Riaprire i bistrot per riportare la vita nelle campagne francesi diventate “deserti”. È il progetto del gruppo SOS, appoggiato dal governo francese, per sostenere la creazione di mille caffè nei 26 mila comuni rurali con meno di 3.500 abitanti sparsi in tutto il paese. Il 53% dei quali, secondo l’associazione, non ha neanche più un negozietto di quartiere. La chiamano “desertificazione delle campagne”: paesini, borghi, piccoli centri si svuotano sempre di più, chiudono le scuole e gli ospedali, bisogna prendere l’auto per andare un ritirare un pacco all’ufficio postale, per fare un acquisto e persino per bere un caffè.
La crisi dei Gilet gialli – che hanno minacciato una nuova manifestazione domani e un anniversario di mobilitazione per celebrare un anno di proteste – scoppiata nel novembre 2018 per protestare contro l’aumento del prezzo dei carburanti, ha soprattutto portato a galla la crisi delle campagne.
Una frattura sociale con le città, dove invece si concentrano tutti i servizi, che sembra incolmabile. Il progetto di SOS, un gruppo associativo di economia sociale e solidale, che prevede un investimento di 150 a 200 milioni di euro, è dunque una risposta diretta alle proteste dei Gilet gialli. Tutti i piccoli comuni possono candidarsi (entro fine 2021), a una sola condizione: non avere il bistrot o avere un bistrot a rischio chiusura. Sindaci e abitanti sceglieranno dove aprire il nuovo locale e che nome dargli. Per il resto sarà l’associazione a farsi carico di tutto: ristrutturare e rimettere a norma i locali, formare i futuri gestori del caffè e coprire le spese degli stipendi (al minimo salariale). “Per ridurre la frattura sociale bisogna intervenire concretamente nelle campagne e se riuscissimo a creare dei luoghi di socialità per il 31% dei francesi che vive in queste regioni, non avremmo perso il nostro tempo”, ha detto Jean-Marc Borello, presidente del gruppo SOS, uomo d’affari, nonché marcheur vicino a Emmanuel Macron. Riaprire dei caffè nelle campagne vuole dire anche rilanciare uno dei simboli della Francia che oggi, e da alcuni anni, è letteralmente in via di estinzione: il bistrot, appunto. Un luogo di vita caro ai francesi, dove raramente il caffè si beve di fretta al bancone, ma dove ci si ferma a leggere il giornale, a fare due chiacchiere, a raccontarsi le novità.
Uno degli ultimi luoghi insomma dove, direbbero i sociologici, si può ancora creare il legame sociale. Secondo le ultime statistiche Insee del 2016, dei 600 mila bistrot che contava la Francia negli anni 60 ne restano ormai meno di 35 mila. In certe regioni del centro e dell’est del paese, un abitante su tre dichiara di non avere più il bar sotto casa.
Gli addetti ai lavori chiamano in causa altri motivi per spiegare la crisi: le regolamentazioni più rigide in materia di alcool, il divieto di fumare nei luoghi pubblici e i costi elevati legati alla messa a norma dei locali. La crisi dei bistrot del resto riguarda anche le città, dove il locale tradizionale soffre per la concorrenza delle catene alla Starbuck’s. Ma è nelle campagne che la crisi si fa sentire di più, soprattutto se a mettere le chiavi alla porta è l’ultimo bistrot del paese.
Il progetto “1000 caffè” sarà sostenuto oggi dal premier Edouard Philippe davanti al congresso nazionale dell’Associazione dei sindaci delle zone rurali di Francia, a Eppe-Sauvage, nel nord della Francia. Il premier presenterà “un piano d’azione in favore delle zone rurali” in 200 misure emerse da un rapporto consegnato di recente al governo e chiesto sulla scia del “grande dibattito” voluto da Emmanuel Macron in risposta alla crisi dei Gilet gialli.
Duecento misure che spaziano dalla creazione di un fondo nazionale per la coesione dei territori, alla sperimentazione del 5G, alla creazione di un pass cultura per i giovani. Il presidente l’ha chiamata “agenda rurale”.
La creazione dei 1000 caffè rientra dunque in questa agenda. Ma per sopravvivere alla nuova sfida il tradizionale bistrot sarà probabilmente destinato a reinvertarsi.
Nei paesini spesso i caffè già vedono anche francobolli e sigarette. Ma neanche questo basta più. I nuovi bistrot di paese potrebbero diventare allora dei luoghi tutto fare, dove si concentrano tutti quei servizi che il comune non può più offrire. Allora si potrebbe andare a bere un caffè, ma anche a ritirare un pacco, ad acquistare dei prodotti della gastronomia e dell’artigianato locale, a recuperare la baguette calda per la cena e tutto nello stesso posto. E se oltre a poter leggere il giornale ci fosse anche uno spazio di co-working, con computer e wi-fi gratuito, si potrebbe colmare anche quella che chiamano la “frattura digitale”.