Come per ogni essere vivente, anche l’identikit di una città inizia dal suo sesso e dalla sua età. Roma è una signora di 2.772 anni, essendo nata il 21 aprile del 753 a. C. È dunque molto più giovane di Gerusalemme, nata 672 anni prima. Invece è 500 anni più vecchia di Parigi, nata col nome di Lutetia; 706 anni più vecchia di Londra, nata col nome di Londinium. Per non parlare di città-bambine come New York, nata nel 1613 d. C., quando Roma aveva già 2.366 anni.
Oggi, come sempre, Roma è mitizzata e criticata. Già nell’Encyclopédie di Diderot e D’Alembert – e siamo nel 1751 – alla voce “Roma” si leggeva: “Risulta dal calcolo che Roma è sei volte meno popolata di Parigi e sette volte meno di Londra. I palazzi tanto vantati non sono tutti ugualmente belli perché tenuti male; la maggior parte delle abitazioni private è miserabile. Il selciato è cattivo, le strade sono sudice e strette e non sono spazzate se non dalla pioggia, che vi cade molto di rado”.
Oggi chi ci vive, chi ci viene, chi la pensa da lontano, i cittadini che hanno Roma come dimora, gli italiani che l’hanno come Capitale, gli stranieri che l’hanno come punto di riferimento intellettuale si chiedono cosa sarà Roma nel prossimo futuro, come ci si vivrà, cosa ci si potrà attendere da essa, cosa si dovrà fare per essa. Per rispondere a queste domande il presidente della Camera di Commercio, Lorenzo Tagliavanti, ci ha commissionato una ricerca previsionale i cui risultati sono stati appena pubblicati dalla Einaudi (Roma 2030. Il destino della Capitale nel prossimo futuro) e oggi vengono discussi alla presenza del presidente della Repubblica.
Fra undici anni, nel 2030, ben 600 città avranno più di un milione di abitanti ma, secondo gli studi più accreditati, solo una quarantina di esse saranno “città-mondo”, capaci cioè di estendere all’intero pianeta la propria cultura, i propri prodotti e modelli di vita. Per essere tra queste, occorre avere un’idea, una missione, un colpo d’ala capaci di attirare risorse e aggregare i cervelli entusiasti intorno a leader di alto livello. Già secondo il grande architetto Ludovico Quaroni, “Roma è una città che quando non è di tutti nel mondo, è solo la miseria morale di un Paese”.
Ma esiste questa idea, questa missione, questo colpo d’ala? Tra gli intellettuali – deputati, per loro costituzione, a fornire questa spinta creativa – finora ha prevalso il piagnisteo. Secondo Andy Warhol “Roma è un esempio di ciò che succede quando i monumenti di una città durano troppo a lungo”. Dacia Maraini, già nel 1975 scriveva: “Non credo poter dire niente di originale sulle ragioni sociali e politiche che hanno reso Roma quella città brutta e sgangherata e inefficiente che è oggi”. Gaetano Afeltra, senza mezzi termini, bollava: “Roma è un troiaio”.
Oggi saranno proprio venti intellettuali – che vivono a Roma e di Roma conoscono a fondo altrettanti risvolti – a cimentarsi in una gara di utopia, esponendo i loro sogni e discutendo le loro proposte in un seminario suddiviso in tre sessioni. La prima sessione, dedicata alla struttura della Capitale, cioè l’urbanistica e l’economia, si apre con una relazione di Giuseppe De Rita poi discussa da Leonardo Becchetti, Innocenzo Cipolletta, Francesca Danese, Massimo Locci e Giuseppe Roma, coordinati da Paolo Conti. La seconda sessione, dedicata alla cultura della Capitale, si apre con una relazione affidata a Stefano Costantini e poi discussa da Stefano Balassone, Luca Barbareschi, Cristiana Collu, Giancarlo De Cataldo e Amedeo Schiattarella, coordinati da Marino Sinibaldi. La terza sessione, dedicata al governo di Roma, si apre con una relazione affidata a Walter Tocci e discussa da Pietro Abate, Goffredo Buccini, Francesco Karrer e Michel Martone, coordinati da Virman Cusenza. La presenza del presidente della Repubblica sottolinea l’attenzione che il capo dello Stato intende riservare al futuro della città di cui nel 1861 Cavour disse: “In Roma concorrono tutte le circostanze storiche, intellettuali, morali che devono determinare le condizioni della Capitale di uno Stato. Roma è la sola città d’Italia che non abbia memorie esclusivamente municipali”.
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