Uno dei fondatori della Lega Nord e un manager calabrese “vicino” alla potente ’ndrangheta dei Mancuso. Da un lato, il bresciano di Edolo, Bruno Caparini, imprenditore nel settore energetico, classe 1939, storico amico di Umberto Bossi, e dall’altro Giuseppe Francesco Stilo detto Pino che oggi gestisce con i figli il famoso Sporting club di Milano 3. A far da collante, una lunga amicizia e molti affari. Tra i tanti, anche quelli milionari con alcuni dirigenti del colosso petrolifero russo Gazprom trattati da Pino Stilo, su indicazione di Caparini, in un summit riservatissimo nella sua villa di Ponte di Legno.
Dopo il Russiagate, dunque, di nuovo uomini del Carroccio e affari russi. I rapporti tra Caparini – padre di Davide Carlo Caparini, attuale assessore al Bilancio nella giunta della Regione Lombardia targata Fontana – e Stilo vengono spiegati nelle informative del Ros di Milano messe agli atti di una recente inchiesta per corruzione nei comuni dell’hinterland. Le annotazioni riguardano un’indagine dell’antimafia poi archiviata e risalgono al biennio 2015-2016. Tempi di Expo, di moratorie giudiziarie e di nuovi corsi all’interno del Carroccio con Matteo Salvini a capo di un partito con i conti bloccati per i 49 milioni di euro di rimborsi spariti. E se da un lato Stilo sarà indagato per mafia e poi archiviato, Caparini non viene nemmeno indagato. Le annotazioni dei carabinieri, se pur utili a illustrare i rapporti, non sono state ritenute di rilevanza penale. Pochi mesi prima del summit intercettato dagli investigatori, Caparini, in modo lecito e ufficiale, accoglie una delegazione di industriali russi che successivamente visiterà il gruppo della Lega in Consiglio regionale, anche alla presenza di Gianluca Savoini, già presidente dell’associazione Lombardia-Russia, e oggi indagato dalla Procura di Milano per corruzione internazionale in relazione a una presunta compravendita di gasolio, discussa al Metropol di Mosca.
Intercettato nel 2015, uno dei figli di Stilo (non indagato), a colloquio con l’attuale assessore all’Urbanistica del comune di Basiglio (non indagato), spiega: “Il nostro padrino di battesimo è uno dei padri fondatori della Lega. Si chiama Caparini (…). Quando erano in forte ascesa noi eravamo lì (…). Ti tiro fuori una foto di capodanno di mio padre con Bossi, Caparini, Maroni”. La conferma arriva dallo stesso padre nobile del Carroccio che a Stilo dice: “Tu sei un amico fraterno”. E fidato per gli affari. Anche quelli più delicati, come gli investimenti da 300 mlioni di dollari progettati da un gruppo di russi, tra i quali c’è un alto dirigente di Gazprom. I due ne parlano il 20 agosto del 2015. “Il 28 – spiega Caparini – devo portare su quattro russi (…), uno dei quali è direttore generale della Gazprom Energo (..). Loro hanno trecento milioni di dollari e però vogliono cercare altri fondi. Insomma vengono su per fare dei ragionamenti su tante cose che poi ti spiego”. Pino Stilo, secondo le indicazioni di Caparini, dovrà portarli al Castello, ovvero la residenza di Ponte di Legno dello stesso Caparini, che aggiunge: “Io la persona di cui ho fiducia su tutto sei tu, capito? (…). In modo da essere coinvolto in quello che verrà (…). Tu sarai presente a tutto il ragionamento perché è importante, perché è una roba sull’energia (…). Sarai presente, sentirai e mi saprai dire. Non voglio coinvolgere nessun altro, perché non mi fido, capito?”. L’incontro avverà: a confermarlo è Stilo in una intercettazione. L’esito finale dell’affare però non viene illustrato dalle annotazioni.
L’indagine su Stilo nasce da un’interdittiva antimafia ricevuta da una sua azienda che ha lavorato in Expo. Si tratta della Ausengeneering amministrata da Pasquale Larocca, fratellastro di Stilo. Annotano i Ros: “Le acquisizioni evidenziano oggettivi collegamenti tra i due fratellastri e soggetti appartenenti o contigui alla cosca Mancuso di Limbadi (…). I due hanno cointeressenze con personaggi di rilievo della politica e dell’imprenditoria lombarda, tra cui Bruno Caparini”. Tra i due la conoscenza è tale, che Stilo, intercettato, sostiene che Caparini è “massone”. Dato non confermato dal Ros. E a proposito degli ambienti bresciani frequentati dall’amico, Stilo aggiunge: “Lì c’è qualche massoneria grossa?”. Secondo i carabinieri appaiono chiari i rapporti di Stilo con l’entourage dei Mancuso. Stilo, intercettato, spiega quali sono i locali gestiti dal clan. “In questo modo – scrive il Ros – dimostra di essere aggiornato su questioni riservate e illegali riguardanti i Mancuso, a cui hanno accesso solo i membri del sodalizio ’ndranghetistico”. Lo stesso Larocca, secondo l’indagine, è in contatto con uomini dei Mancuso, legati addirittura al boss di Mafia Capitale Massimo Carminati.