Villa Borghese non può essere solo un “espositore” di lusso
Incredibile: il parco di Villa Borghese, il più centrale, il più frequentato e quindi il più stressato fra quelli romani, sarà invaso dal 20 al 22 settembre da una mostra, ovviamente “epocale”, di oltre 80 Ferrari vintage. Intanto, sono parcheggiate davanti alla zona dei risciò e dei giochi per bambini, nei pressi della Casa del Cinema, quindi nel cuore della Villa medesima. Le associazioni che denunciano questo incredibile uso di una villa storica – chiaramente in contrasto con la Carta internazionale dei Parchi di Firenze, la quale riserva i parchi pubblici alla “serenità dei cittadini” – chiedono di conoscere chi abbia autorizzato una simile invasione motorizzata. Ovviamente noi non giudichiamo assolutamente la bellezza estetica delle Ferrari d’epoca. Contestiamo l’utilizzo di Villa Borghese quale parcheggio ed “espositore” di lusso. La scenografia modernista dell’Eur o dello stesso Foro Italiano si prestavano certamente di più e meglio ad una simile parata motoristica, che stride invece col verde antico della Villa. Non bastava l’averlo reso, nella parte verso il Flaminio, un parcheggio permanente e inquinante di pullman. Chi ha concesso il permesso? Come vorremmo sapere se questa è l’idea che si ha del verde antico e prezioso delle ville e dell’intera città storica.
Amici di Villa Borghese, Comitato per la Bellezza Roma Nuovo Secolo
Castellucci, buonuscita di 13 milioni… e le vittime?
L’amministratore delegato di Atlantia, Giovanni Castellucci, ha ricevuto una buonuscita di 13 milioni di euro. Oltre alla copertura totale delle spese legali, quella assicurativa per tutelare il suo patrimonio in caso di richiesta di risarcimento e casa ed auto aziendale per i prossimi 12 mesi. Per un valore aggiunto di altri 7 milioni di euro. Castellucci è un manager capace che fece aumentare il fatturato della Barilla di oltre il 9%. Ma questa buonuscita è figlia del crollo del ponte Morandi del 14 agosto del 2018. Che vide 43 vittime ed altre 252 rimaste senza casa. Dei 72 milioni di euro promessi Autostrade per l’Italia, fino ad ora, ne ha versati solamente 1,5. Fino ad ora gli arresti per il crollo sono 9, tra dirigenti e tecnici che redassero rapporti falsi sulle condizioni del ponte. Inoltre Castellucci si è rifiutato di scusarsi per il crollo del ponte nonostante la perizia del gip dimostrò un deterioramento dei cavi del 68%, il cui unico intervento in merito risale a 25 anni fa. I Benetton non hanno operato nessuna comunicazione efficace in questi 15 mesi. Con un’indifferenza che non rispetta minimamente le vittime ed il dolore di chi ha perso i propri cari o la casa. Tanti soldi ad un manager ed ancora tanti pochi alle vittime sono un insulto che non passerà sotto silenzio. Mi auguro che qualcuno paghi pesantemente. Anche al vertice.
Cristian Carbognani
L’immancabile protagonismo del ducetto di Rignano
Renzi, dopo la frase dei popcorn e il respingimento dei 5S, erano mesi che non apriva bocca su nulla. Perciò è normale che il suo protagonismo nel far politica, non essendo più apprezzato nel Pd, lo spingesse a spiccare il volo… Quindi vai di Italia Viva (altro nome popu-propagandista) ed è di nuovo in pista!
Francesco Ferdico
DIRITTO DI REPLICA
Il dott. Gianluca Savoini smentisce integralmente quanto contenuto nell’articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 19 settembre 2019 e apparso altresì sul sito internet www.ilfattoquotidiano.it, a firma di Thomas Mackinson e Luigi Franco, dal titolo “Operazione Rabat: 500 mila euro a Savoini”, non avendo il dott. Savoini percepito alcun denaro dal giornalista marocchino Mohammed Khabbachi. Il dott. Savoini ha già dato mandato al suo legale al fine di proceder in ogni competente sede a tutela delle proprie ragioni.
Avv. Laura pellegrini
Sulla base delle testimonianze e dei riscontri raccolti confermiamo quanto scritto. Del passaggio di denaro a Parigi abbiamo scritto a fine luglio e tale ricostruzione non è stata smentita da Savoini al quale, per altro, avevamo chiesto di fornire la sua versione dei fatti e di spiegare la natura dell’incontro e del suo rapporto con il signor Khabbachi. Raggiunto al telefono, preferì riattaccare e non rispondere ai messaggi inviati. Ne lasciammo uno anche presso la portineria della sua abitazione. Non ci ha mai richiamati.
Thomas mackinson
I NOSTRI ERRORI
Nel catenaccio di prima pagina di ieri, in merito all’inchiesta che ha coinvolto l’avvocato Alberto Bianchi, abbiamo erroneamente scritto che era stata perquisita la fondazione Open, e non lo studio del legale come effettivamente avvenuto. Ce ne scusiamo con gli interessati e con i lettori.
FQ