote in tutto il Paese. Ne sono state fatte appena 21mila: oltre il 60% è andato a vuoto.
La mancanza di docenti non è una novità. Ogni anno c’è una fetta delle immissioni in ruolo che resta scoperta, nelle scorse settimane le prime indicazioni parlavano di almeno 20mila posti vuoti. I numeri ufficiali comunicati dal Miur ai sindacati vanno oltre le peggiori aspettative: le nomine effettuate sono 33.626. In realtà in questo numero sono compresi anche i vincitori del concorso straordinario per abilitati (il cosiddetto Fit) che avevano già avuto la cattedra a settembre 2018, ma formalmente sono stati assunti solo adesso dopo un anno di “prova”. Contarli due volte sarebbe scorretto: così, come spiega l’elaborazione della Cisl Scuola, su 53.627 cattedre ne sono rimaste effettivamente scoperte 32.391.
Ma perché l’Italia non riesce ad assumere nemmeno gli insegnanti per cui c’è già un posto libero e un contratto solo da firmare? Semplice: perché non ce ne sono abbastanza. O meglio: di aspiranti professori e maestri precari ce ne sono fin troppi. Mancano quelli che hanno diritto ad essere assunti, in quanto vincitori di concorso. Le graduatorie sono esaurite, almeno per alcune Regioni (specie quelle settentrionali) e materie. L’emergenza principale è il sostegno, i docenti che si occupano dei disabili (ma spesso dopo qualche anno chiedono il trasferimento su posto comune: di qui la carenza cronica): su 14.500 cattedre ne sono state assegnate 2.500. Ma ci sono stati grossi problemi anche su materie portanti, come italiano alle medie, oppure matematica e fisica alle superiori. È andata meglio alle elementari e materne, dove non a caso l’anno scorso c’è stato un concorso straordinario (quello per i famosi “diplomati magistrali”, le maestre licenziate dopo la sentenza sfavorevole del Consiglio di Stato) e c’erano graduatorie da cui attingere.
Il flop estivo delle immissioni si ricollega alla nuova sanatoria per i precari con 36 mesi di servizio, una delle prime grane per il neoministro Lorenzo Fioramonti. Il suo predecessore, il leghista Bussetti, in piena campagna elettorale per le Europee aveva varato una maxi-sanatoria per i docenti non abilitati (chiamata Pas: “Percorsi abilitanti speciali”), promettendo a tutti il titolo dell’abilitazione all’insegnamento (che dà la precedenza per le supplenze) e 24mila assunzioni. Con la caduta del governo il provvedimento si è bloccato, anche per i dubbi del Movimento 5 stelle che chiedeva più attenzione al merito.
Il ricorso a una nuova sanatoria è sempre discusso: la procedura è poco selettiva e a beneficiarne sarebbero docenti che hanno già avuto la possibilità di partecipare ad altri concorsi senza superarli. C’è però il vantaggio di tamponare l’emergenza (il concorso ordinario, pure atteso, ha tempi più lunghi) e forse anche per questo Fioramonti ha ribadito la sua intenzione di andare avanti. A breve dovrebbero essere banditi sia i Pas che il concorso straordinario per non abilitati da 24mila posti, probabilmente con delle leggere modifiche rispetto a quelli varati da Bussetti. Si parla dell’aggiunta di un test di preselezione al percorso abilitante, e magari di un orale selettivo per il concorso (per cui era previsto solo lo scritto). Obiettivo: rendere un po’ più meritocratica la procedura. Ma soprattutto avere qualche docente in più da assumere il prossimo settembre. Sperando che le graduatorie siano pronte in tempo.